𝐒𝐢𝐜𝐜𝐢𝐭𝐚’ 𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐝 𝐮𝐬𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞. 𝐄 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐨, 𝐬𝐞 𝐞’ 𝐬𝐞𝐜𝐜𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨

𝐋’𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐀𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (translation by Gemini)*:


𝐈𝐧 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 dal gruppo social di divulgazione scientifica “𝐈𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚” (qui il link) si spiega perché il vero nemico del corpo umano, quando la temperatura esterna cresce oltre certi limiti, non è il calore, che può salire fino a 45-50° C ed essere ancora sopportabile, ma il caldo umido che può essere pericoloso a livelli molto meno elevati. Questa condizione ambientale può uccidere addirittura dopo poche ore, anche se si evita l’esposizione diretta al sole e ci si idrata abbondantemente. Può essere letale anche se resta sotto la soglia di rischio ma permane a lungo, per giorni. La combinazione di alto calore ed eccessiva umidità può mettere fuori gioco le difese naturali dell’organismo che obbediscono a precise leggi fisiche.

𝐅𝐈𝐔𝐌𝐈 𝐄 𝐋𝐀𝐆𝐇𝐈 𝐕𝐈𝐂𝐈𝐍𝐈 𝐀𝐋 𝐂𝐎𝐋𝐋𝐀𝐒𝐒𝐎

𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 un impatto forte, in queste settimane, anche sull’approvvigionamento idrico del Paese: nel nord Italia in particolare, con una riduzione allarmante della portata dei grandi fiumi, come il 𝐏𝐨 e l’𝐀𝐝𝐢𝐠𝐞. Decine di comuni, soprattutto in 𝐏𝐢𝐞𝐦𝐨𝐧𝐭𝐞 e in 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚, sono già in emergenza idrica, affrontata con l’intervento di autobotti; il problema della conservazione delle riserve di acqua potabile non risparmia i più importanti invasi dell’Italia settentrionale, interessa in misura meno drastica il Lago di Garda. In Polesine, nel basso 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐭𝐨, il rischio potrebbe riguardare in un futuro non molto lontano, la disponibilità di acqua non solo per l’agricoltura ma anche per soddisfare tutte le esigenze dell’uso idropotabile (qui la situazione in Veneto).

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

* La foto in primo piano generata con una piattaforma di IA

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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