Tramontata la “sbandata” per Trump resta l’appoggio sostanziale alla politica sanguinaria dello Stato di Israele, solo annacquato dai comunicati stampa. Sui migranti il boomerang dopo-Ceuta. E’ andata meglio con l’accordo in Albania ma resta la spesa di un quasi un miliardo di euro a fronte di numeri esigui. Sì poco entusiasta ai Volenterosi contro la Russia

* L’immagine generata da una piattaforma di Intelligenza artificiale

Breve sintesi audio dell’articolo*:

Short audio summary of the article (translation by Claude AI)*:

Come si definisce, in un’unica parola, lo sterminio di massa vagheggiato dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, accompagnato dal raccapricciante conteggio del numero degli omicidi da programmare ogni notte contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza? E la volontà di espandere i confini di Israele dentro la Striscia imponendo l’esodo forzato a centinaia di migliaia di persone? E l’occupazione progressiva della Cisgiordania da parte di coloni israeliani che assediano e scacciano i residenti dalle loro case usando le armi, ben protetti e scortati dall’esercito?

Le dichiarazioni del ministro israeliano Ben-Gvir: QUI

LO STATO-CANAGLIA

Il governo israeliano ha trasformato il Paese mediorientale guidato da Benjamin Netanyahu in uno Stato-canaglia, una delle centrali più estremiste e attive a livello mondiale nella generazione, promozione, pianificazione e nell’uso sistematico dell’odio etnico come motore dell’azione politica e militare.

PAROLE VUOTE

Tutto questo avviene mentre il governo italiano, affiancato da buona parte dell’Europa, si limita ad emettere innocui comunicati stampa senza nemmeno prevedere la possibilità di sanzioni contro chi sta violando tutte le regole del diritto internazionale, contro chi ha ucciso a Gaza 70mila persone – tra cui 20mila bambini – e continua a uccidere ancora oggi. Contro coloro che stanno affamando un popolo, impediscono agli aiuti internazionali di raggiungere chi li invoca per sopravvivere, eseguono atti e crimini contro l’umanita’ senza rispondere a nessuno (l’inchiesta penale annunciata dall’Idf sulla morte della piccola Hind Rajab arriva da chi ha negato per anni di essere addirittura sul posto).

BALBETTII E SILENZI

La posizione timida e impacciata del governo italiano, impersonata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dai balbettii del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sulla condotta di Netanyahu e della sua aberrante accolita di guerrafondai conferma la mancanza di personalità, umanità e coraggio nell’azione del governo populista italiano. Che a questo punto probabilmente spera che a cavargli le castagne dal fuoco siano le prossime elezioni politiche in Israele.

LO SCANDALO PARAGON

Ma l’appoggio convinto che il governo italiano ha riservato al Paese mediorientale durante l’occupazione militare di Gaza e mentre veniva perpetrato il massacro della popolazione palestinese racconta che probabilmente c’é anche altro dietro alla scelta di girarsi dall’altra parte per mesi e anni arrivando addirittura a condannare drasticamente la missione umanitaria e pacifica della “Flotilla” senza fornire valide alternative. Si può anche ipotizzare, ad esempio, spingendo il ragionamento più in là, ma non troppo, che forse dopo lo scandalo Paragon (il software “spia” israeliano in uso all’intelligence italiana sfruttato per controllare in Italia le conversazioni e comunicazioni personali di giornalisti e attivisti delle Ong) e dopo le inchieste penali aperte sul caso, Meloni e C. preferiscano muoversi con grande cautela nei rapporti con il Paese dove si sa molto su chi ha usato il software in Italia illegalmente. Il governo, comunque, ha finora negato ogni responsabilità nella vicenda.

ALLEANZE DISCUTIBILI

D’altronde in politica estera Meloni ha dimostrato ampiamente di non saper scegliere con lungimiranza gli alleati. L’accordo stretto con l’ex leader ungherese, Viktor Orban, si é infranto contro le elezioni plebiscitarie che lo hanno cacciato all’opposizione nel suo Paese. Il progetto di mettersi al traino di Donald Trump, dopo la sua vittoria alle elezioni americane, e di fare da cardine nei rapporti fra Ue e Usa si é arenato quasi subito. Meloni ha individuato nel tycoon il grande condottiero che avrebbe messo in riga il mondo e l’Europa, invece ha dovuto masticare amaro e districarsi fra dazi annunciati, annullati, applicati e i fallimenti politico-militari dell’alleato americano, ormai detestato in tutto il pianeta. E ancora: lancia in resta nelle ultime settimane contro la Spagna su Ceuta per sminuire la visibilità internazionale di Pedro Sanchez e solleticare la pancia degli elettori più vicini all’ex generale Roberto Vannacci disponendo la sospensione degli accordi di Schengen ma con il boomerang, a stretto giro di posta, dei sette Paesi europei che ora le chiedono di riaccogliere in Italia i “dublinanti” sulla scia di un patto internazionale appena firmato.

UCRAINA, CINA e ALBANIA

Meloni ha mantenuto la barra dritta sull’Ucraina, con un occhio puntato anche sulle eventuali opportunità offerte dalla ricostruzione post-bellica, pur con un atteggiamento, soprattutto all’inizio, poco collaborativo con i Volenterosi che stanno provando ad aiutare in una fase molto delicata e difficile il Paese aggredito da Putin. Nel governo, intanto, ha chi ogni giorno le chiede di abbandonare Zelenski e C. al loro destino. Sulla Cina ha zigzagato senza dimenticare però che il Paese di Xi Jinping non è solo un nemico “comunista” ma é anche un grande mercato, seppur protetto, e un pilastro mondiale dello sviluppo della tecnologia. Un colosso geo-politico che sembra destinato a scalzare, presto o tardi, gli Usa dal vertice delle potenze mondiali. In Albania ha finora buttato quasi un miliardo di euro con risultati esigui sul fronte dell’immigrazione ma ha ottenuto un risultato politico forse inatteso: l’adozione in Europa del modello degli hub di rimpatrio in Stati extra-Ue.

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

Gioele Caccia

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