𝐈𝐥 𝐭𝐨𝐮𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐚𝐩𝐩𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚. 𝐓𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐚𝐠 𝐞 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐟𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞: «𝐈 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢, 𝐭𝐢 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐧𝐨»
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translation)*:
«𝐈𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐧𝐨, 𝐬𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐨 non conti veramente nulla. E la strada è in salita già alle medie». 𝐔𝐛𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐏𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐢 racconta spesso la provincia toscana, quella dove è nato e cresciuto. Dagli abitanti dei piccoli centri il comico ha tratto ispirazione per rappresentare una parte sconosciuta dell’universo popolare nazionale, le figure che in una realtà di periferia diventano con gli anni presenze quasi familiari. Ma è anche un abile imitatore con un repertorio nutrito e solido. Negli ultimi tempi, in tv, ha proposto “𝐋𝐚𝐩𝐨”, compresa l’ultima edizione del Festival di Sanremo, e sono proprio gli sproloqui dell’imprenditore, versione Pantani, a risuonare per primi sul palcoscenico, sotto un fascio di luce verticale, nel siparietto che apre l’ultimo spettacolo dell’intrattenitore: “𝐈𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞”.
𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐂𝐈𝐀𝐑𝐄 𝐋𝐄 𝐃𝐈𝐒𝐓𝐀𝐍𝐙𝐄
𝐈𝐥 𝟓 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐨𝐮𝐫 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐚𝐩𝐩𝐚 𝐚 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚, al Teatro Dehon, sold out per l’occasione. Pantani ha un pubblico variegato, composto da varie fasce anagrafiche. Di fronte alla platea è stato imitatore, con la parodia di personaggi molto noti, ma anche comico di carattere, entrando nella vita quotidiana del “villaggio”, 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐞𝐠𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢, frazione del comune di Montecatini, di cui è stato abitante ma anche testimone della vita sociale, attento osservatore e “clone” dei personaggi più in vista della comunità. E allora quelle case a mattoni, «tutte uguali», diventano un universo da svelare e rappresentare, come il 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨, 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚, 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞 e 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞. Pantani li porta uno ad uno in teatro prima di lasciare spazio all’imitazione di volti noti, un campionario di varia umanità con i suoi 𝐭𝐢𝐜, 𝐩𝐨𝐬𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 da amplificare per dissacrare, accorciando le distanze con chi, per una via o per l’altra, ce l’ha fatta a raggiungere la fama o semplicemente la popolarità.
𝐋𝐀 𝐒𝐅𝐈𝐋𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐄𝐈 𝐕𝐈𝐏
𝐏𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢 ancora lontani dalla carriera televisiva, quando ispirandosi ai comici più in voga, come Gigi Sabani, iniziava a prendere confidenza con il mestiere, in una stanzetta tra le pareti di casa. «I personaggi ti succhiano l’anima, diventano come dei figli. Ti ossessionano», ha ammesso mostrando anche se stesso, non solo le sue “creazioni”, al pubblico bolognese. Nella carrellata finale sfilano vecchie conoscenze come 𝐕𝐞𝐬𝐩𝐚, 𝐁𝐮𝐟𝐟𝐨𝐧, 𝐒𝐚𝐫𝐫𝐢, 𝐀𝐥𝐥𝐞𝐠𝐫𝐢, 𝐒𝐩𝐚𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢, 𝐈𝐧𝐳𝐚𝐠𝐡𝐢 𝐞 𝐆𝐚𝐭𝐭𝐮𝐬𝐨. Ma anche i «pipponi di 𝐁𝐮𝐟𝐟𝐚», le sfuriate di 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐫𝐢, la voce stridula di 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨. Si sorride senza perdere il respiro: il mash-up dei “vip” è molto veloce, più un omaggio dedicato al pubblico che ha seguito per anni i travestimenti del comico che una parte strutturata dello spettacolo. Il modello di comicità è basato sulla 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 e sul 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐨, con una resa un po’ sbiadita – a dire il vero – rispetto agli esempi che sembrano oggi più graditi al pubblico, ispirati al rifiuto del 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨 fino all’approccio più cinico e sboccato. Prevale la scelta di non eccedere e forse (ancora) la speranza che si possa praticare un mestiere alle prese con una realtà, senore più assurda e indecifrabile, senza usare le parole come proiettili.
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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