𝐍𝐨𝐫𝐝 𝐀𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐍𝐨𝐫𝐝 𝐀𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚, 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢, 𝐔𝐞, 𝐀𝐬𝐢𝐚: 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐞’ 𝐚𝐝 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨. 𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐥𝐭𝐫𝐚 𝟓𝟎𝐞𝐧𝐧𝐢
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (translation by Claude AI)*:
𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 continua a tenere le porte socchiuse per i giovani in cerca di occupazione. E non si tratta di una tendenza limitata ad una regione, a un’area geografica o a una parte del mondo. I Paesi interessati da questo fenomeno sono numerosi e comunque tra i più avanzati dal punto di vista economico, tecnologico e sociale del pianeta. «Un rapporto pubblicato dall’𝐎𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 – scrive l’agenzia Reuters – ha rilevato che la 𝐝𝐢𝐬𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 di età compresa tra i 15 e i 24 anni è aumentata lo scorso anno al 12,4%, ovvero circa una persona su otto. L’elevata disoccupazione giovanile cronica affligge da tempo molti Paesi a basso reddito, ma il rapporto ha evidenziato che una combinazione di fattori, che vanno dal 𝐫𝐚𝐩𝐢𝐝𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨 alla 𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚, ha fatto sì che il problema si facesse sentire anche nelle economie avanzate». E «la situazione sta peggiorando quasi ovunque», conclude il rapporto.
𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐞𝐬𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞
𝐒𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐬𝐬𝐢𝐞𝐫, riporta Reuters, «la disoccupazione giovanile in 𝐍𝐨𝐫𝐝 𝐀𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚 è salita al 9,8% nel 2025, mentre in Europa si registrano tassi intorno al 15%, sebbene ancora ben al di sotto dei livelli superiori al 20% osservati negli 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢 e nel 𝐍𝐨𝐫𝐝 𝐀𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚». Anche in 𝐈𝐧𝐝𝐢𝐚 il trend si mantiene elevato, al 9.1%, circa 3 volte superiore al tasso di disoccupazione generale del 3,1%. Soffre anche la 𝐂𝐢𝐧𝐚, dove economia e lavoro sono fortemente sostenuti dalle politiche governative, eppure molti giovani oggi «sono costretti a cercare lavoro nella gig economy (lavoretti precari, ndr) – prosegue Reuters – un settore che offre poca o nessuna sicurezza del posto di lavoro e dove la previdenza sociale non è obbligatoria». Ma non canta spensierata neppure la 𝐂𝐨𝐫𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐮𝐝, dove «un numero crescente di giovani talenti del settore tecnologico si sta dirigendo in 𝐆𝐢𝐚𝐩𝐩𝐨𝐧𝐞 a causa della mancanza di opportunità in patria». In 𝐆𝐫𝐚𝐧 𝐁𝐫𝐞𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚 la disoccupazione giovanile «ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 10 anni – aggiunge l’agenzia di stampa – e oltre un milione di giovani tra i 16 e i 24 anni non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione».
𝐈𝐥 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐨 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐀
𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨’ 𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 l’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 (IA) ha acquisito in pochi anni un ruolo ambivalente nello scenario che si sta proiettando sull’orizzonte del 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. «Riconoscendo che l’Intelligenza artificiale potrebbe sia generare nuovi posti di lavoro sia cannibalizzare quelli esistenti, il rapporto ha esortato i responsabili politici a stabilire delle 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐞 affinché l’adozione dell’IA crei nuove opportunità per chi cerca lavoro, anziché acuire le disuguaglianze esistenti – prosegue l’agenzia Reuters – Si tratta di una richiesta impegnativa che, a giudicare dalle precedenti 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, potrebbe rivelarsi una delle questioni economiche cruciali della nostra epoca».
𝐈𝐥 𝐁𝐞𝐥𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐭𝐫𝐨𝐯𝐢𝐞
𝐋𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐨𝐝𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 più giovane a trovare un lavoro soddisfacente, in Italia, è evidente nei dati del 𝐑𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 “𝐈 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨, 𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐢”, pubblicato la scorsa primavera. «Negli ultimi 20 anni la crescita degli occupati, di quasi 1,8 milioni, riguarda unicamente gli 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐢 𝐝𝐢 𝟓𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐞 𝐩𝐢𝐮’ (mezzo milione con almeno 65 anni). Al netto dei fattori demografici, nello stesso periodo, il tasso di occupazione è diminuito di 8 punti per i 𝟏𝟓-𝟐𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢 e di 1 punto per i 𝟐𝟓-𝟑𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢, mentre è aumentato di 2 punti per i 𝟑𝟓-𝟒𝟗𝐞𝐧𝐧𝐢, di ben 23 punti tra i 𝟓𝟎-𝟔𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢 e di 3 punti tra i 𝟔𝟓-𝟖𝟗𝐞𝐧𝐧𝐢». Un dato, inoltre, smentisce parzialmente le considerazioni entusiastiche del governo italiano sui risultati raggiunti sul fronte dell’occupazione. Qualche passo avanti c’è stato, ma il gap con il resto dell’Europa non si è ridotto nel 2025. Anzi. «Nel complesso, nel 2025 il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni in Italia è pari al 62,5%, di 8,5 punti percentuali inferiore rispetto all’insieme dell’Ue (71,0%); a confronto col 2005 i tassi sono aumentati di 5,2 punti in Italia, e 8,9 nell’Ue, con un conseguente 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨», sottolinea il rapporto Istat.
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
* L’immagine in evidenza generata da una piattafoma di Intelligenza artificiale
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚






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