𝐓𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨. 𝐀𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐫𝐨𝐧𝐚, 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 (𝐅𝐧𝐬𝐢): «𝐎𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐬𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐚𝐭𝐢, 𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐡𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢». 𝐍𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐢 (𝐅𝐧𝐬𝐢): «𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚»
𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨-𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨: qui
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐠𝐥𝐢𝐬𝐡 (by Gemini’s translator)*:
𝐕𝐄𝐑𝐎𝐍𝐀. 𝐎𝐠𝐠𝐢, 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟖 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐞 𝐢𝐥 𝟐𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨, il settore dell’informazione in Italia si è fermato per protestare contro il rifiuto degli editori di intavolare una trattativa concreta per il rinnovo del contratto di categoria 𝐅𝐧𝐬𝐢-𝐅𝐢𝐞𝐠, che coinvolge una larga parte dei giornalisti che esercitano la professione. Una delle manifestazioni organizzate dal sindacato 𝐅𝐧𝐬𝐢 (Federazione Nazionale Stampa Italiana) si è svolta a 𝐕𝐞𝐫𝐨𝐧𝐚, in piazza Bra, dove si sono riuniti i giornalisti delle testate del Nord-est, con una nutrita delegazione proveniente dall’𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐚 guidata da 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐦𝐚𝐝𝐚𝐬𝐢 (𝐀𝐬𝐞𝐫). I giornalisti attendono da dieci anni il rinnovo del contratto di categoria, l’ultimo – che conteneva alcuni adeguamenti riferiti alla parte economica – è entrato in vigore nel 2016. Anche la vertenza in corso con la 𝐅𝐢𝐞𝐠 (Federazione Italiana Editori Giornali) è concentrata su questo aspetto, perché le difficoltà del negoziato e lo stato dei rapporti con la controparte, sottolinea il sindacato, non consentono attualmente di estendere il confronto all’organizzazione del lavoro e alle altre materie più strettamente legate all’attività delle redazioni, come i 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢.
𝐒𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐏𝐎𝐕𝐄𝐑𝐓𝐀’
«𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 – ha spiegato la segretaria generale della Fnsi, 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 – e lo vendono a Facebook, a Google, agli Over The Top (le più importanti piattaforme digitali su internet, ndr) ignorando il contratto in vigore che stabilisce che la cross-medialità vale solo nell’ambito della stessa azienda. Sono i nostri diritti che stanno mettendo a rischio. L’informazione va meglio finanziata non sottofinanziata. Noi scioperiamo per il nostro contratto, ma anche perché l’informazione ha grandi ripercussioni sulla società e sulla 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚. Sono i giornalisti ancora oggi che fanno l’agenda sociale e politica del nostro Paese». Lo sciopero tiene insieme, ha ricordato Costante, non solo i giornalisti dipendenti, «ma anche i 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢, migliaia di persone che mandano avanti l’informazione dalle piccole città, dai paesi, dai quartieri e che guadagnano una miseria, tenuti al di sotto della 𝐬𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚’ dagli editori, così li possono sfruttare meglio. Chiediamo di rinnovare il contratto e che vengano emesse le tabelle dell’𝐞𝐪𝐮𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐨 (i valori minimi per tutelare i giornalisti free lance, ndr). Qui parliamo dei “𝐫𝐢𝐝𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞”, non quelli di Glovo o di altre società che fanno consegne: sono quelli che alle 11 di sera ti scrivono la notizia breve per 2 euro e mezzo. Una vergogna».

𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐂𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐄 𝐌𝐈𝐍𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐡𝐚 𝐞𝐥𝐞𝐧𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢: «Dicono che le nostre domeniche costano troppo, che dovremmo andare a lavorare il giorno di 𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 e nelle altre festività essendo pagati come gli altri giorni dell’anno». Il braccio di ferro riguarda, dopo dieci anni, l’aumento proposto da Fieg di 150 euro lordi spezzati in tre tranche (50 euro il primo anno, 100 euro il secondo, 150 euro il terzo)». Ma la categoria ha perso il 20% del suo 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨, sottolinea da tempo il sindacato: solo per avere un quadro più ampio di come si muovono le cose su altri tavoli, la segretaria ha ricordato che «i 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢 hanno appena rinnovato il loro contratto con un aumento di 491 euro». Quando gli editori parlano degli scatti di anzianità, ha aggiunto Costante, affermano che «garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione. Non è quello il compito degli scatti anzianità, servono per rafforzare l’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 e sottrarlo al 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 degli editori e dei direttori che possono usare la minaccia delle mancate promozioni. Così invece tutti possiamo avere progressioni economiche dignitose. Oggi un neoassunto in una grande città, come Milano o Roma, guadagna 𝟏.𝟑𝟓𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢 al mese: deve vivere nelle case con i colleghi, come gli studenti universitari. Che vita è questa?».



Da sinistra: Alessandra Costante (Fnsi), Diego Neri (Sgv) e Andrea Buoso (Odg Veneto)
𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐈𝐕𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐓𝐄𝐍𝐙𝐀
𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨, ha proseguito la segretaria generale, che «se non pagano i giovani il 20% in meno, come ci hanno detto al tavolo della trattativa, i giovani non entreranno nelle redazioni. Togliete il 20% da 1.350 euro, ed ecco cosa resta: uno 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐞». I cittadini, ha concluso Alessandra Costante, devono capire che l’informazione deve essere «forte, professionale, autorevole e indipendente». Il vicesegretario aggiunto della Fnsi, 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐍𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐢, è intervenuto sulle prospettive della vertenza: «Ho sentito in questi giorni i dubbi di alcuni colleghi sull’efficacia della nostra forma di protesta, sugli scioperi. Non bisogna fermarsi. L’obiettivo non è portare avanti solo una rivendicazione economica ma avere un contratto che dia finalmente un futuro alla categoria».
𝐆𝐋𝐈 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐂𝐑𝐈𝐒𝐈
𝐌𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚’ 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐚𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 la loro solidarietà, come il presidente della Regione Veneto, 𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐢, e il sindaco di Verona, 𝐃𝐚𝐦𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐓𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐢. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐁𝐮𝐨𝐬𝐨, è tornato sul concetto dell’informazione pilastro della democrazia: «E’ come l’aria, te ne accorgi solo quando manca – ha commentato – Abbiamo qui i volti di tanti colleghi (disegnati dal Collettivo FX, street artists di Reggio Emilia, ndr) morti per dare testimonianza della realtà. Gli editori invece dicono che siamo dei privilegiati e stanno facendo uscire con gli stati di crisi tanti giornalisti, un processo che fa entrare le nuove generazioni ma devono essere oggi le più aiutate e sostenute». 𝐃𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐍𝐞𝐫𝐢, rappresentante del Sindacato Giornalisti Veneto (Sgv), ha ricordato che «il contratto dei giornalisti è il contratto di categoria che da più tempo non viene rinnovato».
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐅𝐍𝐒𝐈 𝐄 𝐅𝐈𝐄𝐆
𝐅𝐍𝐒𝐈
Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.
Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top (i colossi digitali che operano su internet, ndr).
E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.
Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.
Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini.
Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?
𝐅𝐈𝐄𝐆
Gli editori della FIEG, fin dall’inizio dell’avvio del confronto per il rinnovo contrattuale, hanno rappresentato la necessità di un cambiamento sostanziale delle regole contrattuali per recuperare efficienza e produttività e consentire di affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato, attraversato da un’innovazione tecnologica epocale. Ci si trova infatti a dover applicare un contratto nazionale di lavoro pieno di rigidità, vincoli ed istituti ormai insostenibili che ostacolano la competitività ed aggravano la situazione economica delle aziende, rappresentando peraltro una barriera all’ingresso delle nuove professionalità.
Non può certamente essere considerato un fattore di sviluppo un contratto che prevede, a titolo di esempio, 40 giorni all’anno tra ferie e permessi, il pagamento di un’indennità per ex festività soppresse 50 anni fa, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo ben al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione. Gli editori vogliono ritrovare condizioni di sostenibilità economica per non danneggiare ulteriormente tanto le aziende quanto le professionalità.
A tal fine si è proposto al sindacato di affrontare la sfida della completa modernizzazione del contratto e dell’introduzione di regole specifiche per favorire l’inserimento di giovani professionisti, come già sperimentato con successo nell’ultimo rinnovo contrattuale firmato con lo stesso sindacato.
Gli editori non si sono mai sottratti al confronto né hanno mai abbandonato il tavolo negoziale e ribadiscono la propria disponibilità a proseguire nelle trattative per il rinnovo del contratto.






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