𝐍𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐢 𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐢 𝐬𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞. 𝐓𝐨𝐫𝐧𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐨𝐜𝐤 𝐚𝐧𝐝 𝐫𝐨𝐥𝐥, 𝐥𝐚 𝐡𝐨𝐮𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐨’ 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚. 𝐄 𝐜’𝐞’ 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐫𝐧𝐨 𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞 𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐨𝐭𝐭𝐨

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 4’30”)

𝐋𝐚 𝐦𝐞𝐥𝐨𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐞’ 𝐢𝐧𝐭𝐨𝐜𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞? Sul tavolo dei quattro giudici di 𝐗 𝐅𝐚𝐜𝐭𝐨𝐫, alla 19a edizione, il dilemma fa bisticciare 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐆𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐢, all’esordio nel contest, e 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐈𝐞𝐳𝐳𝐢, che ha già una stagione alle spalle di giudizi e verdetti espressi sui partecipanti alla gara canora. Il botta e risposta è arrivato al 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐫𝐨𝐮𝐧𝐝. Le prime schermaglie nella prima audizione; giovedì scorso 𝐆𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐢 𝐞’ 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 e la divergenza di vedute si è riaffacciata tra un’esibizione e l’altra, seguita 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐉𝐚𝐜𝐤 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚 e dalle parole di “pace” lanciate nella mischia da 𝐀𝐜𝐡𝐢𝐥𝐥𝐞 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐨. Il tema è sempre quello: secondo Gabbani in una cover 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐥𝐨𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐨𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚, Paola Iezzi è convinta che la “𝐬𝐯𝐢𝐬𝐚𝐭𝐚” (il cambio di una o poche note di una canzone) non metta a repentaglio, di per sè, la qualità della prestazione. A prescindere dal fatto che oggi per una trasmissione tv è più complicato che in passato 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ (e la 𝐩𝐨𝐥𝐞𝐦𝐢𝐜𝐚 può solleticare anche l’interesse di chi è seduto sul divano di casa) i battibecchi tra i due giudici sembrano più che 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐦𝐚𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐭𝐞 𝐚 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢𝐧𝐨.

𝐈𝐋 𝐏𝐄𝐒𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐍𝐎𝐓𝐄

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐞𝐥𝐨𝐝𝐢𝐚? Il punto vero è che 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨. La melodia di “𝐈𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐞”, di John Lennon, o di “𝐓𝐡𝐞 𝐠𝐫𝐞𝐚𝐭 𝐠𝐢𝐠 𝐢𝐧 𝐭𝐡𝐞 𝐬𝐤𝐲”, dei Pink Floyd, non può essere cambiata o semplicemente “svisata” – come dice 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐈𝐞𝐳𝐳𝐢 – lasciando spazio alla 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 senza arrecare un qualche danno a ciò che ha assunto nei decenni il ruolo di 𝐢𝐜𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞. Ma anche “𝐁𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐚𝐨” o “𝐅𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨” – qui si parla solo della melodia non del significato politico dei testi – oppure “𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞” dopo la versione di Mina, “𝐀𝐳𝐳𝐮𝐫𝐫𝐨”, “𝐂𝐫𝐞𝐞𝐩”, dei Radiohead, come  pure “𝐁𝐨𝐡𝐞𝐦𝐢𝐚𝐧 𝐑𝐚𝐩𝐬𝐨𝐝𝐲”, dei Queen, e “𝐀𝐥𝐛𝐚 𝐂𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚”, di Vasco Rossi, tendono a respingere interpreti troppo intraprendenti. In un diverso contesto, un po’ tirato per i capelli ma usato per chiarire bene il concetto, cambiare una parola alla 𝐃𝐢𝐯𝐢𝐧𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚, fatte le debite proporzioni, che senso avrebbe?  Ma torniamo alla musica.

𝐆𝐈𝐎𝐂𝐀𝐑𝐄 𝐂𝐎𝐍 𝐋’𝐀𝐑𝐌𝐎𝐍𝐈𝐀

𝐒𝐮𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐯𝐞𝐫 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚’ senza condensarsi in un totem che accomuna il gusto e le modalità espressive di più generazioni, forse 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐆𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐢 𝐩𝐮𝐨’ 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐚𝐠𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚. La “svisata” può anche abbellire un pezzo che ha già una storia, 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚. Restando sul punto, può essere opinabile anche quanto afferma lo stesso Gabbani sulla vita della melodia, che sarebbe sostanzialmente indipendente 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐫𝐦𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚. Un accordo diverso che incrocia una linea melodica in un punto preciso 𝐩𝐮𝐨’ 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞: chi ha cantato la versione di successo ha davvero azzeccato ogni nota rendendola imperfettibile? Insomma, 𝐢𝐧𝐠𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐞’ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚: nella voce di un altro cantante si può celare 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐥𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐨𝐟𝐚 e il risultato può essere apprezzabile. Magari non diventerà lo standard ma in quel determinato contesto 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐞𝐫𝐚’ 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐚𝐮𝐬𝐢. Per ora, comunque, stop alle analisi. Il nodo non è ancora sciolto, si vedrà se Iezzi e Gabbani intendono fare sul serio e 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚.

Belle voci, buone capacità interpretative, scioltezza e padronanza della scena, una sensibilità che arriva da lontano, da esistenze non sempre lineari. La seconda parata di audizioni ha offerto qualche buona proposta. I 𝐂𝐨𝐩𝐩𝐞𝐫 𝐉𝐢𝐭𝐭𝐞𝐫𝐬 sono un gruppo interessante: 𝐛𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐨𝐜𝐤 𝐚𝐧𝐝 𝐫𝐨𝐥𝐥 𝐞 𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐧𝐜𝐞, l’urlo finale della platea conferma che sono arrivati dove dovevano arrivare e con una canzone di loro produzione. Ma anche 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐋𝐮𝐟𝐨, con la sua base house e quel tono sussurrato sembra in grado di 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐧𝐨𝐧𝐢, come la “giapoletana Mayu” che ha convinto subito tutti: 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐞 𝐨𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, acchiappa i 4 sì e piange a dirotto. 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐨 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐢, con la sua voce e la sua espressività, ha infuso un’impronta personale al brano “Sui muri”, il livornese 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐃𝐢 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞 ha portato Lewis Capaldi (Before You) di fronte ad una platea acclamante, qualche increspatura nella voce ma buone prospettive di migliorare, i 𝐂𝐨𝐬𝐦𝐨𝐧𝐚𝐮𝐭𝐢 𝐁𝐨𝐫𝐠𝐡𝐞𝐬𝐢 passano per il rotto della cuffia, sanno usare gli strumenti e, come dice 𝐉𝐚𝐤𝐞 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚, «con voi sono possibili grandi cose ma anche grandi fallimenti». 𝐎𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐃𝐚𝐦𝐢𝐚𝐭𝐚 canta struggendosi “E se domani” e Gabbani osserva: «Hai emozionato ma 𝐡𝐚𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐥𝐨𝐝𝐢𝐚». 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚 si intromette: «che p…». E 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐈𝐞𝐳𝐳𝐢 vaticina: «Su questa cosa litigheremo». 𝐒𝐨𝐟𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐜𝐞𝐫𝐢, occhialoni da secchiona innamorata del gelato, 𝐬𝐟𝐨𝐝𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐢𝐥𝐞 ma si mostra più sicura di quanto sa dare, 𝐃𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐓𝐞𝐠𝐨𝐥𝐢 non domina ancora la voce, con “Diego” un po’ canta e un po’ rappa. 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚, che ha trascorsi nel genere, apprezza. 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐃𝐚𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢, 16 anni, prende quattro sì soprattutto per la sua giovane età: l’accompagnamento, un po’ scoordinato con la chitarra, ha rischiato di farlo sbandare ma i giudici lo tengono in gara.

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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