𝐋’𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 𝐡𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐬𝐮𝐥 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐟𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐞𝐱𝐭𝐫𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢. 𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚. 𝐑𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐞̀’ 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐥𝐨, 𝐥’𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨. 𝐄 𝐢𝐥 𝐌𝐞𝐳𝐳𝐨𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)*:
(tempo di lettura: 5′)
𝐋𝐚 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚𝐝 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. In Italia il divario sul tasso di occupazione è di 26 punti percentuali (84,9% contro 58,7%) fra un lavoratore della fascia 30-34 anni con un 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 e un coetaneo con il 𝐝𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 e di oltre 11 punti se uno dei due ex studenti si è fermato all’𝐞𝐬𝐚𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢𝐭𝐚̀’ (84,9% contro 73,7). Ma il mercato del lavoro nazionale si dimostra molto sensibile anche alle differenze di genere. La disparità però si assottiglia man mano che 𝐬𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: l’88,4% dei maschi laureati con età compresa fra i 30 e i 34 anni è occupato contro l’82,7% delle donne, ma se il confronto si sposta all’esame di maturità o alla media inferiore il gap si amplia notevolmente: per gli uomini il tasso scende di poco, 84,5%, mentre per le donne precipita di oltre 20 punti, al 61,1%; tra chi ha frequentato solo fino alla secondaria inferiore la differenza fra chi ha un lavoro e chi no si impenna ulteriormente con il 73,7% dei maschi di 30-34enni occupati e il 35,6% delle femmine. In pratica 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐨𝐝𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐥𝐞 𝐡𝐚 𝐩𝐢𝐮’ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀’ 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐞 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢 ed è un fattore che potenzialmente tende a rafforzare lo scarto già evidente fra i generi sul rendimento scolastico, che vede in vetta le donne.

Fonte: Istat
𝐈𝐋 𝐂𝐄𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐈𝐍𝐒𝐄𝐆𝐔𝐄 𝐈𝐋 𝐍𝐎𝐑𝐃
«𝐋𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝟐𝟓-𝟑𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨 – scrive l’Istat nel 𝐑𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭 “𝐋𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐀𝐧𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟒” – è inferiore tra i maschi (25,0%, +0,6 punti rispetto al 2023) rispetto alle femmine (38,5%, +1,4 punti) e tra gli stranieri (13,4%, +0,7 punti) rispetto agli italiani (34,4%, +1,0 punti), 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚. Nel 2024, anche il marcato divario territoriale a sfavore del Mezzogiorno registra un aumento dovuto alla maggiore crescita della quota di 25-34enni laureati al Nord (34,5%, +1,6 punti) rispetto al Sud (25,9%, +0,8 punti)». Oltre 10 punti di differenza, con una tendenza a salire, che gettano un’ulteriore ombra di incertezza sulla capacità del Sud di avvicinarsi ai valori del Nord ed europei. Su questo terreno 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐮𝐝, in qualche caso sopravanzando anche i risultati delle regioni settentrionali: «Nel Mezzogiorno, il 40,0% della popolazione di 25-64 anni ha un titolo secondario superiore e il 18,9% un titolo terziario (46,8% e 23,2% le rispettive quote nel Nord; 46,2% e 26,0% quelle del Centro)», aggiunge l’Istituto nazionale di statistica.
𝐂𝐇𝐈 𝐋𝐀𝐒𝐂𝐈𝐀 𝐋𝐎 𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐎
𝐔𝐧 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨. Anche in questo caso Nord e Centro occupano una posizione migliore rispetto al Sud. «In Italia, nel 2024, la quota di 18-24enni con al più un titolo secondario inferiore e non più inseriti in un percorso di istruzione o formazione (Neet) era pari al 9,8% (-0,7 punti rispetto al 2023). 𝐈𝐥 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐞̀’ 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 ed è prossimo alla media Ue27 (9,4%), sebbene l’Italia registri un valore ancora superiore a quello di 19 Paesi dell’Ue – rileva l’Istat nell’ultimo rapporto su scuola e occupazione – 𝐋’𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞̀’ 𝐩𝐢𝐮̀’ 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 (12,2%, -0,9 punti sul 2023) rispetto alle ragazze (7,1%, -0,5 punti). Anche i divari territoriali restano ampi, seppur in diminuzione – prosegue l’Istat – Nel 2024 l’abbandono degli studi, prima del completamento del percorso di istruzione e formazione secondario superiore, prosegue il dossier, riguarda il 12,4% dei 18-24enni nel Mezzogiorno (14,6% nel 2023), l’8,4% e l’8,0% al Nord e al Centro (8,5% e 7,0% nel 2023, rispettivamente)».

Fonte: Istat
𝐅𝐀 𝐏𝐄𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐋𝐀 𝐑𝐎𝐌𝐀𝐍𝐈𝐀
𝐋’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐠𝐚𝐩 𝐧𝐨𝐭𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 sulle persone che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione (Neet): «Nell’Unione europea l’Italia, nonostante il calo di 7 punti percentuali dal 2019, con il 15,2 per cento, 𝐞’ 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢𝐚. Nel Mezzogiorno l’incidenza raggiunge il 23,3 per cento (9,8 nel Nord e 12,9 nel Centro); il 16,6 per cento tra le donne (13,8 tra gli uomini) e il 23,7 per cento tra gli stranieri (14,3 per cento tra gli italiani)». In Europa lo Stivale sta indietro anche sull’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢: la quota di chi ha conseguito un titolo di studio terziario (22,3%) è decisamente più bassa (36,1%, nella media Ue27). «Poiché la crescita osservata tra il 2023 e il 2024, in Italia, risulta inferiore alla media Ue27 (+0,7 punti contro i +1,0 punti), il differenziale non si riduce, mantenendo 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐩𝐞𝐧𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐮𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 (dopo la Romania), con una quota pari a circa la metà di quella registrata in Francia e Spagna (43,4% e 42,0%)».

Fonte: Istat
𝐋𝐄 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐄𝐓𝐄𝐍𝐙𝐄 𝐏𝐈𝐔’ 𝐑𝐈𝐂𝐇𝐈𝐄𝐒𝐓𝐄
𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐫𝐢𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 – 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐥’𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 – 𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 sui tassi di occupazione: nel 2024, precisa il rapporto, tra i 30-34enni il tasso di occupazione è del 77,9% per i laureati nell’𝐚𝐫𝐞𝐚 𝐔𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢, sale all’85,7% in quella 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐨-𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐚, raggiunge l’88,6% nell’area 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨-𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐚 e tocca il valore più elevato nelle discipline 𝐒𝐭𝐞𝐦, cioè Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Matematica (88,9%). Tra i 30-34enni, il 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 è più ampio tra i laureati nelle discipline 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨-𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐦𝐚𝐜𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 (6 punti, 86,6% e 92,6% i rispettivi tassi) e in quelle 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐨-𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐡𝐞 (5 punti, 83,8% e 88,8% i rispettivi tassi), inferiore tra le 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 (3,3 punti, 77,0% e 80,3% i tassi) e quelle 𝐒𝐭𝐞𝐦, (3,2 punti, 86,9% e 90,1%). Il divario di genere è maggiore nell’area Stem di “𝐒𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐌𝐚𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚”, dove il tasso di occupazione femminile è inferiore a quello maschile di 4,5 punti (86,2% e 90,7% i rispettivi tassi), e si riduce a 2,3 punti per l’area “𝐈𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐢𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐭𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚” (87,6% contro 89,9%).
* La foto in evidenza ricavata con l’assistenza di un programma di Intelligenza artificiale
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by an AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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