Artisti e spettacoli di qualita’, il pubblico partecipa e balla. La manifestazione è un’isola di dialogo, creatività e coabitazione pacifica ma l’afflusso dei visitatori e’ lontano dai livelli delle prime edizioni (in fondo all’articolo vedi tutti i video)
Short audio summary of the article (translation by Gemini)*:
Il meteo annuncia che i temporali risparmieranno Ferrara oggi (29 agosto) e domani. Non il caldo, però, che persisterà almeno per tutto il week end. Per gli organizzatori del Ferrara Buskers Festival sono le ultime due occasioni, soprattutto questa sera, di registrare l’auspicato tutto esaurito. Chi ha pagato il biglietto d’ingresso (12 euro, 9 per i ridotti, gratis per bambini e ragazzi fino a 13 anni, 18 per l’open con scelta del giorno) ha potuto finora seguire gli spettacoli senza fare i conti con l’affollamento che ha caratterizzato molte delle prime edizioni. Sulle postazioni si sono presentati artisti preparati e capaci di intrattenere il pubblico, come gli spagnoli Bakandeya, gli argentini Kemadito Sound, il cantautore Andrea Cerrato, il funambolo Nazareno Marcantoni e un gruppo di ottimi performer, in buona parte provenienti dai Paesi orientali.
𝐌𝐎𝐃𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐕𝐈𝐕𝐄𝐍𝐙𝐀
L’offerta musicale e artistica del festival è di alta qualità. Gli artisti sono rodati, sanno come coinvolgere grandi e piccini negli show, mostrano una buona formazione tecnica. Complessivamente la rassegna offre la possibilità di trascorrere almeno un’intera serata, forse anche due, alla scoperta delle varie proposte. Qualche artista si è limitato al “compitino” svolto nel tempo previsto per lo spettacolo, altri hanno continuato a suonare e cantare per ore, ma con brevi e refrigeranti pause. Molti bambini e adulti hanno partecipato alle performance, divertendosi e divertendo gli spettatori, ma soprattutto tutti hanno potuto notare quanto il festival continui a riaffermare un modello di convivenza e di dialogo – fondato sul linguaggio universale della musica e dell’arte, sulla “coabitazione” fra musicisti, acrobati e altri street artist provenienti dai Paesi più disparati, sul valore della creatività e dell’interscambio culturale – che assomiglia sempre più a una sorta di porto franco dalla ferocia e dal ringhio di chi, in tutto il mondo, sta cercando di spostare sempre più l’asse dei rapporti umani verso il burrone dell’intransigenza, dell’odio, della sopraffazione e della negazione dell’alterità.
LA MINACCIA DEI CREATIVI
I buskers di oggi sono diversi da alcuni stereotipi che ancora affollano la testa e i pensieri di chi li chiama “ruznon”, un termine con cui i ferraresi indicano chi non è ritenuto particolarmente incline all’igiene personale (nelle prime edizioni erano presenti molti “irregolari”) o ancora ricorda la presenza di punk-a-bestia in città (e qualche episodio di cronaca poco felice), come avvenne agli esordi della manifestazione. Musicisti e performer conoscono spesso anche più di due lingue, hanno alle spalle una 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐠𝐨𝐫𝐨𝐬𝐚, hanno viaggiato più di chi li apostrofa in quel modo e lo fa forse perché non ha mai visitato la rassegna o non la segue da anni, non ama la musica popolare, ascolta solo il “meglio” prodotto dall’umanità (ma qual è?) e tutto il resto è spazzatura o considera l’eccentricità ma anche la semplice 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚’ 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚 una grave minaccia per la società bella e inquadrata.
𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐑𝐄𝐂𝐈𝐍𝐓𝐈 𝐄 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈
E’ un dato di fatto, però, che il festival ha dovuto misurarsi negli ultimi anni con la rottura di un equilibrio che in passato consentiva alla rassegna di esprimere il massimo delle sue potenzialita’: coprire tutta l’area del centro storico e non una sola porzione, pur sufficiente a garantire un itinerario articolato al visitatore, garantire a tutti un accesso senza barriere e senza costi, soddisfare l’auspicio dei locali pubblici insediati nel cuore della città (oggi recintato) di non dipendere dal successo o meno di una edizione della rassegna. La “riapertura” del festival appianerebbe alcuni punti di attrito fra l’organizzazione e una parte dei commercianti che oggi lamentano una riduzione del flusso dei clienti (in parte per l’imposizione del biglietto ma forse anche per un po’ di stanchezza da parte del pubblico, alla soglia del 40° anniversario della kermesse) o problemi nel garantire il regolare accesso e uscita dei clienti dai locali attraverso l’area a pagamento.

Contributi pubblici e spese dell’edizione 2025. Fonte: Ferrara Buskers Festival
𝐄𝐍𝐓𝐑𝐀𝐓𝐄 𝐄 𝐔𝐒𝐂𝐈𝐓𝐄
Il punto è che oggi la sostenibilita’ di questo modello economico, secondo gli organizzatori, non è garantita da un’adeguata disponibilità di risorse. Nel dopo-Covid, dal 2022 in poi, il festival è stato finanziato con fondi pubblici (184mila euro nel 2022, 192mila nel 2023, 137mila nel 2024, 216mila nel 2025). Contributi a cui sono da aggiungere le cifre erogate dagli sponsor e recuperate tramite l’Art Bonus (60.200 euro fra il 2023 e il 2026, fonte Art Bonus). Rispetto a queste somme il Comune di Ferrara ha concesso contributi non irrisori, da oltre 86mila fino a 110mila euro. Quest’anno la manifestazione, secondo stime non ufficiali, potrebbe costare complessivamente attorno ai 350mila euro. La tabella pubblicata dal Ferrara Buskers Festival che confronta i contributi pubblici con le spese sostenute nel 2025 riporta uscite per circa 186mila euro (oltre 47mila per ristorazione e alberghiera, 38mila per la promozione, 21mila per la sicurezza, 12mila per la direzione artistica, 15mila per i service tecnici, 25mila per “consulenze di comunicazione”, etc.). Ma sono cifre che solo in parte riflettono il bilancio complessivo della manifestazione se è vero che i costi del 2026 si avvicineranno ai 350mila euro.
UNA FINESTRA SUL 2027
Uscendo quindi dall’aspetto strettamente contabile, troppo legato a dettagli tecnici e a valori variabili che scontano anche ritardi nelle erogazioni, di fronte a un’opinione pubblica che esprime dubbi sulla scelta di chiudere il centro storico, la domanda se sia possibile e a quale costo tornare alla gratuita’ delle prime edizioni finora non ha trovato una risposta positiva. Il Comune è disposto a investire più risorse per dare continuità a una “storia”, come scrive la direttrice artistica del festival, Rebecca Bottoni, che può sopravvivere solo se c’è qualcuno “disposto a custodirla?”. In attesa che l’edizione 2026 venga archiviata e che il bilancio della manifestazione possa essere stilato con costi e ricavi certi, che oltre alla sostenibilità economica si possa valutare una volta per tutte anche la sostenibiltà “sociale” del modello in corso (come è avvenuto per i concerti in Piazza Ariostea), si può forse aprire una finestra sul 2027. Sarà infatti l’anno del 40°, un’occasione per celebrare il valore che questo evento ha consegnato alla città. E se per festeggiare la ricorrenza si trovasse il modo, almeno per una volta, di liberare il festival dalle barriere e dai registratori di cassa?
* Audio generated by AI platform
Gioele Caccia
I VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE
L’inaugurazione del Ferrara Buskers Festival 2026 con il funambolo: QUI
Si balla davanti al Duomo di Ferrara con i Kemadito Sound: QUI
Andrea Cerrato esegue “Ti voglio bene” al Ferrara Buskers Festival: QUI
Andrea Cerrato racconta gli esordi della sua carriera: QUI
Si balla al ritmo forsennato degli spagnoli Bakandeya: QUI
La cumbia degli argentini Kemadito Sound: QUI
“Ragazzino” esegue Wonderwall nel dopo-festival notturno: QUI
“Ragazzino” al Dopo-Festival Buskers con “Pastello Bianco”: QUI





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