𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐑𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐎𝐜𝐬𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐚. 𝐈𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐦𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞. 𝐈𝐥 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐭𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐋𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥𝐞
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 5′)
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢, 𝐞 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐢 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 che oggi non godono di ottima salute economica e finanziaria. Ma alla fine del percorso chi ha deciso di proseguire gli studi almeno fino 𝐚𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚 può contare su una sorta di 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚, che oggi ha un valore più alto se si considera 𝐢𝐥 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 rispetto ai compensi medi dei lavoratori occupati all’estero. In pratica, 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐞𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞: il tempo trascorso in più viaggiando sui sentieri dell’istruzione accademica consente infatti di contrastare il progressivo livellamento al ribasso delle retribuzioni “reali”.
𝐔𝐍 𝐏𝐑𝐄𝐌𝐈𝐎 𝐏𝐈𝐔’ 𝐁𝐀𝐒𝐒𝐎
𝐀𝐝 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐞’ 𝐢𝐥 𝐑𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐎𝐜𝐬𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐚, basato sui dati dello studio “𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞” (Oecd – Education at a glance 2025). All’estero il valore economico e professionale del titolo accademico è riconosciuto con 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 rispetto al livello di istruzione sottostante. «Nei Paesi dell’Ocse (un consesso internazionale che comprende molti Stati), il divario salariale medio tra le persone (di età compresa tra 25 e 64 anni) con e senza un diploma di istruzione secondaria superiore è relativamente esiguo – osservano gli analisti – In media, nell’Ocse, i lavoratori senza un diploma di istruzione secondaria superiore 𝐠𝐮𝐚𝐝𝐚𝐠𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝟏𝟕 % 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐧𝐨 rispetto a quelli che hanno conseguito un diploma in questo ciclo, mentre i lavoratori laureati 𝐠𝐮𝐚𝐝𝐚𝐠𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝟓𝟒 % 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐮’ rispetto a quelli con un diploma di istruzione secondaria superiore. In Italia, il divario salariale tra i lavoratori con e senza un diploma di istruzione secondaria di secondo grado è più ampio della media dell’Ocse e 𝐬𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝟏𝟗 %. Il divario tra coloro che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria di secondo grado e una laurea è inferiore alla media dell’Ocse e 𝐬𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐥 𝟑𝟑 %».
𝐒𝐓𝐔𝐃𝐈𝐎 𝐄 𝐃𝐈𝐒𝐎𝐂𝐂𝐔𝐏𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
𝐂𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮’ 𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐩𝐮𝐨’ 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 anche su un trattamento migliore da parte del mercato. Un messaggio che deve essere già arrivato a destinazione se si considera che dal 2019 al 2023, in Italia, «la percentuale di giovani adulti (di età compresa tra i 25 e i 34 anni) senza un livello di istruzione secondaria di secondo grado 𝐞’ 𝐬𝐜𝐞𝐬𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟒 % 𝐚𝐥 𝟏𝟗 %». Ma anche in questo caso lo Stivale paga una sorta di pegno, chi vive in Italia se la cava peggio: il rapporto precisa infatti che, in tutta la zona Ocse, la percentuale riferita allo stesso parametro si trova 𝐬𝐞𝐢 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐢𝐮’, 𝐚𝐥 𝟏𝟑%. Anche fuori dai confini nazionali il valore «continua a diminuire», ciò nonostante resta piuttosto consistente lo scarto fra il dato italiano e quello Ocse sul rischio di disoccupazione: tra la Sicilia e la Val d’Aosta «𝐢𝐥 𝟏𝟒,𝟖 % 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 privi di un titolo di istruzione secondaria di secondo grado non ha un impiego, 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝟖,𝟗 % di coloro che hanno conseguito un titolo di istruzione secondaria di secondo grado o post-secondaria non terziaria e al 6,5 % dei laureati».
𝐂𝐔𝐋𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐑𝐎𝐒𝐀
𝐋𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚̀ non ottiene lo stesso risultato della studentessa che ha compiuto la stessa scelta e questo vale in Italia, ma anche all’estero. In tutti i Paesi dell’area Ocse, «𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐞𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, rispetto ai loro colleghi uomini, di completare con successo gli studi universitari entro i tre anni successivi alla conclusione prevista del corso di studi», riporta il dossier. In Italia, tuttavia, il gap è meno ampio: «𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐝𝐢 𝟏𝟎 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 (61 % per le donne rispetto al 51 % per gli uomini), inferiore di 12 punti percentuali rispetto alla media dell’Ocse». Spostando l’attenzione sul tasso di completamento degli studi universitari, l’Italia mostra un passo più lento: a completare il ciclo entro la durata prevista dei corsi è 𝐢𝐥 𝟑𝟕% 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐞, un tasso che sale al 𝟓𝟏% dopo un anno dalla scadenza teorica dei corsi e cresce fino al 𝟓𝟔% dopo tre anni. Nella zona Ocse i numeri sono tutti “maggiorati”: rispettivamente 43%, 59% e 70%.
𝐋’𝐈𝐍𝐃𝐈𝐑𝐈𝐙𝐙𝐎 𝐔𝐌𝐀𝐍𝐈𝐒𝐓𝐈𝐂𝐎
𝐒𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐀𝐥𝐩𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧’𝐚𝐮𝐥𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 sceglie nel 𝟑𝟔% dei casi discipline inerenti 𝐥𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢, 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢, 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞 𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, mentre negli atenei dell’area Ocse questo valore cala drasticamente al 𝟐𝟐%; le specializzazioni in 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚, 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐬𝐩𝐫𝐮𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 attraggono più gli studenti degli altri Paesi piuttosto che quelli italiani (𝟐𝟑% 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝟐𝟎%) e un esito molto simile viene registrato per le discipline Stem (𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚, 𝐢𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚) con il 𝟐𝟏% di preferenze in Italia e il 𝟐𝟑% all’estero.
𝐋𝐀 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐀
𝐒𝐞 𝐥𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐚𝐧𝐚𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚 più coinvolta nell’apprendimento delle materie accademiche (25-34 anni) l’Italia riesce a salire sopra la media Ocse: nel 2024 𝐢𝐥 𝟏𝟕% 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐨 𝐮𝐧 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐯𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞 (nel 2019 il tasso era inferiore di un punto) contro il 16% degli studenti dell’intera area Ocse, dove però si riscontrano differenze abissali: 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝟏% 𝐚𝐥 𝟑𝟗%. Il rapporto conferma due aspetti, già emersi dai dati Istat: «In Italia, il 𝟔𝟑 % dei giovani adulti di età compresa tra i 25 e i 34 anni, con almeno un genitore in possesso di un titolo di studio terziario, ha conseguito a sua volta tale titolo; questa percentuale scende al solo 𝟏𝟓 % per coloro i cui genitori non hanno completato un ciclo di studi secondario di secondo grado. Questo 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝟒𝟖 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 percentuali nel conseguimento di un titolo di studio dell’istruzione terziaria è superiore al divario medio dell’OCSE 𝐩𝐚𝐫𝐢 𝐚 𝟒𝟒 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢».
𝐔𝐍 𝐏𝐎𝐏𝐎𝐋𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐑𝐑𝐀𝐍𝐂𝐀
𝐌𝐚 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐎𝐜𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐧𝐨𝐦𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚: nella scala dell’alfabetizzazione, da 0 a 5: nella Penisola «il 𝟑𝟕 % di tutti gli adulti 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝟐𝟓 𝐞 𝐢 𝟔𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 ha competenze alfabetiche di livello 1 o inferiore: un dato superiore alla media dell’OCSE pari al 𝟐𝟕%», sentenzia il rapporto, che fotografa anche un divario di preparazione accademica esteso sommariamente a tutto il Paese, mentre in una popolazione più mirata sui giovani adulti, come già evidenziato, questo sbilanciamento si annulla (2 – fine, la prima puntata è stata pubblicata il 24 settembre).
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* L’immagine in evidenza è stata realizzata con un programma di Intelligenza artificiale
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