𝐋𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐥𝐨𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞, 𝐡𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚. 𝐓𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐢, 𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐞𝐬𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐜𝐮-𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐢𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐞. 𝐋𝐞 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐨𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐩𝐫𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐮𝐢 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐞𝐭𝐚

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 5′)

𝐀𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐅𝐥𝐨𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚, 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐢𝐧𝐨 che ha marcato, con un’impronta legata alla cronaca giorno per giorno, il Festival di Internazionale 2025, la rassegna di giornalismo giunta a 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐗𝐈𝐗 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Le presenze comunicate dall’organizzazione, e contabilizzate con precisione certosina dal personale ad ogni evento, sono state nei tre giorni 𝟕𝟗𝐦𝐢𝐥𝐚, 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨: centro storico costantemente affollato, centinaia di persone in coda per gli accessi alle conferenze e via vai di gruppi e singoli intenti a spostarsi tra i vari appuntamenti proposti dalla manifestazione.

𝐈𝐋 𝐃𝐎𝐂𝐔-𝐅𝐈𝐋𝐌 𝐏𝐈𝐔’ 𝐕𝐈𝐒𝐓𝐎

𝐌𝐚 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐨 𝐎𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐚𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐨𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨. Gli incontri dedicati alla tragedia che ha trasformato quell’area del Medio Oriente in un mattatoio sono stati sempre premiati dal pubblico. Il faccia a faccia con 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐚 𝐀𝐥𝐛𝐚𝐧𝐞𝐬𝐞, relatrice speciale dell’Onu sull’occupazione dei territori palestinesi, 𝐬𝐚𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐔𝐬𝐚, ha stipato il Teatro Comunale (l’organizzazione ha offerto per l’occasione una diretta in streaming per non scontentare chi è rimasto fuori) mentre il docu-film più visto, “𝐓𝐡𝐞 𝐥𝐢𝐟𝐞 𝐭𝐡𝐚𝐭 𝐫𝐞𝐦𝐚𝐢𝐧𝐬”, della regista 𝐃𝐨𝐫𝐫𝐚 𝐙𝐚𝐫𝐫𝐨𝐮𝐤, reduce da due sold out è stato replicato da “Mondovisioni” come ultimo appuntamento della manifestazione. Si tratta di un resoconto drammatico e commovente incentrato su uno dei risvolti meno raccontati ed esplorati della sistematica distruzione di un popolo, della sua terra e della sua cultura operati dall’esercito israeliano: la vita delle famiglie che, per salvarsi, hanno dovuto allontanarsi dal loro Paese. Domani sarà il 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐞 a Gaza, dopo il sanguinario attacco di 𝐇𝐚𝐦𝐚𝐬. Proprio durante i giorni del festival sono stati compiuti passi diplomatici che sembrano aprire l’orizzonte verso un tentativo concreto di giungere almeno ad una tregua.

𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐚𝐠𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐜𝐮-𝐟𝐢𝐥𝐦 “𝐓𝐡𝐞 𝐥𝐢𝐟𝐞 𝐭𝐡𝐚𝐭 𝐫𝐞𝐦𝐚𝐢𝐧𝐬”

𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐈𝐆𝐈𝐎𝐍𝐄-𝐏𝐀𝐑𝐀𝐃𝐈𝐒𝐎

𝐈𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐥𝐚 𝐟𝐮𝐠𝐚 𝐢𝐧 𝐄𝐠𝐢𝐭𝐭𝐨 attraverso il valico di Rafah, e racconta quanto è andato perduto del loro passato: gli affetti, il lavoro, lo studio, il mare, lo sport, il futuro, i sogni. Era comunque un’esistenza dura perché Gaza è stata trasformata in una «𝐩𝐫𝐢𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞» a cielo aperto per i palestinesi (come spiegano le protagoniste della storia: «Da lì non si poteva uscire o viaggiare») ma la quotidianità lasciava aperto qualche pertugio per la speranza. L’assalto spietato e disumano di Israele, ripetono le voci delle persone intervistate, mira a 𝐜𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 – 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐞 – 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨, 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀.

𝐄𝐥𝐨𝐢𝐬𝐞 𝐊𝐢𝐧𝐠, 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐜𝐮-𝐟𝐢𝐥𝐦 “𝐓𝐡𝐞 𝐬𝐡𝐚𝐝𝐨𝐰 𝐬𝐜𝐡𝐨𝐥𝐚𝐫𝐬”

𝐒𝐓𝐔𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐑𝐈𝐂𝐂𝐇𝐈 𝐂𝐎𝐍 𝐌𝐀𝐒𝐓𝐄𝐑 𝐏𝐎𝐒𝐓𝐈𝐂𝐂𝐈

𝐌𝐚 “𝐌𝐨𝐧𝐝𝐨𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢” 𝐡𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨. “𝐓𝐡𝐞 𝐬𝐡𝐚𝐝𝐨𝐰 𝐬𝐜𝐡𝐨𝐥𝐚𝐫𝐬”, della regista di origine caraibica, londinese di nascita, 𝐄𝐥𝐨𝐢𝐬𝐞 𝐊𝐢𝐧𝐠, punta uno sguardo amareggiato e attonito, ma soprattutto indignato, sui titoli immeritati acquisiti da studenti dei Paesi ricchi, in particolare anglosassoni, 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐚𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐩𝐚𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐤𝐞𝐧𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐢 (40mila solo a 𝐍𝐚𝐢𝐫𝐨𝐛𝐢) che redigono le tesi e rispondono ai test di iscritti alle migliori università del mondo, da Oxford ad Harvard, Cina compresa. Servizi utilizzati sul pianeta 𝐝𝐚 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝟑𝟕 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞, che hanno ricevuto un titolo accademico sfruttando, anche economicamente, le competenze acquisite da altri, 𝐚𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐫𝐚’ 𝐦𝐚𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚. La ricerca che ha fornito la linfa a questo lavoro è stata condotta dalla più giovane docente nera entrata a 𝐎𝐱𝐟𝐨𝐫𝐝 in oltre 9 secoli: 𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐢𝐚 𝐊𝐢𝐧𝐠𝐨𝐫𝐢, nata e cresciuta in Kenia.

𝐍𝐚𝐧𝐟𝐮 𝐖𝐚𝐧𝐠, 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐜𝐮-𝐟𝐢𝐥𝐦 “𝐍𝐢𝐠𝐡𝐭 𝐢𝐬 𝐧𝐨𝐭 𝐞𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐥”

𝐈𝐋 𝐒𝐎𝐆𝐍𝐎 𝐃𝐈 𝐂𝐔𝐁𝐀 𝐋𝐈𝐁𝐑𝐄

𝐈𝐥 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 𝐡𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚, nei suoi quasi venti anni di presenza a Ferrara, per mantenere una veduta costante sulla storia e sull’evoluzione delle dittature nel mondo. “Mondovisioni” quest’anno ha allargato l’orizzonte fino a 𝐂𝐮𝐛𝐚. Nel film documentario “𝐍𝐢𝐠𝐡𝐭 𝐢𝐬 𝐧𝐨𝐭 𝐞𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐥” la regista cino-americana 𝐍𝐚𝐧𝐟𝐮 𝐖𝐚𝐧𝐠 ha concentrato in un’ora e mezza i sette anni di azone dell’attivista cubana 𝐑𝐨𝐬𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐏𝐚𝐲𝐚’, figlia di un dissidente del Paese caraibico morto in un controverso incidente stradale, impegnata per cercare di riportare la democrazia nella patria di 𝐅𝐢𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨. Vive a Miami e torna periodicamente nel suo Paese, a Cuba, dove come racconta il il docu-film ha acquisito adesioni e consenso senza riuscire finora a disarcionare chi detiene 𝐢𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚.

𝐒𝐮𝐬𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐄𝐝𝐰𝐚𝐫𝐝𝐬, 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐜𝐮-𝐟𝐢𝐥𝐦 “𝐓𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐮𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐜𝐞”

𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐀𝐋𝐎𝐆𝐎 𝐕𝐈𝐂𝐈𝐍𝐎 𝐀𝐈 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐀𝐍𝐄𝐋𝐋𝐈

“𝐓𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐮𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐜𝐞”, 𝐝𝐢 𝐒𝐮𝐬𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐄𝐝𝐰𝐚𝐫𝐝𝐬, illustra il lavoro di un’unità speciale della polizia svedese a cui è delegata dal 2001, durante le manifestazioni pubbliche, una “missione” delicata e complicata: 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 (nazisti compresi o estremisti di destra, come 𝐑𝐚𝐬𝐦𝐮𝐬 𝐏𝐚𝐥𝐮𝐝𝐚𝐧, che ha bruciato pubblicamente il Corano indirizzando insulti razzisti ai cittadini islamici) e 𝐧𝐞𝐠𝐨𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐥’𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐚𝐝𝐮𝐧𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢. Propositi messi alla prova da chi (associazioni ambientaliste come 𝐄𝐱𝐭𝐢𝐧𝐜𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐑𝐞𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢𝐨𝐧 e gruppi politici) cerca visibilità, talvolta causando con la protesta 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢 𝐧𝐨𝐭𝐞𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. In Italia questo approccio è spesso affidato agli stessi poliziotti che possono eseguire la carica contro i dimostranti, con le difficoltà che si possono immaginare.

𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐂𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐀𝐓𝐓𝐔𝐀𝐋𝐈𝐓𝐀’

 «È stata un’edizione in cui l’attualità ci è corsa incontro – ha dichiarato in chiusura 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚 𝐍𝐢𝐞𝐥𝐬𝐞𝐧, vicedirettrice del settimanale e direttrice del festival – ci siamo ritrovati coinvolti nella 𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐆𝐚𝐳𝐚, 𝐩𝐨𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐇𝐚𝐦𝐚𝐬 𝐡𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐬𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢, ma il programma parlava del mondo intorno a noi ed era pronto ad accogliere le notizie: la sfida è stata essere 𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞». Il programma ha offerto un ricco menù di eventi e incontri che hanno confermato il taglio internazionale della rassegna, con 𝟏𝟗𝟎 𝐨𝐬𝐩𝐢𝐭𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝟐𝟓 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨. (1 – 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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