𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐞𝐬𝐞, 𝐓𝐢𝐳𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐓𝐫𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢. 𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐬𝐬𝐨, 𝐢 𝐯𝐚𝐬𝐢 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐬𝐢, 𝐥𝐞 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢, 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢’ 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭𝐚’

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)*:

Nella foto in evidenza il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Spina, Tiziano Trocchi, durante la visita guidata

𝐋𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐚, 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐯𝐫𝐚𝐥𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐭𝐚’ 𝐞𝐭𝐫𝐮𝐬𝐜𝐚 e per secoli luogo di scambi e commerci con la GrecIa dell’Età classica, aveva un rapporto speciale con l’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚: era quasi affacciata sull’Adriatico, dove si dotò di un porto che crebbe e fiorì assieme all’insediamento sorto nei pressi di un antico ed estinto ramo del Po, ed era attraversata da una rete di canali che la resero simile ad una 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚. I corredi e i materiali restituiti dagli scavi eseguiti in Valle Pega e nella vicina Valle Trebba – dai primi interventi, un secolo fa, fino ai nostri giorni – sono conservati nel 𝐌𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐀𝐫𝐜𝐡𝐞𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 che ha sede a 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚, dove il 12 aprile 2026 il direttore, Tiziano Trocchi, ha organizzato una visita guidata proprio per delineare lo stretto rapporto della città con le acque che bagnavano il suo territorio. L’evento si è svolto mentre Venezia, a Palazzo Ducale, ospita la mostra “𝐄𝐭𝐫𝐮𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐞 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐭𝐢. 𝐀𝐜𝐪𝐮𝐞, 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐭𝐮𝐚𝐫𝐢”, aperta fino al 29 settembre 2026, dove è presente uno spazio dedicato ai legami tra le due città padane.

𝐕𝐢𝐝𝐞𝐨: 𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐚 qui

𝐕𝐢𝐝𝐞𝐨: 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐚𝐦𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐨: qui

Specchi e orecchini rinvenuti nella necropoli di Spina

«𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐚, nella mostra di Venezia – ha spiegato Trocchi – vuole analizzare le ragioni per cui questa città alla fine del VI secolo a.C. venne fondata dagli Etruschi in questa parte della pianura Padana. Questa civiltà ha conosciuto una complessa articolazione di Città-Stato nei luoghi dove si è affermata, tra la 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐢𝐚, la 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚, il 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 e l’𝐄𝐭𝐫𝐮𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐚𝐝𝐚𝐧𝐚», fino all’attuale Lombardia, con la fondazione di 𝐌𝐚𝐧𝐭𝐨𝐯𝐚. L’antica 𝐅𝐞𝐥𝐬𝐢𝐧𝐚 (oggi Bologna) si era sviluppata attorno allo sfruttamento dell’agricoltura; 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐚 situata più a nord, a pochi chilometri dal mare, aveva un’altra vocazione: il controllo delle 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐀𝐝𝐫𝐢𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨, dove gli Etruschi erano già presenti con altri insediamenti, in Romagna, ai quali si aggiunse il nuovo approdo. Mentre la costa tirrenica iniziava a risentire di un periodo di declino, dovuto a diversi fattori, gli Etruschi rafforzavano la loro presenza sul versante opposto: nacquero Mantova, Kainua (oggi Marzabotto) e l’insediamento nelle valli comacchiesi. Ma l’influenza etrusca si spingeva anche più a nord, essendo Spina ben collegata col vicino Veneto e in particolare con la città di 𝐀𝐝𝐫𝐢𝐚.

𝐕𝐢𝐝𝐞𝐨: 𝐒𝐩𝐢𝐧𝐚, 𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚 qui

𝐎𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐮𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 del Basso ferrarese hanno testimoniato il livello di sviluppo e la floridezza raggiunti dalla città: i reperti recuperati sono oggi conservati nelle grandi sale e nelle teche del museo estense. Come 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐠𝐮𝐧𝐚 era sorta al riparo delle dune che la separavano dall’approdo a mare, ma il porto si poteva raggiungere facilmente attraverso un canale che attigeva acqua da un ramo estinto del Po (corso allora conosciuto col nome di Eridano). L’abitato era cresciuto all’interno di una rete di canali a pianta regolare ed era stato eretto su palificazioni per essere meglio isolato in caso di allagamenti e inondazioni.

𝐕𝐢𝐝𝐞𝐨: 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐮𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐟𝐮𝐠𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐄𝐫𝐚𝐜𝐥𝐞 qui

Vasi e suppellettili di Spina e la cartina dell’insediamento esposta nel museo

𝐓𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐨𝐜𝐜𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, ad aprile, c’era una statua di 𝐄𝐫𝐚𝐜𝐥𝐞, trafugata dopo il rinvenimento ma recentemente recuperata in Svizzera dal Nucleo di Tutela del Patrimonio culturale dei 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 assieme ad altri oggetti provenienti dagli scavi. Nei miti la figura del 𝐬𝐞𝐦𝐢𝐝𝐢𝐨 rappresentava anche la capacità di «favorire lo sfruttamento e la regimentazione delle acque – ha precisato Trocchi – Per questo motivo a Spina ebbe particolare successo l’iconografia di Eracle alla fonte». 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐢 e 𝐦𝐢𝐭𝐢 però assorbivano solo una parte della vita degli spineti che traevano ricchezza e prosperità dagli scambi commerciali agevolati dal porto con Atene, che viveva allora il suo periodo d’oro. Giunte a Spina, le merci potevano prendere altre strade, verso la 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 o la 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚, fino alla costa atlantica.

𝐈𝐋 𝐍𝐄𝐓𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐃𝐄𝐈 𝐑𝐈𝐂𝐂𝐇𝐈

𝐍𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 le anfore che trasportavano il «pregiatissimo vino di Chio» per le sue qualità organolettiche denominato “nettare dei ricchi”. Attraverso il mare, infatti, viaggiavano non solo marmi e ceramiche di lusso, ma anche alimenti come 𝐯𝐢𝐧𝐨 𝐞 𝐨𝐥𝐢𝐨. Le classi sociali dominanti consumavano questi prodotti ma assegnavano valore, ha ricordato Trocchi, anche alle figure e ai riferimenti culturali tramandati dalla superficie di vasi e altre produzioni «che descrivevano la pratica del simposio e del consumo delle bevande e delle carni». Trocchi ha indicato alcuni esempi che rimandano al culto di 𝐃𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐨, il dio del vino. La qualità di alcuni ritrovamenti viene confermata dall’interesse mostrato da altri musei: una bulla, 𝐚𝐦𝐮𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐨𝐫𝐨 dalla forma arrotondata, “esportato” circa un secolo fa è stato esposto nelle sale del 𝐌𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨𝐫𝐚. A 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚, nelle capienti teche allestite a Palazzo Ludovico il Moro, si può apprezzare la presenza di una ricca collezione di 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐞, 𝐛𝐫𝐨𝐜𝐜𝐡𝐞, 𝐜𝐫𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢 e di altri oggetti finemente lavorati e decorati in oro.

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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