𝐍𝐞𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐁𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐡𝐚 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐩𝐡𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢. 𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐞𝐭𝐨
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 3′)
𝐈𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐕𝐚𝐥𝐝𝐢𝐭𝐚𝐫𝐚, si è fatto notare spesso, in passato, per le gaffe: dagli errori nell’uso della lingua italiana alle riflessioni sulla quota di immigrati sostenibile nelle aule scolastiche. In queste settimane viene citato soprattutto per la circolare che ha imposto 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐞𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢 in classe da parte dei ragazzi. Un provvedimento che ha fatto discutere ma che, tutto sommato, sembra essere stato 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐭𝐮𝐫𝐛𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢. Con qualche aggiustamento, il divieto assoluto di portare il cellulare a scuola è stato attenuato dalla precisazione che il dispositivo può essere 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐧𝐞𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 nelle forme previste da ogni istituto e che l’utilizzo può essere consentito ad 𝐚𝐥𝐥𝐢𝐞𝐯𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢. Il bilancio dell’efficacia di questa misura sarà tracciato tra qualche mese, Valditara comunque non ha agito inseguendo semplicemente un luogo comune.
𝐈𝐋 𝐏𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐎𝐋𝐀𝐍𝐃𝐀
𝐈𝐥 𝐧𝐨 𝐚𝐢 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞, 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐞𝐝𝐮𝐭𝐨 da diversi studi condotti all’estero, due tra i più recenti effettuati 𝐧𝐞𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐁𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐢. 𝐈𝐧 𝐎𝐥𝐚𝐧𝐝𝐚 sono stati il 𝐊𝐨𝐡𝐧𝐬𝐭𝐚𝐦𝐦 𝐈𝐧𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐮𝐭 e l’𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐎𝐛𝐞𝐫𝐨𝐧 ad approfondire il tema, dopo 𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 dal Ministero dell’Istruzione e da un coordinamento che ha riunito rappresentanti degli 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢, 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢. L’intesa ha fatto da ombrello all’operazione: sotto lo sguardo attento degli analisti sono finiti 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 nelle scuole primarie e secondarie. L’indagine ha integrato altre misurazioni preliminari, consentendo di poter pubblicare una prima stesura della ricerca qualche mese dopo l’inizio dello scorso anno scolastico.
𝐋𝐄 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐄 𝐒𝐄𝐂𝐎𝐍𝐃𝐀𝐑𝐈𝐄
𝐃𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞’ 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 «𝐢𝐥 𝟗𝟗% 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐡𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐮𝐢 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢. La maggior parte ha adottato una scelta che impone di lasciare 𝐥𝐨 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐭𝐩𝐡𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐦𝐚𝐝𝐢𝐞𝐭𝐭𝐨 o richiede la consegna dei telefoni all’inizio della lezione. Gli studenti portano meno spesso il telefono a scuola dopo l’accordo. Le scuole riportano 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐬𝐮 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (75%), 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 (59%) e – in misura minore – sui 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 (28%)». Ma l’indagine ha consentito di raccogliere anche indizi sugli 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢. Per gli insegnanti un «𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 dovuto all’applicazione delle regole» e la necessità di adeguare la comunicazione verso gli studenti; è stata anche osservata «una maggiore incidenza di comportamenti di 𝐛𝐮𝐥𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐨». Un fattore considerato rilevante è stata l’accortezza di proporre «𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐟𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐮𝐬𝐞». Alla fine per le scuole superiori il giudizio è stato positivo nel 51% delle realtà monitorate.
𝐋𝐄 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀𝐑𝐈𝐄 𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐅𝐄𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐈
𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐥’𝐞𝐬𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐯𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐞 ha portato ad una regolamentazione: nell’89% dei plessi monitorati il dispositivo viene tenuto lontano dagli ambienti in cui si fa lezione. Ma questo avveniva, sostanzialmente, anche prima dell’accordo anti-smartphone. I ricercatori hanno imputato a questo aspetto il 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢; pochi sono stati i problemi riscontrati nell’applicazione della misura e un effetto positivo 𝐬𝐮𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 è stato rilevato nel 23% dei casi. La 𝐬𝐨𝐝𝐝𝐢𝐬𝐟𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 del campione interpellato sull’adozione di questo genere di limitazioni è stata del 73%. Qualcuno, però, ha tentato di aggirare le regole indossando lo 𝐬𝐦𝐚𝐭𝐰𝐚𝐭𝐜𝐡, l’orologio collegato a internet. Nelle 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 l’espulsione dello smartphone dagli ambienti didattici ha raccolto «𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 per la politica adottata – si spiega nello studio – 𝐆𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢: alcuni apprezzano la limitazione, altri sentono la mancanza del telefono. Tuttavia, questi studenti riconoscono che a scuola si respira 𝐮𝐧’𝐚𝐭𝐦𝐨𝐬𝐟𝐞𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐯𝐢𝐚𝐥𝐞. Il 68% delle scuole nell’istruzione specialistica è soddisfatto dell’accordo nazionale come strumento politico». (1 – 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale
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