𝐔𝐬𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟒 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐠𝐢𝐚̀’ 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐀, 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐥𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟐. 𝐋𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐞𝐜𝐮𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐟𝐞𝐫 𝐍𝐨𝐥𝐚𝐧, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧 “𝐎𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞𝐚”
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞* (translation by Claude):
(Tempo di lettura: 4′)
𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐛𝐫𝐢𝐭𝐚𝐧𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐩𝐡𝐞𝐫 𝐍𝐨𝐥𝐚𝐧 è tornato nei cinema grazie alla sua ultima produzione ispirata dal poema omerico “𝐎𝐝𝐢𝐬𝐬𝐞𝐚”. Sul set da quasi 40 anni, Nolan ha impresso il suo stile, cupo e visionario, all’interno di 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐢 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐢, dal dramma storico alla fantascienza, alle saghe dei supereroi, all’ambito mitologico e psicologico spesso confezionando veri rompicapi per chi ama sedersi davanti al grande schermo senza rilassarsi troppo.
𝐋’𝐈𝐑𝐑𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈 𝐂𝐇𝐀𝐓𝐆𝐏𝐓
𝐍𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐓𝐫𝐚𝐧𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐜𝐞, 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 nel palinsesto di Sky Italia per accompagnare l’uscita dell’ultima opera del cineasta inglese, Nolan ha avuto un ruolo diverso: ne è stato uno dei produttori esecutivi. Il regista, 𝐖𝐚𝐥𝐥𝐲 𝐏𝐟𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫, aveva collaborato con lui per molti anni come direttore della fotografia ma nel 2014 aveva deciso di spostare il suo campo di interessi, proprio con Transcendence, verso l’attività di regista e Nolan gli si affiancò anche se con un ruolo diverso da quello che ha principalmente esercitato. Rivedere l’opera 12 anni dopo la sua uscita può fare apprezzare molto meglio il tema, che allora semplicemente attraversava il corso di uno dei tanti affluenti del genere fantascientifico ma dopo il 2022, con l’uscita della 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝟑.𝟓 𝐝𝐢 𝐂𝐡𝐚𝐭𝐆𝐩𝐭, ha iniziato a conquistare sempre più spazio nel dibattito planetario sugli sviluppi, le potenzialità e i limiti dell’Intelligenza artificiale (IA).
𝐎𝐏𝐏𝐎𝐒𝐓𝐈 𝐏𝐔𝐍𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐕𝐈𝐒𝐓𝐀
𝐈𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐬𝐨𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 “𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚̀”, prospettiva oggi segnalata da molti scienziati, una finestra sui rischi – o le opportunità, dipende dai punti di vista, ben rappresentati comunque nel film – che le capacità intellettuali delle macchine possano collocarsi anche molto al di là del confine che delimita le potenzialità dell’intelligenza umana. La pellicola mostra con lucidità alcuni progressi raggiungibili con l’assistenza o con la guida dell’IA, in modo particolare nel 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨. Ma anche il risvolto: la delega lasciata senza un controllo superiore a un’entità che può replicare e migliorare le azioni dell’uomo e alcuni aspetti del suo pensiero razionale (soprattutto nella velocità di elaborazione e di calcolo e nella memoria) ma anche assumere decisioni che possono incidere pesantemente 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚, 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐮𝐦𝐢𝐭𝐚’ 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨.

𝐃𝐀 𝐀𝐋𝐀𝐍 𝐓𝐔𝐑𝐈𝐍 𝐀𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎 𝐃𝐄𝐈 𝐑𝐎𝐁𝐎𝐓
𝐋𝐨 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐈𝐬𝐚𝐚𝐜 𝐀𝐬𝐢𝐦𝐨𝐯 ha trattato ampiamente questo tema nei suoi romanzi, tra i migliori e più lungimiranti esempi di letteratura predittiva, pubblicati a partire dagli anni ’50, quando gli scienziati – iniziando da 𝐀𝐥𝐚𝐧 𝐓𝐮𝐫𝐢𝐧𝐠 – iniziarono a porsi il quesito se la capacità di elaborazione di una macchina avrebbe mai potuto essere messa in competizione con l’intelligenza umana. Il cinema non si è distratto: chi non ricorda il terribile sguardo di Yul Brinner e la sua estrema determinazione nel difendere a qualsiasi costo la propria incolumità di automa di fronte alle pretese degli umani, riconosciuti come pericolosi invasori in uno spazio ludico che per le macchine è solo e niente altro che “𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐨𝐛𝐨𝐭”? (qui il trailer).
𝐈𝐋 𝐁𝐄𝐍𝐄 𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐀𝐋𝐄
𝐍𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐓𝐫𝐚𝐧𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 su un fronte ancora più avanzato, se cioè un cervello cibernetico costituito da chip, impulsi elettronici e reti neurali, con l’aiuto di una rete potenzialmente illimitata come Internet (uno dei possibili limiti è la disponibilità dell’energia necessaria per farla fuzionare), possa anche sviluppare una forma di 𝐜𝐨𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐞’ 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨, fino a definire un proprio universo di valori in grado di discernere fra 𝐢𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐥𝐞. Che però non sono mai fissi e assoluti, almeno nelle vicende umane.
𝐋’𝐀𝐋𝐆𝐎𝐑𝐈𝐓𝐌𝐎 𝐅𝐔𝐎𝐑𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎𝐋𝐋𝐎
𝐈𝐧 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐞’ 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐞 per l’essere umano, per la società nel suo complesso e nelle istituzioni che la governano: un 𝐚𝐥𝐠𝐨𝐫𝐢𝐭𝐦𝐨? E chi lo controlla? Una minoranza di persone (tecnici, investitori con i propri obiettivi e interessi) in grado di prevalere sul resto dell’umanità grazie alle potenzialità di controllo e di calcolo espresse dalle macchine o addirittura un governo gestito integralmente da 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐦𝐢 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢, una volta conclamata l’inadeguatezza dell’intelletto umano rispetto alle abilità acquisite dall’IA? Interrogativi che sono già entrati nell’attualità dei talk, trattata dalla saggistica e dai mezzi di informazione, che sollevano interrogativi, dubbi e timori, ma anche speranze.
𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐆𝐔𝐄𝐑𝐑𝐀 𝐀𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐏𝐏𝐀𝐋𝐓𝐈
𝐍𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮’ 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐠𝐨𝐫𝐢𝐭𝐦𝐢 lasciati a se stessi hanno già ampiamente dimostrato la loro 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚’ e vulnerabilità all’errore irrimediabile mietendo vittime innocenti durante le guerre (come a 𝐌𝐢𝐧𝐚𝐛, nel 2026, nel sud dell’Iran, a causa di un attacco americano), amplificando 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢 ereditati dal passato e dal presente, oppure rispondendo a questiti con 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 (cioè risposte errate o inventate). Hanno anche sostituito il giudizio umano in alcuni importanti ambiti del campo amministrativo, come quello degli appalti pubblici, con determinazioni non validate da una valutazione che confermi la presenza del giudizio umano nell’atto finale della procedura, come è stato recentemente stabilito dal 𝐓𝐚𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞 (qui un contributo che espone sinteticamente i termini della questione).
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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