𝐋𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐨𝐬𝐩𝐢𝐭𝐢, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐨. 𝐒𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢𝐚 𝐟𝐫𝐚 𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐳𝐚𝐦𝐩𝐞
* La foto in evidenza generata da una piattaforma di IA
𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨-𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚: il link qui.
𝐋𝐨 𝐬𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐬𝐮 𝐘𝐨𝐮𝐭𝐮𝐛𝐞: il link qui.
𝐐𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐢𝐥 𝟒𝟎% 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐞 – e l’incidenza tende a crescere – gode nel tempo libero della compagnia di un animale domestico: 𝐜𝐚𝐧𝐢, 𝐠𝐚𝐭𝐭𝐢, 𝐩𝐞𝐬𝐜𝐢, 𝐭𝐚𝐫𝐭𝐚𝐫𝐮𝐠𝐡𝐞, 𝐮𝐜𝐜𝐞𝐥𝐥𝐢. Cani e gatti la fanno da padroni, più rare le presenze ittiche, pari solo al 3,2% del totale, assieme agli uccelli, con l’1,5%, e alle tartarughe, con l’1,3. Rapporti più solidi e forti nei 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢, fino a 2mila abitanti, dove un animale d’affezione viene accolto da quasi il 50% dei nuclei residenti. Le donne sono più attive nel rapporto con questi ospiti, anche se hanno impegni di lavoro. I dati sono stati raccolti dall’Istat nel dossier dedicato al rapporto fra cittadini e tempo libero e confermano quanto sia diffuso l’amore per questi animali, che spesso dura una vita.

𝐋𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐭𝐚𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢 con animali domestici è più alta nel Centro Italia, con il 42,7% del totale. Seguono le famiglie residenti nel Nord-est (40,3%) e quelle del Nord-ovest (38,5%), meno frequente la presenza di un animale domestico tra i residenti delle Isole (34,3%) e del Sud (31%). Ma conta anche la 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐨 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞: «Il 51,2% delle coppie con figli di 14 anni e più ospita in casa uno o più animali, a seguire il 48,8% delle famiglie con un solo genitore e figli di 14 anni e più. Sale di 10 punti percentuali la quota di coppie senza figli sotto i 65 anni con animali domestici (dal 38% nel 2006 al 47,9% nel 2024)». Il loro numero nelle case italiane (25.5 milioni) corrisponde a circa la metà della popolazione umana nazionale.

𝐈𝐥 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐳𝐚𝐦𝐩𝐞 è testimoniato da un altro dato: tra il 2015 e il 2024 «si assiste a una crescita pari a 1,5 punti percentuali. A salire è soprattutto la quota di famiglie con 𝐜𝐚𝐧𝐢, dal 20,7% nel 2006 al 22,1% nel 2024. Più lieve è l’aumento delle famiglie con 𝐠𝐚𝐭𝐭𝐢 (dal 16,4% al 17,4%), mentre lievemente in discesa è quella con altri tipi di animali domestici (8,1% nel 2024)». A differenziare il dato tra i nuclei “allargati” e quelli che scelgono di non condividere l’abitazione con ospiti più o meno pelosi, pennuti, dotati di scaglie o di un carapace è anche la residenza: nelle 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐚𝐧𝐞, ad esempio, solo il 29,4% delle famiglie possiede uno o più animali domestici rispetto al 45% insediato nei 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝟐𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞 𝟏𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢; in quelli dove la popolazione scende 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢 𝟐𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 il tasso sale fino al 47,7%.

𝐂𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨: se è di livello medio-alto (almeno il diploma di scuola superiore) la convivenza raggiunge il 45,5%, mentre scende al 30,2% nei nuclei dove ci si è fermati alla licenza media o meno. E ci mette lo zampino anche il 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐨: è stata infatti registrata una lieve associazione con le risorse economiche a disposizione della famiglia: la quota con animali domestici è pari, infatti, al 41,6% tra coloro che dichiarano una ottima posizione economica, rispetto al 37,7% del totale. I costi dell’𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚, igienica e del mantenimento di un animale domestico possono essere infatti significativi.
𝐈𝐋 𝐓𝐎𝐂𝐂𝐎 𝐑𝐎𝐒𝐀
𝐋𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 per questa attività di cura, con 6 punti percentuali di scarto rispetto agli uomini. Il 26,6%, infatti, si occupa dei propri animali domestici con frequenza almeno settimanale contro il 20,8% dei maschi. Una differenza che accomuna 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐭𝐚’, tocca un massimo di 10 punti percentuali tra i 45 e i 64 anni e si annulla dai 65 anni in su. Gli 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 non incidono su questo risultato: il 33,8% delle donne occupate si prende cura degli animali almeno una volta a settimana, contro il 22,3% degli uomini nella stessa condizione.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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