𝐎𝐭𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐧𝐨𝐫𝐝𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨, 𝐠𝐢𝐚̀’ 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢 𝐞 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐧𝐨𝐯𝐞 𝐎𝐬𝐜𝐚𝐫. 𝐕𝐢𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨. 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐚, 𝐜𝐚𝐬𝐭, 𝐟𝐨𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚.
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐃𝐮𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢 𝐠𝐢𝐚’ 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 (Golden Globe 2026 a 𝐒𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚𝐧 𝐒𝐤𝐚𝐫𝐬𝐠𝐚̊𝐫𝐝; miglior film al 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐧𝐧𝐞𝐬 2025) e nove candidature recapitate alla 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐎𝐬𝐜𝐚𝐫. “𝐒𝐞𝐧𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐞” è un film ambizioso. Il regista danese 𝐉𝐨𝐚𝐜𝐡𝐢𝐦 𝐓𝐫𝐢𝐞𝐫 lo ha curato con doviziosa attenzione e punta in alto: ottima regia, un cast azzeccato, una fotografia pulita e luminosa. Anche la colonna sonora ha il suo perché e aggiunge qualcosa al racconto che si sviluppa in un 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 reso problematico dai rapporti fra padre e figlia. E’ 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 (sull’esempio di un maestro del ‘900, come 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜̧𝐨𝐢𝐬 𝐓𝐫𝐮𝐟𝐟𝐚𝐮𝐭), è storia di congiunti che non si amano, come nei drammi di 𝐋𝐚𝐫𝐬 𝐯𝐨𝐧 𝐓𝐫𝐢𝐞𝐫, è immagine, soprattutto di interni, che ricorda le inquadrature accuratamente scelte da 𝐖𝐨𝐨𝐝𝐲 𝐀𝐥𝐥𝐞𝐧 nel suo “Interiors”, del 1978.
𝐋𝐄 𝐕𝐈𝐓𝐄 𝐃𝐈𝐄𝐓𝐑𝐎 𝐋𝐄 𝐐𝐔𝐈𝐍𝐓𝐄
𝐌𝐚 “𝐒𝐞𝐧𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐞”, che è una produzione nordeuropea, 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚 𝐖𝐨𝐨𝐝𝐲 𝐀𝐥𝐥𝐞𝐧 anche per altri motivi: la storia narrata dalla voce fuori campo e i ritrattini di vita casalinga accompagnati dai suoni allegri del jazz delle origini. Skarsgård, regista nel film, ma anche la figlia, attrice di teatro e serie tv, sono i due “doppi”, con una vita reale e una sul set. Storie parallele, inestricabili, ben annodate l’una all’altra, destinate a condizionarsi a vicenda ma anche a salvare chi cerca una scappatoia ai patimenti dell’anima. L’arte come 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐢𝐭𝐨. Skarsgård (Gustav nel film) è “doppio” anche nella vita reale: simpatico ed estroverso quando è in compagnia, 𝐦𝐚𝐥𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨 fino alla tristezza quando è solo con se stesso. Ma pure la figlia, Nora (interpretata dalla norvegese 𝐑𝐞𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐑𝐞𝐢𝐧𝐬𝐯𝐞, candidata agli Oscar 2026 come migliore attrice in un film drammatico), sensibile e tormentata, mostra un’𝐢𝐧𝐜𝐥𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚: palcoscenico e set sono per entrambi il rifugio che rende accettabile tutto il resto. Notevole la scena iniziale con la 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐢𝐜𝐨 dell’attrice dietro le quinte: un bel quadro che illumina quanto non viene mai mostrato al pubblico.
𝐈 𝐂𝐎𝐋𝐎𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐀𝐍𝐈𝐌𝐀
𝐈 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐞: 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 di famiglia 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐞𝐭. Qualche ripresa sul verde che circonda l’abitazione di famiglia, a tratti allargata sui campi attorno alla residenza, aggiunge i colori e la vivacità che tra le mura domestiche tendono a sbiadire e a sfumarsi verso un contesto più intimo. I 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 rivendicano subito il ruolo di veri protagonisti del film, come annuncia correttamente il titolo: quelli reali e quelli da riscoprire nel cuore e nell’anima quando si accende 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚. Alla fine, nonostante una proiezione di 133 minuti, la pellicola scorre senza forzature e il racconto cattura l’attenzione dello spettatore fino all’ultima scena. Regia, fotografia, cast, sceneggiatura e musica concorrono al risultato regalando 𝐝𝐮𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐨𝐭𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚, quasi impossibile da ritrovare davanti alla tv, indossate le ciabatte e seduti comodamente sul proprio divano.
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by an AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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