𝐔𝐧 𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦 𝐝𝐞𝐥 𝟏𝟗𝟕𝟑 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐯𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚, 𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐫𝐠𝐢𝐧, 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐬𝐨𝐫𝐝𝐢’ 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦, 𝟓𝟎 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐝𝐮𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐞. 𝐏𝐨𝐢 𝐟𝐮 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐡𝐨𝐫𝐫𝐨𝐫 “𝐋’𝐞𝐬𝐨𝐫𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚” 𝐚 𝐟𝐚𝐫 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐨𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞. 𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐢 𝐆𝐨𝐛𝐥𝐢𝐧, 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐢𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐟𝐢𝐥𝐨𝐧𝐞, 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐦𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚: “𝐏𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨”
(tempo di lettura, 3′)
𝐋’𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦 “𝐓𝐮𝐛𝐮𝐥𝐚𝐫 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐬” 𝐟𝐮 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 nel 𝟏𝟗𝟕𝟑 e ha fatto conoscere al mondo il musicista polistrumentista britannico 𝐌𝐢𝐤𝐞 𝐎𝐥𝐝𝐟𝐢𝐞𝐥𝐝. Quasi 𝟓𝟎 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 e due sole tracce. Il suo successo fu una scommessa vinta anche dall’etichetta discografica 𝐕𝐢𝐫𝐠𝐢𝐧: esordì infatti con il botto pubblicando la suite che scalò pochi mesi dopo le 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐠𝐥𝐞𝐬𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐝𝐨𝐬𝐢 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨.
𝐐𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐞𝐜𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐧𝐜𝐢𝐩𝐚𝐥𝐞, registrato a 𝐖𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐲 nel 𝟏𝟗𝟕𝟗, con Mike Oldfield e la band: qui il link.
𝐔𝐧𝐚 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐢𝐧𝐭𝐚 gliela diede la 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚, quando proprio le note del tema iniziale della Parte 1 furono scelte come 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐡𝐨𝐫𝐫𝐨𝐫 di 𝐖𝐢𝐥𝐥𝐢𝐚𝐦 𝐅𝐫𝐢𝐞𝐝𝐤𝐢𝐧, “𝐋’𝐞𝐬𝐨𝐫𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚” (1973): un fenomeno mondiale, si aggiudicò infatti due premi Oscar. Ma “𝐓𝐮𝐛𝐮𝐥𝐚𝐫 𝐁𝐞𝐥𝐥𝐬” ha poi vissuto di vita propria prolungando la fama del 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐞 𝐫𝐨𝐜𝐤 fino ai nostri giorni (il gruppo italiano 𝐏𝐫𝐨𝐠 𝐋𝐞𝐠𝐞𝐧𝐝𝐬, che ripropone dal vivo molti brani di questo filone, usa il tema per presentarsi al pubblico all’inizio del concerto: il link qui.

Nel 2001 la 𝐫𝐢𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐐 pubblicò un articolo che spiega come, in modo assolutamente imprevedibile, si arrivò alla produzione dell’album, probabilmente ancora reperibile ma con abbonamento al sito web.
𝐋𝐚 𝐬𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 tipico del genere: una lunga esecuzione e un mescolarsi di 𝐭𝐢𝐦𝐛𝐫𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢 (𝐎𝐥𝐝𝐟𝐢𝐞𝐥𝐝 suonò una ventina di strumenti sovraincidendoli), di 𝐫𝐢𝐭𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 che accelerano e rallentano, di 𝐚𝐭𝐦𝐨𝐬𝐟𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐮𝐠𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐞 e aperture 𝐠𝐨𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, fino al 𝐫𝐨𝐜𝐤 pulsante ereditato dai gruppi più rappresentativi del prog, come gli 𝐘𝐞𝐬 e i 𝐉𝐞𝐭𝐡𝐫𝐨 𝐓𝐮𝐥𝐥, un pizzico di 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐞𝐝𝐞𝐥𝐢𝐚 (i 𝐏𝐢𝐧𝐤 𝐅𝐥𝐨𝐲𝐝 pubblicarono nello stesso anno “The dark side of the moon”), qualche spruzzata di “𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭”, la ripetitività del 𝐦𝐢𝐦𝐢𝐦𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, inserti a sprazzi più vicini ai “𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐢” e alcune bizzarre sterzate da 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐛𝐮𝐟𝐟𝐚, come il finale della Parte 2, che trotterella allegramente sulle note di 𝐒𝐚𝐢𝐥𝐨𝐫’𝐬 𝐇𝐨𝐫𝐧𝐩𝐢𝐩𝐞, la sigla dei cartoon di Popeye-𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐨. Oltre 25 minuti la durata della Parte 1 dove, nel frammento conclusivo, il musicista 𝐕𝐢𝐯𝐢𝐚𝐧 𝐒𝐭𝐚𝐧𝐬𝐡𝐚𝐥𝐥 presenta uno ad uno gli strumenti coinvolti; si prolunga per oltre 23 minuti, invece, lo sviluppo della Parte 2.
𝐈𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐘𝐨𝐮𝐓𝐮𝐛𝐞 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐨𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 al successo dell’album e propone una versione abbreviata della composizione, lanciata anche con un “taglio” compatibile 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐝𝐢𝐨. Fu pubblicato nel 𝟐𝟎𝟐𝟑 per celebrare il 𝟓𝟎° 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦 con la ripresa di alcuni minuti del 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐯𝐞 tenutosi a 𝐖𝐞𝐦𝐛𝐥𝐞𝐲 nel 𝟏𝟗𝟕𝟗. Simpatico il siparietto degli aeroplanini di carta lanciati dalla platea sul palco e rilanciati dai musicisti, divertiti, mentre ancora risuonavano le note del brano.

𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐢𝐥𝐦 “𝐝𝐞 𝐩𝐚𝐮𝐫𝐚” ricordano certamente un’altra colonna sonora legata a doppio filo al successo di un film: 𝐏𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨 (1975), di 𝐃𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐀𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐨, la cui popolarità é stata certamente amplificata dal tema composto e suonato dai 𝐆𝐨𝐛𝐥𝐢𝐧, altro gruppo musicale che aveva come riferimento il 𝐫𝐨𝐜𝐤 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨.
𝐐𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐛𝐫𝐚𝐧𝐨 “𝐏𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐨” 𝐢𝐧 𝐮𝐧’𝐞𝐬𝐢𝐛𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐆𝐨𝐛𝐥𝐢𝐧, 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐚 𝐕𝐞𝐫𝐮𝐧𝐨 (𝐍𝐨) 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟏, 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐞𝐝𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐒𝐜𝐡𝐨𝐨𝐥 𝐚𝐭 𝐍𝐢𝐠𝐡𝐭 (𝐋𝐮𝐥𝐥𝐚𝐛𝐲 𝐂𝐡𝐢𝐥𝐝 𝐕𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧), altra chicca della colonna sonora del film: il link qui.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *






Rispondi