𝐋𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎. 𝐈 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐢 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐮𝐧𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐒𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 6′)
𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟓𝟎, 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢, la pensione si potrà ricevere un mese prima di raggiungere i 69 anni e nel 2070 a 70 anni. Nel mondo del lavoro le 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 saranno più presenti di oggi nel 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨, i 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 ci entreranno sempre più tardi perché serviranno sempre più competenze e anni di studio per avere maggiori chance di trovare un’occupazione. Le previsioni sono contenute in un recentissimo 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 che mostra gli effetti più probabili del cambiamento demografico sulla produzione di beni e servizi. L’istituto di statistica ha messo a punto un modello che utilizza «i dati sul mercato del lavoro, tenendo conto della normativa pensionistica e delle tendenze dei 𝐭𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞», per stimare l’andamento futuro delle forze di lavoro fino al 2050.
𝐒𝐄𝐌𝐏𝐑𝐄 𝐏𝐈𝐔’ 𝐂𝐀𝐏𝐄𝐋𝐋𝐈 𝐁𝐈𝐀𝐍𝐂𝐇𝐈
𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞, nella prospettiva che è stata esplorata, è rappresentata dall’𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, una condizione che l’Italia condivide con molti Paesi avanzati. «Questo processo comporta, oltre all’aumento dell’età media, un cambiamento profondo nella composizione della società: le fasce più anziane diventano sempre più numerose rispetto a quelle in età lavorativa», scrivono gli autori. Il potenziale calo di questo gruppo anagrafico tende a riflettersi «sulla capacità produttiva generale e sulla 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐰𝐞𝐥𝐟𝐚𝐫𝐞. Inoltre, l’allungamento della vita media fa sì che sempre più persone restino attive oltre i 65 anni, grazie all’𝐢𝐧𝐧𝐚𝐥𝐳𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐭𝐚’ 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, ma anche per scelta o necessità economica».
𝐈𝐋 𝐂𝐀𝐋𝐎 𝐃𝐄𝐆𝐋𝐈 𝐈𝐍𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈
𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐝: 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐃𝐮𝐞𝐦𝐢𝐥𝐚, precisa l’Istat, la quota di popolazione residente di 𝟏𝟓-𝟔𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 sul totale della popolazione si è ridotta dal 66,7% nel 2004 al 63,5% nel 2024 (-3,2%) e si prevede che scenderà al 54,3% nel 2050. In questo stesso periodo, «per gli 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 la quota di 15-64enni è scesa dal 68,6% nel 2004 al 65,2% nel 2024 e arriverà a 57,1% nel 2050; le 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 in età lavorativa sono diminuite da 64,9% a 61,8% e raggiungeranno il 51,6% della popolazione femminile nel 2050». Entro quell’anno si perderanno 𝟕 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢 (da 37,2 milioni a 30 milioni). «A subire la diminuzione più pronunciata sarebbero quindi gli 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢, soprattutto donne (-40,3%). Tra gli uomini, invece, si prevede una riduzione di -29,6% tra gli inattivi». Di conseguenza il 𝐭𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ totale nel 2050 raggiungerebbe il 73,2%, con un’𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐟𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐥𝐞 (+9%) rispetto a quella maschile (+3,7%).

Fonte del grafico: Istat
𝐒𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐏𝐈𝐔’ 𝐀𝐋𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐋’𝐔𝐒𝐂𝐈𝐓𝐀
𝐏𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐞𝐫𝐚̀ 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮’: «Secondo stime della Ragioneria Generale dello Stato – scrive l’Istat – il requisito anagrafico per l’accesso al pensionamento di vecchiaia salirà al 2050 a 68 anni e 11 mesi per entrambi i sessi (dai 67 anni attuali), e toccherà la quota dei 70 anni nel 2067. Si prevede un 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐞𝐭𝐚’ 𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐧𝐞. Tra il 2024 e il 2050, il tasso di attività tra i 55 e i 64 anni salirebbe dal 61% al 70%. Inoltre, il tasso di attività nella fascia di età 65-74 anni potrebbe crescere dall’11% nel 2024 al 16% nel 2050». E’ bene ricordare però che il limite fissato dalla legge per l’uscita dal mercato del lavoro può essere integrato, come già avvenuto, da 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 attraverso specifici requisiti: al 2024, osservano i ricercatori dell’Istat, «nonostante l’età minima per il pensionamento sia rimasta pari a 67 anni, si osserva che 𝐥’𝐞𝐭𝐚’ 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐚𝐥 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞’ 𝐝𝐢 𝟔𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝟔𝟓,𝟒 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞».
𝐌𝐄𝐍𝐎 𝐆𝐈𝐎𝐕𝐀𝐍𝐈𝐒𝐒𝐈𝐌𝐈 𝐈𝐍 𝐔𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐎
𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐚 𝐥’𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢? «ll progressivo 𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐞 riduce l’ammontare di popolazione che può entrare nel mercato del lavoro una volta superata la fase della formazione; 𝐥’𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro, contribuendo ulteriormente al restringimento della “fascia centrale” della forza lavoro, quella su cui si regge il sistema economico e produttivo di un Paese». Questo l’effetto atteso: Oggi «tra i ragazzi fino a 19 anni il tasso di attività è pari all’8,6% per i maschi e al 4,2% per le femmine. Al 2050 si prevede che 𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐬𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 al 7% e al 3,7%. Per i giovani tra 20 e 24 anni, generalmente 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚𝐭𝐚, i tassi di attività previsti per il 2050 si manterranno su livelli simili a quelli attuali».
𝐋𝐀𝐕𝐎𝐑𝐎 𝐏𝐈𝐔’ 𝐑𝐎𝐒𝐀
𝐋’𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞𝐫𝐚’ verso una graduale riduzione del gender gap nel mercato del lavoro: «Nel 2024, tra gli uomini di età compresa tra 35 e 54 anni il tasso di attività supera costantemente il 90%, con un picco al 92% – precisa l’Istat – Per le donne, nel 2024, il tasso di attività tra i 35 e i 54 anni si attesta su valori nettamente inferiori, con un massimo del 73%. Tuttavia, si prevede 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮’ 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢𝐥𝐞, con la massima quota che potrebbe raggiungere l’80% entro il 2050. Alla base di tale ipotizzata riduzione della distanza di genere concorrono i diversi 𝐭𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞». Le proiezioni sulle fasce d’età più avanzate indicano che le donne al lavoro aumenteranno in proporzione rispetto agli uomini. «Al 2050, tra gli uomini, la classe 65-69 anni registrerà l’incremento più marcato, pari a 12 punti percentuali rispetto al 2024 – la stima dell’Istat – Per le donne, gli effetti dell’innalzamento dell’età pensionabile si uniscono a una loro aumentata propensione a partecipare al mercato del lavoro, con la classe 60-64 anni che potrebbe registrare un aumento superiore a 16 punti percentuali».
𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 𝐋𝐀 𝐒𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐈 𝟗𝟎 𝐀𝐍𝐍𝐈
𝐋𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞, 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐧𝐞, 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐬𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚, con la «nascita prevista in aumento per entrambi i sessi: secondo lo scenario mediano nel 2050 raggiungerà per i maschi 𝟖𝟒,𝟑 𝐚𝐧𝐧𝐢 (dagli 81,7 del 2024) e per le femmine 𝟖𝟕,𝟖 𝐚𝐧𝐧𝐢 (dagli 85,6 del 2024). L’aumento della sopravvivenza è generalmente affiancato a un 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞».
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *






Rispondi