𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐚𝐥 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝟑𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐝 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐭. 𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐟𝐟𝐨 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐢 𝐟𝐚𝐧𝐬, 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐧𝐢, 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐢𝐚𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢. 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐚𝐬𝐞𝐭 𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 4′)

𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐟𝐮 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐬𝐮 𝐑𝐚𝐢 𝟐 𝐢𝐥 𝟒 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟗𝟎: iniziava con alcuni bozzetti di moda appoggiati su una scrivania e si concludeva con un bacio appassionato (qui: https://www.youtube.com/watch?v=zg1LDOuWxT8). Furono sufficienti i 22 minuti di quell’episodio di “𝐁𝐞𝐚𝐮𝐭𝐢𝐟𝐮𝐥”, 35 anni fa, per creare il nucleo iniziale di appassionati, un pubblico cresciuto nel tempo e rimasto fedele alla serie fino ai nostri giorni. Nel 1994 la saga venne trasferita 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝟓,  𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐚𝐬𝐞𝐭: dall’esordio in tv ha raccontato la storia della famiglia Forrester e della loro fashion house in 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟗𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐞. Stando a quanto riporta Wikipedia, ma il dato viene citato come sicuro da molte riviste, il serial viene attualmente 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 del mondo ed è probabilmente la produzione televisiva, somministrata a puntate, più seguita sul pianeta.

𝐂𝐎𝐍𝐒𝐈𝐆𝐋𝐈 𝐏𝐄𝐑 𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐂𝐐𝐔𝐈𝐒𝐓𝐈

𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟏𝟗𝟗𝟎 𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐢 sintonizza spesso, ancora oggi, il televisore su Canale 5 per godersi la puntata del giorno attorno alle 14. Ma non può distrarsi perché se “sfora” di pochi minuti rischia di sedersi davanti alla tv mentre davanti ai suoi occhi non scorrono più le immagini di 𝐁𝐫𝐨𝐨𝐤𝐞, 𝐒𝐭𝐞𝐟𝐟𝐲 𝐞 𝐑𝐢𝐝𝐠𝐞 ma quelle di 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢, merendine, prodotti per la salute, mobili “di qualità”, cibi per animali, prodotti finanziari, “𝐫𝐢𝐜𝐞𝐭𝐭𝐞” 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐞𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 seguite dalle réclame di altro cibo, alcolici, risotti fantastici, 𝐜𝐢𝐨𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚𝐭𝐢𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐥𝐢𝐛𝐚𝐭𝐢 che morsicati mandano l’assaggiatore in deliquio, annunci di altre serie, e così via. Mancano solo gli assorbenti, altri prodotti per l’𝐢𝐠𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐢𝐦𝐚, le pillole per la prostata ingrossata, la carta igienica e poco altro, poi il campionario della pubblicità televisiva sarebbe completo. Ovviamente lo sceneggiato riprende. Ma per pochi minuti perché la sigla è già lì, tagliente come una lama, a “licenziare” lo spettatore. E giù 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐭. I poveri appassionati, affamati di nuovi episodi, ieri (5 novembre) hanno seguito la saga per 5 minuti, poi i 4 minuti e mezzo di pubblicità, i 3 minuti di recitato e la sigla finale, sfumata per lasciare spazio ad altri 5 minuti e mezzo di annunci.

𝐅𝐄𝐃𝐄𝐋𝐈 𝐄 𝐌𝐀𝐙𝐙𝐈𝐀𝐓𝐈

𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐨: «Scusa mamma, è già finito? Sì. Ma quanto dura? Dieci o undici minuti, non lo so. Dieci minuti? Ma ce n’erano almeno cinque di pubblicità, è così tutti i giorni? Sì». Insomma, 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐫𝐞𝐠𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 che Mediaset serve quasi a cadenza quotidiana a telespettatori che spesso hanno 70, 80, 90 anni e che, grazie alla loro assidua presenza davanti allo schermo, offrono da 30 anni l’opportunità alla tv fondata da 𝐒𝐢𝐥𝐯𝐢𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐮𝐬𝐜𝐨𝐧𝐢 – oggi al timone c’è il figlio 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐬𝐢𝐥𝐯𝐢𝐨 – di “incassare” la gratitudine delle aziende che pagano per entrare in quella fascia d’ascolto.

𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐓𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐒𝐍𝐎𝐁𝐁𝐀𝐓𝐀

𝐋’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 “𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢” fu apertamente contestato dai fan della famosa soap opera. La riduzione della durata degli episodi non era stata gradita. In estate, tra agosto e settembre, qualcosa però si era mosso, 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐩𝐢𝐬𝐨𝐝𝐢 𝐬𝐢 𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐥’𝐚𝐟𝐟𝐨𝐥𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐬𝐢 𝐞𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨. Ma solo per qualche settimana. Fu una scelta o una coincidenza legata alla programmazione estiva? Chissà. 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐨, 𝐩𝐨𝐢, 𝐞’ 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚. Come è oggi. Pochi minuti, con richiami anche alla puntata precedente, senza alcun rispetto per i telespettatori, per chi negli anni ha contribuito a far decollare e crescere in Italia la tv commerciale.

𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐒𝐒𝐄𝐍𝐒𝐎 𝐍𝐄𝐋 𝐓𝐄𝐋𝐄𝐂𝐎𝐌𝐀𝐍𝐃𝐎

𝐏𝐢𝐞𝐫𝐬𝐢𝐥𝐯𝐢𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐮𝐬𝐜𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐬𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, ringrazia i dipendenti dei programmi che fanno picchi di ascolto, riceve ovazioni da discesa del messia. E per i telespettatori? Per loro 𝐮𝐧𝐚 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐭. Per ogni minuto della puntata di Beautiful, considerando anche la pubblicità successiva alla sigla di chiusura, un minuto e più di preziosissimi prodotti da supermercato o da farmacia, certo 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 (𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐯𝐨). Chiudere qui, però, non completa la storia. Davanti alla tv l’anziana signora che rispondeva rassegnata alle domande del figlio (e questa scena è assolutamente reale) consuma a sorpresa la sua vendetta. Veloce, come può esserlo il pensiero, appena si interrompe il racconto per lasciare spazio al primo spot, 𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨. Ed è subito silenzio mentre sullo schermo scorrono divani, piatti stracolmi di ogni ben di dio, medicinali miracolosi. 𝐂𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐠𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐦𝐚𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨.

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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