𝐋𝐚 𝐯𝐢𝐜𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟐 𝐞’ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐳𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐝𝐢 𝐒𝐨𝐥𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟓. 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐨𝐭 𝐖𝐨𝐞𝐥𝐜𝐤 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐧𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝟗𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐥𝐨’ 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐞 𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐢𝐛𝐨 𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 3′)
«𝐈𝐧 𝐆𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐢𝐚, 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞 delle figure “a metà”, di coloro che non furono 𝐧𝐞’ 𝐞𝐫𝐨𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞’ 𝐜𝐚𝐫𝐧𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚, ma che vissero in quella zona grigia del terrore, costretti e allo stesso tempo coinvolti. Oggi gli storici parlano di “testimoni involontari”. E lei, 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐨𝐭 𝐖𝐨𝐞𝐥𝐤, è una di loro». Quanto spazio lascia una 𝐝𝐢𝐭𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 all’espressione del dissenso? La frase citata nel cappello compare in un articolo del quotidiano tedesco 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐢𝐧𝐞𝐫 𝐙𝐞𝐢𝐭𝐮𝐧𝐠, pubblicato nel 2012, che riportava l’intervista ad una “𝐚𝐬𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞” del führer: qui la versione originale, in basso la traduzione (fatta con l’assistenza di un programma di intelligenza artificiale):
𝐋𝐀 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐄 𝐍𝐄𝐋 𝐏𝐈𝐀𝐓𝐓𝐎
𝐈𝐥 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐨𝐭 𝐖𝐨𝐞𝐥𝐤, che negli ultimi anni del regime nazista aveva rischiato di morire avvelenata ogni giorno per evitare che Hitler venisse ucciso dal cibo. L’ex assaggiatrice, unica superstite di 15 “cavie” umane, concesse l’intervista a 95 anni aggiungendo un altro tassello a quanto si sapeva del dittatore quando si rinchiudeva assieme ai gerarchi più fidati nella 𝐓𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐋𝐮𝐩𝐨. “Le assaggiatrici” (2025), film del regista 𝐒𝐢𝐥𝐯𝐢𝐨 𝐒𝐨𝐥𝐝𝐢𝐧𝐢 tratto dall’omonimo romanzo con cui 𝐑𝐨𝐬𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐚𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐧𝐨 vinse il Premio Campiello nel 2018, è un’ottima produzione italo-belga-svizzera, valorizzata da un cast di qualità. 𝐄𝐥𝐢𝐬𝐚 𝐒𝐜𝐡𝐥𝐨𝐭𝐭, attrice tedesca (ha interpretato la serie tv Das Boot, 2022) è la protagonista del lungometraggio, che narra una vicenda concentrata su questo capitolo della parabola del regime. Nel 2013, sempre il 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐢𝐧𝐞𝐫 𝐙𝐞𝐢𝐭𝐮𝐧𝐠, aggiunse altri dettagli a quelli già riportati nel primo resoconto da Margot Woelk. Qui la traduzione:
𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐋𝐀𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐑𝐀𝐒𝐎𝐈𝐎
𝐈𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐫𝐞𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐞, 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 che coinvolgono un piccolo gruppo di donne costretto a 𝐦𝐮𝐨𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐢𝐥𝐞: lo spartiacque fra una vita di privazioni e il timore di sanzioni anche letali in caso di rifiuto, e l’opportunità di superare quella condizione 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐚 𝐫𝐞𝐩𝐞𝐧𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 potendo però anche approfittare di una posizione “privilegiata”. In questo spazio dove si intrecciano passato e presente, terrore e speranza, emergono le differenze fra le assaggiatrici, che provengono da fasce sociali diverse. E si manifestano gli effetti psicologici dell’oppressione che possono spingere verso la delazione, lo scambio di favori con l’aguzzino, una scelta di solidarietà umana o la ribellione al sistema.
𝐓𝐄𝐒𝐓𝐈𝐌𝐎𝐍𝐈𝐀𝐍𝐙𝐀 𝐄 𝐕𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐎𝐁𝐋𝐈𝐎
𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞’ 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐨𝐠𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 nel corso della sua vita: quella in cui interpreta un ruolo sociale allì’interno di una rete di relazioni regolate da norme condivise o quella nella quale è costretta a scegliere, e lo fa condizionata dal rischio di tortura o di una condanna a morte? In un ambito più sociologico il film esplora il legame fra il prima e il dopo, con un interrogativo di fondo sulle responsabilità che una comunità si assume nell’𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥’𝐢𝐧𝐬𝐭𝐚𝐮𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐭𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚. Quante altre storie come quella di Margot Woelk sono rimaste sepolte nella memoria e nella coscienza di persone che non hanno più voluto rivivere quelle esperienze, anche solo per trasmetterne il ricordo? Molto si è raccontato sulla storia del Terzo Reich, ma qualcosa probabilmente è andato perduto e forse, dopo 80-90 anni, per sempre. Altri film, come “𝐋𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚 𝐝’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞” (2023), raccontano la volontà di narcosi psicologica e l’insensibilità emotiva che possono sublimare in un tentativo di rimozione collettiva. Sui margini d’azione del singolo in una realtà dominata da un potere assoluto l’anno scorso è stato girato un film, “𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐨”, del regista 𝐌𝐨𝐡𝐚𝐦𝐦𝐚𝐝 𝐑𝐚𝐬𝐨𝐮𝐥𝐨𝐟 (qui), ambientato in una società contemporanea come quella iraniana.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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