𝐈𝐥 𝐜𝐡𝐢𝐭𝐚𝐫𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐢 𝐡𝐚 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐭𝐚𝐩𝐩𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢𝐨, 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 ‘𝟓𝟎, 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐛𝐥𝐮𝐞𝐬, 𝐜𝐨𝐮𝐧𝐭𝐫𝐲 𝐞 𝐬𝐰𝐢𝐧𝐠. 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐨𝐨𝐤 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥’𝐞𝐜𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (translated into english by Gemini’s translator)*:
(tempo di lettura: 4′)
𝐂’𝐞̀’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐧𝐞𝐚 in cui il suono è cambiato, la tecnologia ha iniziato ad affiancare sul palco e in studio gli strumenti tradizionali e gli strumenti nuovi, come il 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨, hanno aiutato anche altri come la 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 ad emergere dall’ombra. Anni in cui il “tirabaci”, il look, la capacità di muoversi sul palco sono stati la linea di demarcazione fra il semplice ascolto e lo spettacolo, fra l’abilità tecnica e la grande popolarità. Il cambio del binario è scattato negli anni ’50 del secolo scorso, quando tra 𝐛𝐥𝐮𝐞𝐬, 𝐜𝐨𝐮𝐧𝐭𝐫𝐲 𝐞 𝐬𝐰𝐢𝐧𝐠 (il “dondolio” che scandiva la ritmica del jazz e delle big band) si è creato il movimento che li ha fatti confluire nello stesso genere musicale, il 𝐫𝐨𝐜𝐤’𝐧’𝐫𝐨𝐥𝐥, e addirittura nella stessa canzone. Fu un dj, 𝐀𝐥𝐚𝐧 𝐅𝐫𝐞𝐞𝐝, come ha ricordato il chitarrista 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐢, a usare per primo o comunque a “sdoganare” l’espressione “𝐫𝐨𝐜𝐤 𝐚𝐧𝐝 𝐫𝐨𝐥𝐥”. Formignani, che è stato uno dei fondatori della Scuola di Musica Moderna di Ferrara, è stato il relatore, il dj e il chitarrista in scena della conferenza (𝐪𝐮𝐢 𝐮𝐧 𝐟𝐫𝐚𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨: qui il link) dedicata ieri alla storia di questo genere, un tuffo all’indietro di quasi 80 anni per tornare alle radici, un appuntamento del ciclo di Guida all’ascolto ospitato nella sede dell’associazione.
𝐌𝐄𝐒𝐂𝐎𝐋𝐀𝐑𝐄 𝐆𝐋𝐈 𝐎𝐏𝐏𝐎𝐒𝐓𝐈
𝐈𝐥 𝐫𝐨𝐜𝐤’𝐧’𝐫𝐨𝐥𝐥 𝐡𝐚 𝐮𝐧’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐢𝐛𝐫𝐢𝐝𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐢, è uno scrigno che racchiude gli opposti, Yin e Yang, il buio e la luce, la tristezza (gli accordi minori) e l’allegria (gli accordi maggiori),la periferia degli Usa e i suoi strumenti poveri (chitarra, piede battuto, armonica a bocca, banjo, e quindi blues, country, blue grass), e la città, dove si adoperavano anche strumenti più complessi, come sassofoni, pianoforte e batteria, e dove ha trovato casa il jazz. Dal rock’n’roll è nato poi il rock con tutte le sue sfaccettature e declinazioni, ha aggiunto Formignani. 𝐄𝐥𝐯𝐢𝐬 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐥𝐞𝐲 aveva il phisique du role, si vestiva con stile, aveva anche la voce giusta: nel 1954 il suo single di debutto, la cover di un vecchio pezzo di blues pubblicato nel decennio precedente col titolo “That’s all right, mama” da 𝐀𝐫𝐭𝐡𝐮𝐫 𝐂𝐫𝐮𝐝𝐮𝐩, ha contribuito a far conoscere a tutto il mondo le dodici battute che spingevano i giovani a scendere in pista. Parallelamente si sviluppava la tecnologia che accompagnò la svolta: l’eco che raddoppiava le note sulla chitarra di 𝐒𝐜𝐨𝐭𝐭𝐲 𝐌𝐨𝐨𝐫𝐞 e che espandeva la voce di Elvis; 𝐁𝐢𝐥𝐥 𝐁𝐥𝐚𝐜𝐤, un contrabbasista che suonava con Elvis Presley, intanto esplorava la tecnica dello 𝐬𝐥𝐚𝐩 (le corde picchiate e strappate per irrobustire suono e ritmo).

𝐌𝐔𝐒𝐈𝐂𝐈𝐒𝐓𝐈 𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎𝐑𝐈
𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐛𝐫𝐚𝐧𝐢 – ascoltati e in qualche caso abbozzati con la chitarra – l’esposizione di una copia del dispositivo, l’𝐄𝐜𝐡𝐨𝐩𝐥𝐞𝐱, che riproduceva gli effetti di eco usati dai primi rock&roller, e un omaggio a 𝐋𝐞𝐬 𝐏𝐚𝐮𝐥, più conosciuto per il modello di chitarra che porta il suo nome che per la sua attività di inventore. Les Paul affinò la conoscenza dell’eco e consegnò alla musica il 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 per sdoppiare e triplicare i suoni, compresa la voce della moglie, Mary Ford, che cantava. Il 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨, invenzione di 𝐋𝐞𝐨 𝐅𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫, un imprenditore che amava la musica, diede rilievo ad uno strumento che poteva essere trasportato molto più comodamente del contrabbasso e poteva avere una sua autonomia, una “voce” più robusta e decisa anche negli spettacoli dal vivo. I nuovi strumenti e l’amplificazione consentirono in quegli anni di valorizzare la batteria, che in passato veniva un po’ svilita per evitare che coprisse il suono della band.
𝐂𝐀𝐏𝐎𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐈 𝐈𝐍 𝐆𝐀𝐁𝐁𝐈𝐀
𝐄 𝐩𝐨𝐢? 𝐏𝐨𝐢 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨 perché con una progressione di soli tre accordi che “ingabbia” la narrazione musicale ha saputo produrre capolavori come “𝐑𝐨𝐜𝐤 𝐚𝐫𝐨𝐮𝐧𝐝 𝐭𝐡𝐞 𝐜𝐥𝐨𝐜𝐤”, di Bill Haley, a metà degli anni ’50, “𝐉𝐨𝐡𝐧𝐧𝐲 𝐁. 𝐆𝐨𝐨𝐝𝐞”, di Chuck Berry (1958), “𝐋𝐮𝐜𝐢𝐥𝐥𝐞” (1957), di Little Richard, che suonava il piano, fino agli 𝐒𝐭𝐫𝐚𝐲 𝐂𝐚𝐭𝐬, che negli anni ’80 riesumarono il sound di 30 anni prima mentre il mercato si spostava verso la dance e il rock batteva altre strade figlie degli anni ’70. La “lezione” si è conclusa con un esempio di improvvisazione rock’n’roll dello stesso Formignani (𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨: il link qui) e una dimostrazione di ballo: in pista la maestra 𝐀𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐢 e il campione italiano di boogie woogie 𝐋𝐮𝐜𝐚 𝐑𝐢𝐳𝐳𝐢𝐨𝐥𝐢 (𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨: il link qui).
* Nella foto in evidenza: Alice Formignani e Luca Rizzioli
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by an AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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