𝐈𝐞𝐫𝐢 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚. 𝐀𝐧𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐥’𝐚𝐝𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢. 𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞: «𝐂’𝐞’ 𝐜𝐡𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐛𝐨𝐢𝐜𝐨𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐝 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨. 𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨»

(tempo di lettura: 6′)

“𝐆𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐬𝐈𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨.𝐜𝐨𝐦” 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 proclamato per la giornata di oggi dalla 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐒𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 (Fnsi). Una scelta condivisa dai Cdr delle maggiori testate nazionali e dei quotidiani locali che ieri hanno inviato a Roma i loro rappresentanti per partecipare alla manifestazione, 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐀𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨𝐥𝐢, che ha illustrato le ragioni della protesta facendole esporre direttamente ai lavoratori. I giornalisti sono tornati in piazza dopo anni per denunciare l’indisponibilità degli editori a cercare un accordo con il sindacato per 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟔. Nell’ultimo decennio l’inflazione ha galoppato, gli stipendi sono stati falcidiati, le redazioni si sono ristrette, le condizioni di lavoro sono peggiorate mentre le nuove tecnologie, non regolamentate, rischiano di decimare l’occupazione: tutte condizioni che limitano 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 e compromettono la qualità di un servizio tutelato dalla Costituzione, tra i più importanti presìdi del 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨.

Le bandiere Fnsi alla manifestazione di Roma, la delegazione Aser e quella di Repubblica

𝐂𝐑𝐎𝐋𝐋𝐀𝐓𝐎 𝐈𝐋 𝐏𝐎𝐓𝐄𝐑𝐄 𝐃’𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐓𝐎

𝐋𝐞 𝐛𝐚𝐧𝐝𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨, sono state la cornice scenografica di una mattinata che ha raccontato la vita, sempre più difficile, dei giornalisti e il declino della qualità del lavoro. «Non siamo una casta, siamo come tutti gli altri lavoratori. Alla fine del mese siamo poveri, in molti casi sfruttati e precarizzati. Questo è uno sciopero per il contratto, per il 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 che abbiamo e che gli editori ci vogliono togliere – ha puntualizzato la segretaria generale della Fnsi, 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 (𝐪𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨: https://youtu.be/4wmh9IVR6Tc) – I nostri stipendi dal 2016 a oggi hanno 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎% 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨». La categoria negli ultimi decenni si è frammentata: accanto all’attività svolta nelle redazioni è cresciuto il peso di chi lavora fuori, i collaboratori, i cococo e le partite Iva, rapporti che restano spesso intrappolati, anche per decenni, dentro una spirale marcata da 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨, assenza di tutele, negazione degli servizi di welfare, pressioni e ricatti, minacce di ritorsioni economiche moltiplicate dal dilagare delle querele temerarie (richieste di danni inoltrate con lo scopo di intimidire il giornalista e il giornale).«In questi anni – ha aggiunto Costante – gli editori hanno percepito 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨𝐬𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 che hanno utilizzato per impoverire le redazioni, non per migliorare il prodotto». Ma le questioni economiche rappresentano solo una parte del problema.

Alessandra Fabbretti (Agenzia Dire)

𝐆𝐈𝐎𝐕𝐀𝐍𝐈 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐒𝐏𝐄𝐓𝐓𝐈𝐕𝐄

«𝐑𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, come stanno facendo gli editori, significa prepararsi ad 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐈𝐀 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 e questo non lo permetteremo – ha argomentato la segretaria generale – come non permetteremo che i giornalisti vengano ancora utilizzati come un bancomat, per fare cassa». Le richieste della Fnsi sono state respinte e il tavolo di trattativa è saltato: la Federazione degli editori (Fieg) ha legato le concessioni economiche ad una proposta-capestro, cioè 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢, ha spiegato la Fnsi. Oggi in alcune piazze italiane i lavoratori dell’informazione si riuniranno di nuovo, nella giornata di sciopero. «Sappiamo che alcuni giornali cercheranno di boicottarlo, la Fnsi metterà in atto ogni azione utile per garantire che 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨. Nessuno si salva da solo, ci salviamo tutti insieme o non si salverà nessuno». 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐍𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐢, segretario generale aggiunto Fnsi, è entrato nel quotidiano delle redazioni: «Si stanno svuotando e 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢, 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐧𝐨 perché non ci sono prospettive e gli stipendi non sono adeguati. Alcuni territori, soprattutto nel sud Italia, stanno subendo la 𝐝𝐞𝐬𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞».

Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti

𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐑𝐓𝐀 𝐄 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐓𝐔𝐓𝐄𝐋𝐄

𝐌𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐮𝐫𝐢 𝐞 𝐝𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. «In alcune regioni l’informazione è affidata solo a giornalisti coraggiosi che decidono con le loro risorse e rischiando sulla propria pelle di denunciare le collusioni tra politica e malaffare – ha dichiarato uno dei convenuti – Molti sono sotto scorta e sono precari, non sono dipendenti». Al microfono si sono succeduti cronisti, dirigenti del sindacato, dell’Ordine dei giornalisti e di altre organizzazioni dei giornalisti. 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐅𝐚𝐛𝐛𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢, del Comitato di redazione dell’Agenzia Dire, ha portato la testimonianza che arriva da una testata in crisi: «Da tempo subiamo i ritardi 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐡𝐢𝐨𝐳𝐳𝐨 e senza avere certezze su quando potremo alzarci la mattina con un po’ più di serenità». Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐨𝐥𝐢, ha evidenziato alcuni casi di editori, “poveri” al tavolo di trattativa, ma solo a parole: «Chi sono questi editori che si oppongono al rinnovo del contratto? Uno paga un giocatore di calcio 24 milioni di euro per stare in panchina, un altro ha fatto la scalata prima a Mediobanca e di conseguenza a Generali, un altro ha una rete di cliniche che prospera sui contributi che dà lo Stato alla sanità privata».

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐍𝐒𝐈

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐞 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 sono in sciopero. Scioperiamo perché il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni e soprattutto perché riteniamo che il giornalismo, presidio fondamentale per la vita democratica del Paese, non abbia avuto la necessaria attenzione da parte degli editori della Fieg: molti tagli e pochi investimenti, nonostante le milionarie sovvenzioni pubbliche.

𝐈𝐧 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟏𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 e la riduzione delle retribuzioni dei giornalisti attraverso stati di crisi, licenziamenti, prepensionamenti e il blocco del contratto hanno avuto fortissime ripercussioni sul pluralismo e sul diritto dei cittadini ad essere informati. In questi 10 anni i giornalisti dipendenti sono diminuiti, ma è aumentato a dismisura lo sfruttamento di collaboratori e precari: pagati pochi euro a notizia, senza alcun diritto e senza futuro.

𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝟏𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 è stato eroso dall’inflazione, quasi del 20% secondo Istat: per questo chiediamo un aumento che sia in linea con quelli degli altri contratti collettivi. Gli editori hanno proposto un aumento irrisorio e chiesto di tagliare ulteriormente il salario dei neo assunti, aggravando così in modo irricevibile la divisione generazionale nelle redazioni.
Non ne facciamo una battaglia corporativa. Pensiamo che un’informazione davvero libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili.

𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐢 𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 e che guardi all’informazione con le nuove professioni digitali, regolando l’uso dell’Intelligenza Artificiale e ottenendo l’equo compenso per i contenuti ceduti al web.

𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐩𝐢𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐚 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 senza continuare a tagliare il presente. Se davvero la Fieg tiene all’informazione professionale deve investire sulla tecnologia e sui giovani che non possono diventare manovalanza intellettuale a basso costo.

𝐋𝐨 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐚 𝐧𝐨𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢, 𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 lo deve ai cittadini tutelati dall’articolo 21 della Costituzione.

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