Il sentiero del Bosco degli Eroi (immagine gentilmente concessa da Andrea Sighinolfi)

𝐔𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐢𝐥𝐞, 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟗 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐨𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢, 𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐞𝐬𝐢𝐞, 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐝𝐚𝐭𝐢, 𝐬𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐭𝐚𝐥𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢: 𝐟𝐫𝐚𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 (𝐭𝐫𝐚𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚, 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞) 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 4′)

𝐃𝐚 𝐒𝐞𝐫𝐞𝐧 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚 (𝐁𝐋), 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐪𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐚𝐭𝐚, si può raggiungere una delle creste del 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚 immergendosi, oltre che nella bellezza della natura, nella memoria di quello che è stato 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐆𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞, dove il Regio Esercito respinse per due volte, nell’ultimo anno del conflitto, 𝐥’𝐨𝐟𝐟𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨-𝐮𝐧𝐠𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚. Avvenne dopo la 𝐝𝐢𝐬𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨, con la 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐫𝐫𝐞𝐬𝐭𝐨 (novembre-dicembre 1917) e con la successiva 𝐁𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐨𝐥𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐨 (giugno 1918). Il percorso ad anello si ferma prima dell’ascesa verso 𝐥𝐚 𝐂𝐫𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐋𝐞𝐛𝐢 (la cresta, a 1.574 metri, da dove si può allungare lo sguardo verso il 𝐒𝐚𝐜𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐆𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚 e verso le cime più vicine) e subito si addentra nel bosco. Salendo si dipana, seguendo la traccia della storica 𝐌𝐮𝐥𝐚𝐭𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐝𝐨𝐫𝐧𝐚, tra 𝐬𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞 realizzate da artisti locali e 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚, dove i racconti dei soldati si alternano a poesie e cartelli dedicati alla storia del luogo. La base di partenza è il 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐞, dove è possibile lasciare l’auto (a circa 1,5 chilometri, sulla Strada Cadorna, si trova l’Albergo Ristorante Forcelletto, altro luogo di sosta per visitare la zona). L’anello più breve dell’escursione, il 𝐁𝐨𝐬𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐄𝐫𝐨𝐢, che non arriva in cresta, si chiude con una camminata di circa 9 km per tornare alla posizione di partenza.

La valle delle “Bocchette” a Seren del Grappa

𝐋𝐚 𝐯𝐞𝐝𝐮𝐭𝐚 𝐝’𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐞, 𝐬𝐮 𝐮𝐧 𝐩𝐚𝐧𝐨𝐫𝐚𝐦𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐭𝐨, marcato dai 𝐩𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐢 battuti da mandrie e greggi e dalle 𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐨. Questa zona della montagna, assieme ad un comprensorio che riunisce le aree montuose di 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐭𝐨, 𝐋𝐨𝐦𝐛𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚, 𝐓𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐀𝐥𝐭𝐨 𝐀𝐝𝐢𝐠𝐞 𝐞 𝐅𝐫𝐢𝐮𝐥𝐢 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚, ha subìto gravi danni, nel 2018, dalla 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐕𝐚𝐢𝐚, con 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐢𝐫𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝟐𝟎𝟎 𝐤𝐦/𝐡 e una perdita economica valutata in circa 𝟑 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨. Per il piccolo comune di 𝐒𝐞𝐫𝐞𝐧 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐫𝐚𝐩𝐩𝐚 e la sua area boschiva il danno è stato quantificato in circa 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 (500mila per la svendita del legno abbattuto e 400mila per riparare il territorio e rimetterlo in sicurezza, 𝐪𝐮𝐢 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐛𝐞𝐥𝐥𝐮𝐧𝐨). Molte piante, dopo la devastazione, sono state attaccate da un insetto infestante, il 𝐛𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐭𝐢𝐩𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐨, con un’ulteriore perdita di vegetazione, in particolare l’𝐚𝐛𝐞𝐭𝐞 𝐫𝐨𝐬𝐬𝐨 (un’emergenza ancora in atto). Sul percorso sono ancora visibili, ma solo in alcuni tratti, successioni di tronchi tagliati per rendere praticabile il sentiero.

𝐋’𝐞𝐬𝐜𝐮𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧’𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 “𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀’” di chi guida le comunità: lo 𝐒𝐜𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞, di 𝐁𝐞𝐩𝐩𝐢𝐧𝐨 𝐋𝐨𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞𝐭, una sorta di trono in legno appoggiato sul prato, sullo sfondo del bosco. Mentre si sale (𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟑𝟓𝟎 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢, si sviluppa dolcemente) le tappe del “Bosco degli Eroi” invitano a fermarsi nei luoghi dove sono state posate 𝐬𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞, 𝐥𝐚𝐩𝐢𝐝𝐢, 𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞, 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢 (uno è tratto da “Un anno sull’altopiano”, di 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨 𝐋𝐮𝐬𝐬𝐮) e 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 dedicati agli uomini del fronte, con rispetto anche per i 𝐧𝐞𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐮𝐬𝐭𝐫𝐨-𝐮𝐧𝐠𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨, che in un punto della mulattiera – a 𝐂𝐚’ 𝐓𝐚𝐬𝐬𝐨𝐧 – erano schierati a soli quattro metri di distanza dai soldati dell’esercito italiano. Uno dei testi che fanno da guida all’escursione ricorda che «a lungo andare la vita dei due schieramenti aveva provocato un certo grado di tranquillità tanto che i soldati italiani ed austriaci 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐜𝐜𝐡𝐢𝐞𝐫𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐥𝐨𝐫𝐨, 𝐬𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨𝐬𝐢 𝐩𝐚𝐧𝐞 𝐞 𝐭𝐚𝐛𝐚𝐜𝐜𝐨». Lungo il sentiero è stata posata una grande statua dedicata al boscaiolo 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐒𝐜𝐚𝐫𝐢𝐨𝐭, 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟗 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 durante il recupero degli schianti causati dalla tempesta Vaia. A lui sono dedicate una breve poesia scritta da un alunno delle elementari, “Alberi caduti”, e quella più lunga, “Nato nella luce”, scolpita traforando una grande lastra di metallo per fare intravedere, oltre le singole lettere, il verde scuro del bosco. L’𝐎𝐫𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐫𝐨𝐞, realizzato dalla scultrice agordina (BL) 𝐒𝐚𝐫𝐚 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐢𝐜𝐡, ricorda tutti i caduti facendo risuonare al vento piccoli tubi di metallo appesi a una corda (tipo 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐞 𝐭𝐮𝐛𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢).

“Cason dei Lebi” e la discesa verso il Bosco degli Eroi

𝐆𝐢𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐛𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚, 𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 si raggiunge il 𝐂𝐚𝐬𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐢 𝐋𝐞𝐛𝐢, una malga con piccolo 𝐫𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐞 𝐛𝐢𝐯𝐚𝐜𝐜𝐨 attrezzato con letti, amache, panche e tavoli per pranzo e cena, paraventi, una stufa e un tavolo da ping pong. Il gestore, presente nella 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 (circa giugno-settembre), alleva 𝐚𝐬𝐢𝐧𝐞 e tiene in ordine il verde, servendo agli ospiti bevande, liquori, panini, caffè con la moka e ottime torte farcite con una prugna locale. 𝐈𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨, 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐢 𝐚𝐝𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐨, dove si cammina per almeno un’ora e mezza all’ombra delle conifere, riparati dal sole nelle giornate più calde. Il gestore del rifugio racconta che vi si è insediato un 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐛𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐮𝐩𝐢 stanziali, inoffensivi per l’uomo. Prima di tornare al 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐞 si può imboccare la deviazione per il 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐝𝐚𝐭𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐕𝐚𝐥𝐩𝐨𝐫𝐞. In una radura, prima dell’ultimo spezzone del sentiero, si incrocia il piccolo 𝐂𝐢𝐦𝐢𝐭𝐞𝐫𝐨 𝐚𝐮𝐬𝐭𝐫𝐨-𝐮𝐧𝐠𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨, dedicato ai caduti di tutte le religioni, richiamate iconicamente nelle sculture che affiancano due staccionate. Un modo per ricordare che vincenti e perdenti, i soldati semplici e gli eroi citati nelle lapidi, sono tutti indistintamente vittime della guerra.

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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