𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐨 𝐟𝐫𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐞𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐚𝐮𝐭𝐢, 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨. 𝐌𝐚 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢, 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐝𝐚𝐠𝐠𝐢, 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐮𝐧’𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐞

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (translation by…)*:

𝐋’𝐢𝐩𝐨𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐞 in Italia si è affacciata da alcuni mesi sull’orizzonte delle prossime elezioni politiche. In vista della scadenza programmata per il 2027, la corsa di partiti e coalizioni ha già prodotto un clima da campagna elettorale e alcune formazioni politiche hanno annunciato di voler inserire l’imposta tra i punti del proprio programma. Il 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 non si presenta compatto su questo tema (i sì di 𝐀𝐯𝐬 e 𝐑𝐢𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 si affiancano ad atteggiamenti più prudenti di 𝐏𝐝 ed 𝐌𝟓𝐬 e ad alcuni dubbi), il 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 sembra più unito (𝐅𝐝𝐢, 𝐅𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 e 𝐋𝐞𝐠𝐚 orientati verso il no; anche 𝐅𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 non l’ha inserita tra le possibili misure del suo programma) mentre i sondaggi prospettano un’ampia maggioranza a favore della sua introduzione, un consenso che cresce ulteriormente se si alza la soglia di franchigia.

𝐓𝐑𝐄 𝐈𝐏𝐎𝐓𝐄𝐒𝐈 𝐒𝐔𝐋 𝐓𝐀𝐕𝐎𝐋𝐎

𝐒𝐮𝐥 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐢: una proposta di legge di iniziativa popolare (denominata “𝟏% 𝐄𝐪𝐮𝐨”) fissa la franchigia a 2 milioni di euro e un’aliquota dall’1 al 3.5%, applicata per scaglioni, sopra il valore esente (qui le simulazioni di Soluzioni Tasse), il gettito stimato va da 26 a 60 miliardi di euro l’anno; la soglia indicata dalla 𝐂𝐠𝐢𝐥, con un tasso intorno all’1,2% sopra i 2 milioni di euro (qui un recente resoconto delle dichiarazioni del leader del sindacato, Maurizio Landini) prevede un gettito annuale pari a circa 26 miliardi; l’ipotesi illustrata in un 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝟏𝟑𝟎 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐬𝐭𝐢 fissa una franchigia più alta, di 5,4 milioni di euro, e un prelievo dall’1 al 3% sugli importi superiori (qui un riepilogo del Fatto Quotidiano e qui la “versione” del giornalista Riccardo Staglianò presentata al Festival dell’economia di Trento) con un gettito stimato tra circa 13 e 16 miliardi l’anno. Riguarderebbe circa 50mila cittadini super-ricchi.

𝐃𝐔𝐁𝐁𝐈 𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐏𝐋𝐄𝐒𝐒𝐈𝐓𝐀’

𝐋𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢 che entrerebbero nelle casse dello Stato grazie a questo tipo di imposta sarebbero quindi sostanziose, tali da poter raddoppiare secondo alcune stime la consistenza delle manovre economiche attuate dal governo in questa legislatura. Chi dovrebbe avvantaggiarsi di questo prelievo? Sulla carta, ed eticamente, i meno abbienti per riequilibrare un sistema fiscale distorto da interventi spot e favori diretti a questa o quella lobby dell’elettorato. Ma i dubbi non mancano, come le valutazioni che tendono a diradare gli elementi di incertezza. In particolare si teme l’eventuale 𝐟𝐮𝐠𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 all’estero, verso Paesi che garantiscono un trattamento fiscale più “benevolo”; il rischio che il provvedimento porti nelle casse dell’erario 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚𝐭𝐞; il fatto che l’imposta possa venire semplicemente aggiunta – se non coordinata con altre misure di natura fiscale – ad altri balzelli (Imu, bolli etc.). C’è anche però chi sostiene che molti di questi timori siano basati su 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐢 𝐦𝐢𝐭𝐢 che verrebbero prodotti e gonfiati a danno della 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚, che si è fortemente indebolita e ristretta negli ultimi 20-25 anni, e soprattutto delle fasce più deboli e povere della popolazione, in costante crescita (qui la valutazione di Ardep) per cristallizzare e poter espandere ulteriormente le attuali disuguaglianze nella distribuzione del reddito.

𝐄𝐂𝐂𝐎 𝐃𝐎𝐕𝐄 𝐄’ 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐄

𝐀𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐚 ma esistono alcuni modelli in vigore in Paesi europei. In 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 ad esempio è stata introdotta con un tasso progressivo dallo 0,16 al 3,5% sul patrimonio se supera i 700mila euro. Sopra i 3 milioni di euro scatta l’𝐈𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚’, con un range dall’1,7 al 3,5%. In 𝐍𝐨𝐫𝐯𝐞𝐠𝐢𝐚 la soglia di esenzione è particolarmente bassa, intorno ai 150mila euro, sopra questo limite viene applicata un’aliquota dell’1 o dell1,1% sulla base del valore che viene tassato. Anche in 𝐒𝐯𝐢𝐳𝐳𝐞𝐫𝐚 si parte dal basso, a Zurigo al di sopra del valore di circa 80mila euro per i single, che sale al doppio per le famiglie: i tassi variano dallo 0,05% allo 0,3% ma le aliquote finali possono differenziarsi nei diversi Cantoni e nei Comuni che possono addizionare un ulteriore margine locale. In 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 la patrimoniale scatta sopra 1,3 milioni di euro riferiti al solo patrimonio immobiliare netto, con un tasso massimo dell’1.5%.

𝐆𝐋𝐈 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍𝐈 𝐃𝐈𝐂𝐎𝐍𝐎 𝐒𝐈’

𝐃𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢? Diversi sondaggi negli ultimi mesi hanno cercato di individuare qual è l’opinione prevalente tra i cittadini. 𝐒𝐨𝐩𝐫𝐚 𝐢 𝟓 𝐨 𝟏𝟎 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 gli italiani favorevoli raggiungono il picco. Ma anche quando viene associata a soglie più basse l’imposta viene apprezzata dalla maggioranza degli intervistati: 𝐬𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝟓𝟎% 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝟖𝟎% 𝐞 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞. E una quota, seppur più bassa, degli interpellati ha addirittura dichiarato di apprezzare un’imposta patrimoniale 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚 𝐢 𝟏𝟎𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚, 𝟓𝟎𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐨 𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 (leggi qui).

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

* L’immagine in evidenza generata da una piattafoma di Intelligenza artificiale

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