𝐋’𝐞𝐬𝐜𝐮𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐮𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐭𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐚𝐥𝐥𝐨, 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐌𝐚 𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐢𝐧 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐭𝐨 𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐥’𝐞𝐩𝐢𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐒𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐦𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐠𝐡𝐞, 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐛𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐖𝐨𝐣𝐭𝐲𝐥𝐚
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 3′)
𝐋𝐚 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐚 𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐮𝐨𝐫𝐞. 𝐋𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨: all’occhio poco allenato si possono confondere perché l’abete o il pino ammalato per un’infestazione da 𝐛𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐭𝐢𝐩𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐨 (cos’è e perché si è diffusa l’epidemia: qui il link) si è radicato a fianco di un faggio che in autunno cambia colore per la naturale 𝐝𝐞𝐠𝐫𝐚𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐥𝐨𝐫𝐨𝐟𝐢𝐥𝐥𝐚, facendo emergere le tinte sgargianti del foliage, rosso, arancione, giallo, fino ad un’intensità cromatica che si avvicina al violaceo. In questa stagione, attraversando 𝐢 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨, il fenomeno – effetto indiretto della devastante 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐕𝐚𝐢𝐚, 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟖 – è particolarmente evidente, perché il colore rossastro, anche se gli ultimi monitoraggi, a partire dal 2024 segnalano un’epidemia in leggero arretramento, copre 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢. Il bostrico colpisce soprattutto piante con foglie ad aghi, le colonizza sotto la corteccia interrompendo il flusso della linfa e 𝐥𝐞 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞.



Foliage sul Monte Ongara, un’aghifoglia uccisa dal bostrico tipografo e il sentiero del Monte Ongara
𝐏𝐈𝐎𝐆𝐆𝐈𝐀 𝐒𝐀𝐋𝐕𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀
𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐧𝐨𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢𝐯𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐚𝐭𝐞, il colore rossastro prodotto dall’invasione del parassita è meno vivo di quello legato al ricorrente fenomeno che si rinnova negli alberi a foglia larga con il cambio di stagione. Quando il sempreverde si trova in questa condizione ha già raggiunto 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐝𝐢𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚, seguiranno la perdita delle foglie residue e il disseccamento definitivo del 𝐭𝐫𝐨𝐧𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐳𝐳𝐚𝐫𝐬𝐢 e a non opporre più resistenza alle intemperie. Nelle aree forestali si possono notare molte piante che presentano il caratteristico 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐞 𝐠𝐫𝐢𝐠𝐢𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨, addossate a quelle vicine o schiantate a terra. In Trentino la prospettiva è di riportare la 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐩𝐢𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚 sotto controllo e nei limiti fisiologici entro il 2027 (qui: https://short-url.org/1d6jo), ma serviranno 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐢𝐨𝐯𝐨𝐬𝐞 (l’acqua rallenta la proliferazione del parassita). Anche in Veneto sono stati notati 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. Ma occorrerà del tempo anche se le prospettive sembrano meno cupe rispetto a quanto potrebbe far immaginare l’aspetto attuale dei luoghi.



Ammonite sul Monte Ongara, il monumento dedicato a Papa Wojtyla e il Libr’Albero
𝐀𝐍𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐅𝐀𝐂𝐈𝐋𝐄, 𝐌𝐄𝐓𝐀 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐄 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐄
𝐔𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐎𝐧𝐠𝐚𝐫𝐚 (𝐨 𝐋𝐨𝐧𝐠𝐚𝐫𝐚), nel pressi del complesso muontuoso e della stazione sciistica delle Melette, in provincia di Vicenza, meta di escursioni e sede di 𝐮𝐧 𝐜𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐖𝐨𝐣𝐭𝐲𝐥𝐚. La sommità, sopra i 1600 metri, offre ai visitatori una distesa di prati verdi segnati dalla traccia chiara del sentiero – facile, per famiglie – ma attorno sono visibili 𝐢 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐌𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐞 𝐯𝐚𝐬𝐭𝐞 𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐞, prive di alberi o colorate dalle tipiche macchie rossastre che spiccano sul verde della vegetazione circostante. L’escursione, con passo tranquillo dalla stazione sciistica delle Melette, può essere completata in circa due ore e mezza; superata la cima del Monte Ongaro di scende verso Campomulo. La discesa si snoda su una traccia ghiaiata dall’𝐢𝐧𝐜𝐥𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐨𝐥𝐜𝐞, 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢. Da qui, proseguendo su sentieri bassi o più elevati, si può tornare alle Melette, in 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐁𝐮𝐬𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚, dove si trovano un parcheggio capiente e un bar-ristorante, camminando per circa 2 km sul tragitto più breve, su un fianco della strada.
𝑄𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑚𝑝𝑎𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑖𝑝𝑝𝑜 𝑑𝑒𝑑𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑃𝑎𝑝𝑎 𝑊𝑜𝑗𝑡𝑦𝑙𝑎: qui il link.
𝐋𝐀 𝐁𝐄𝐍𝐄𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐈 𝐖𝐎𝐉𝐓𝐘𝐋𝐀
𝐒𝐮𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨, 𝐢𝐧 𝐁𝐮𝐬𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐝𝐚, 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐬𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐀𝐥𝐩𝐢𝐧𝐢, dedicata ai soldati che affrontarono la campagna di Russia. Sul percorso montano il paesaggio comprende alcuni punti di riferimento: un palo di telefonia alla convergenza con la il sentiero per Gallio, pozze d’acqua per il bestiame, le 𝐫𝐨𝐜𝐜𝐞 𝐚𝐦𝐦𝐨𝐧𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 che affiorano sui lati del percorso di salita, il 𝐋𝐢𝐛𝐫’𝐀𝐥𝐛𝐞𝐫𝐨, con la biblioteca aperta ricavata dal tronco di un grande 𝐚𝐛𝐞𝐭𝐞 𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐕𝐚𝐢𝐚, le due malghe 𝐋𝐨𝐧𝐠𝐚𝐫𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 (1614 m. slm) e 𝐎𝐧𝐠𝐚𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 (1.655 m. slm) e il 𝐂𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐈𝐈, pochi metri prima della discesa verso 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐨𝐦𝐮𝐥𝐨. Il monumento commemorativo è il punto in cui si fermano gli escursionisti in cammino su questo percorso (lungo circa 9 km). Il𝟏𝟔 𝐥𝐮𝐠𝐥𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟖𝟖 il pontefice, in visita a Gallio, celebrò 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚. Una 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 collocata all’interno della recinzione viene spesso suonata dagli escursionisti di passaggio: un gesto di rispetto per la memoria e di soddisfazione per aver raggiunto la vetta.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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