𝐏𝐞𝐫 𝐭𝐫𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐡𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐜𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

Nella foto: Alan Fabbri, a sinistra, e Fabio Anselmo

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)*:

𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚, 𝐢𝐥 𝐥𝐞𝐠𝐡𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐀𝐥𝐚𝐧 𝐅𝐚𝐛𝐛𝐫𝐢, ritiene che viaggiare in un’auto guidata da una persona che ha bevuto molto più di quanto consentano la legge e il buon senso non richieda un’ammissione di responsabilità. Neanche se il passeggero che siede accanto al conducente è il sindaco della città. Perché la politica oggi funziona così, e non solo in Italia sia chiaro. E’  noto che il presidente degli Stati Uniti, 𝐃𝐨𝐧𝐚𝐥𝐝 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩, faro incontestato della destra italiana, applica 𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞 d’oro nel rapporto con gli avversari politici: attaccare, negare sempre i fatti e non ammettere mai la sconfitta. Fabbri le ha studiate e imparate bene. Ieri (27 maggio) ne ha applicate almeno due. In un contesto istituzionale nel quale era chiamato a dare spiegazioni sull’incidente stradale che lo ha visto coinvolto all’inizio di maggio come passeggero (viaggiava nell’auto guidata dall’assessora comunale 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐒𝐚𝐯𝐢𝐧𝐢, risultata positiva al test alcolemico con valori alcune volte superiori al limite di legge), ha ben pensato di applicare la prima regola (attaccare, attaccare, attaccare) direttamente nell’aula del Consiglio comunale, durante la seduta dedicata alla vicenda. Usando un vecchio articolo di stampa ha ricordato all’ex candidato sindaco 𝐅𝐚𝐛𝐢𝐨 𝐀𝐧𝐬𝐞𝐥𝐦𝐨, che siede sui banchi dell’opposizione, un fatto (per quanto grave) che anni fa ha avuto come protagonista il figlio del consigliere. Una storia che non ha alcuna attinenza con i fatti oggetto del dibattito, avvenuta fra l’altro quando Anselmo non aveva ancora assunto un ruolo politico di rilievo in città.

𝐋’𝐄𝐂𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐎𝐌𝐀𝐍𝐃𝐄

𝐔𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐫𝐨𝐠𝐚𝐧𝐳𝐚 e da un intento vendicativo, assolutamente fuori luogo. Rispettoso, però, delle auree e già richiamate regole trumpiane. Come il rigetto di ogni 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, ma anche “morale” verso la conducente che non poteva guidare in quelle condizioni, e genericamente verso gli altri. Fabbri si è mostrato perfino sbalordito del fatto che Anselmo «nei suoi interventi ha chiesto come mai non mi fossi accorto, quel giorno, che l’assessore non fosse in grado di guidare». Una domanda che – è difficile pensare che Fabbri non ne sia consapevole – da settimane si sta facendo 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚’ (ma i dubbi non si fermano ai confini municipali), e che continua a riecheggiare nei bar, nelle strade, nelle piazze di 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚. Perché è giusto e doveroso chiedere per quale motivo la massima autorità sanitaria di Ferrara abbia ignorato lo stato di alterazione della conducente, finita poi effettivamente fuori strada assieme a chi la accompagnava (entrambi illesi, ma l’incidente avrebbe potuto mettere a rischio anche l’incolumità di altre persone).

𝐈𝐋 𝐓𝐄𝐒𝐓 𝐄 𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐄𝐒𝐒𝐎𝐑𝐄

𝐄’ 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐨𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞, nel caso Fabbri non abbia ignorato deliberatamente le condizioni della collega di giunta, perché non si sia accorto del suo stato. Dalle parole pronunciate dal sindaco in Consiglio sembra proprio che non abbia colto il pericolo. Il 𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐞𝐦𝐢𝐜𝐨 però parla chiaro, come il codice della strada che tiene conto delle indicazioni prodotte dalla scienza medica. Fabbri comunque conosce bene le regole a cui attenersi nelle 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚’ 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞. Non c’è rapporto (assicura lui) fra le condizioni della conducente e l’incidente, che quindi sarebbe avvenuto in quel punto, in quel momento e in qualsiasi caso. Allora, se le cose stanno così, tanti ringraziamenti a chi si è assunto tutta la colpa anche se l’alcol non c’entra nulla. La domanda conseguente però è perché si dimette un assessore per un incidente d’auto senza feriti frutto di un “semplice” 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚.

𝐑𝐄𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐈𝐍𝐀𝐂𝐂𝐄𝐓𝐓𝐀𝐁𝐈𝐋𝐄

𝐂𝐞𝐫𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐚𝐝 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚, ad una sorta di pettegolezzo, comunque non ha funzionato. E la prova è stata la reazione dello stesso Fabbri in Consiglio. Quelle dimissioni in effetti non hanno liberato il sindaco 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐬𝐭𝐢𝐝𝐢𝐨 di dover spiegare ai ferraresi perché ha ignorato o non ha capito qualcosa che non meritava tanta 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Ecco allora, estratta dal cilindro, la politica che non si assume mai 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ e, quando si trova alle strette, scarica anche l’alleato. Le regole sono chiare: attaccare e negare tutto. Sempre.

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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