𝐀𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐦𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢. «𝐈𝐧 𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐞 𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨». 𝐋𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐥’𝐚𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐧𝐝𝐚
* La foto in evidenza è stata generata con una piattaforma di IA
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)*:
𝐏𝐞𝐫 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐬𝐭, causa di conflitti, limitazioni imposte alla libertà di informazione e carenza di sostegni finanziari all’attività dei media, l’obiettivo della 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐯𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 è una conquista che va riaffermata giorno per giorno. Il 17 aprile 2026, a 𝐏𝐞𝐫𝐮𝐠𝐢𝐚, dove era in corso la ventesima edizione del 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, il tema è stato discusso da un panel di relatori che operano in alcuni dei Paesi un tempo riuniti sotto il cappello dell’Urss, oggi indipendenti ma alle prese con il problema di garantire un’informazione libera anche dai condizionamenti economici. Sul palco: 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦 𝐍𝐢𝐤𝐮𝐫𝐚𝐝𝐳𝐞, cofondatrice e direttrice di OC Media, in Georgia; 𝐑𝐨𝐬𝐚𝐧𝐚 𝐓𝐮𝐳𝐡𝐚𝐧𝐬𝐤𝐚, co-fondatrice e Ceo di Varosh, in Ucraina, 𝐆𝐚𝐲𝐠𝐲𝐬𝐲𝐳 𝐆𝐞𝐥𝐝𝐢𝐲𝐞𝐯, manager di Jnomics Media, una società di consulenza e affiancamento per il sistema dei media che opera in Ucraina, e 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐞𝐝𝐣𝐢-𝐏𝐨𝐠𝐡𝐢𝐫𝐜, giornalista e manager di Laf.md, attiva in Moldavia.
𝐃𝐈𝐕𝐄𝐑𝐒𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐑𝐄 𝐈 𝐑𝐈𝐂𝐀𝐕𝐈
𝐋𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚, 𝐢𝐧 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥’𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚, ha messo molti media indipendenti con le spalle al muro. C’è chi ha raccontato di aver ridotto la dipendenza da sovvenzioni pubbliche innovando il rapporto con il mercato e di aver raggiunto nell’ultimo anno, in Ucraina, un 𝐦𝐢𝐱 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐯𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞: 45% da sovvenzioni, 22% da pubblicità, 27% da “affari” e 6% da utenti della comunità. 𝐓𝐮𝐳𝐡𝐚𝐧𝐬𝐤𝐚 (Varosh) ha confermato che «molto è cambiato a causa della guerra e dell’impatto che il conflitto innescato dall’invasione russa ha avuto nel Paese e sul sistema dell’informazione. Abbiamo assunto, credo per la prima volta in 13 anni, un 𝐟𝐮𝐧𝐝𝐫𝐚𝐢𝐬𝐞𝐫 a tempo pieno (un operatore che cerca risorse finanziarie per sostenere l’attività, ndr), un 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐞 a tempo pieno e un “𝐜𝐨𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐲 𝐦𝐚𝐧𝐚𝐠𝐞𝐫” (un facilitatore del rapporto con l’utenza, ndr) a tempo pieno. Abbiamo anche iniziato a creare prodotti diversi per la nostra comunità perché per coinvolgere di più i lettori serve qualità».
𝐀 𝐂𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐍𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈
𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐆𝐞𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚, 𝐡𝐚 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐍𝐢𝐤𝐮𝐫𝐚𝐝𝐳𝐞, la scelta è stata per la diversificazione. OC Media ha iniziato a produrre 𝐩𝐨𝐝𝐜𝐚𝐬𝐭, sono state affidate commissioni a giornalisti freelance e sono stati impostati programmi per «accelerare gli 𝐚𝐛𝐛𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, che oggi garantiscono il 20% delle entrate per la testata, un risultato che non avrei mai immaginato. Ci siamo allargati anche sul fronte del 𝐜𝐫𝐨𝐰𝐝𝐟𝐮𝐧𝐝𝐢𝐧𝐠. Si è reso necessario in particolare per l’acquisto di 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 per noi e per gli altri servizi dei media esposti a rischi durante le manifestazioni di protesta contro il governo, quando sul campo vengono dislocate imponenti forze di polizia e la nostra presenza non viene autorizzata. Negli incidenti sono rimasti feriti oltre 100 giornalisti». Geldiyev (Ucraina) ha evidenziato una situazione in cui, per vari motivi, i soldi non arrivano a giornali e testate pur essendo comunque presenti nel Paese: «E’ stato necessario un lavoro di oltre un anno e mezzo per arrivare al punto in cui ci troviamo adesso, c’è stata tanta burocrazia e un impegno assiduo per convincere i 𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 a cooperare».
𝐀𝐏𝐄𝐑𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐀𝐋 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐎
𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 della Russia in Ucraina rende indispensabile «sostenere i media indipendenti, senza i quali sarebbe impossibile aiutare il Paese, l’esercito e i soldati sul campo – ha aggiunto Tuzhanska – Abbiamo avuto due idee pazze: cercare di irrobustire i legami nella “𝐜𝐨𝐦𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐲” e gestire una rivista cartacea con un abbonamento mensile. Ho sostenuto con forza queste proposte con i miei colleghi mentre qualcuno segnalava il rischio di uno spostamento dell’interesse aziendale dall’informazione al business. Ma la “community” ha risposto e ci sottopone temi su cui lavorare. Allo stesso tempo abbiamo iniziato a lavorare con partner commerciali e hanno iniziato a donare alla nostra organizzazione. Abbiamo anche cambiato l’atteggiamento verso la 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚’».
𝐈𝐋 𝐆𝐈𝐎𝐂𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐏𝐀𝐑𝐎𝐋𝐄
𝐒𝐮𝐥 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐢𝐚 𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 si sono espressi due giornalisti della testata Kyiv Independent, la caporedattrice 𝐎𝐥𝐠𝐚 𝐑𝐮𝐝𝐞𝐧𝐤𝐨 e il redattore esperto 𝐎𝐥𝐞𝐤𝐬𝐢𝐲 𝐒𝐨𝐫𝐨𝐤𝐢𝐧, sul palco insieme al corrispondente del Wall Street Journal, 𝐘𝐚𝐫𝐨𝐬𝐥𝐚𝐯 𝐓𝐫𝐨𝐟𝐢𝐦𝐨𝐯. Dal dibattito sono uscite alcune considerazioni sulla “distorsione” dei fatti operata dalla 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐧𝐝𝐚 di Mosca. «Che è riuscita in molti casi a ribaltare la realtà dei fatti con un’attenta forzatura del linguaggio – hanno commentato i relatori ucraini – Parlano di pace, ad esempio, ma intendono 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥’𝐔𝐜𝐫𝐚𝐢𝐧𝐚 a seguito di un’aggressione coloniale; descrivono gli ucraini come guerrafondai; sono riusciti ad accreditare Putin come “amico” dell’Africa e del Sud del pianeta». Sorokin ha aggiunto che «molti giornalisti ucraini conoscono bene la 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐢𝐚: stessa cultura, stessa storia. Ma il loro contributo non viene valorizzato adeguatamente. I giornalisti sono essi stessi obiettivi della propaganda russa».
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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