𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐠𝐥𝐢𝐬𝐡 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)
(tempo di lettura: 3′)
𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢, 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚, militanza giovanile in organizzazioni di destra ed estrema destra con virata in età matura e rotta verso la fiamma luminosa di Fratelli d’Italia, attacca gli artisti accusandoli di 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 e 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨. Non tollera critiche da chi lamenta la scarsa considerazione da parte del ministero per la crisi che sta attraversando l’industria cinematografica nazionale e nemmeno la canzonatura della satira, . Gli ultimi a farne le spese sono stati 𝐆𝐞𝐩𝐩𝐢 𝐂𝐮𝐜𝐜𝐢𝐚𝐫𝐢 ed 𝐄𝐥𝐢𝐨 𝐆𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐨, intervenuti alla cerimonia della consegna dei 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝 𝐝𝐢 𝐃𝐨𝐧𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨: sono stati subito bersaglio di una reazione che ricorda 𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐛𝐮𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨, con toni discriminatori che sembrano ispirati alla 𝐦𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐠𝐡𝐞 e forse, visti i suoi trascorsi politico-ideologici, anche a 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐥𝐠𝐢𝐞 𝐝𝐚 𝐌𝐢𝐧𝐜𝐮𝐥𝐩𝐨𝐩.
𝐐𝐮𝐢 𝐥𝒂 𝒅𝒊𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝒓𝒆𝒈𝒊𝒔𝒕𝒂 𝑮𝒂𝒃𝒓𝒊𝒆𝒍𝒆 𝑴𝒖𝒄𝒄𝒊𝒏𝒐: https://lc.cx/Y0KMtR
𝐂𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈 𝐑𝐈𝐂𝐎𝐑𝐃𝐈 𝐀𝐋 𝐌𝐀𝐗𝐗𝐈
𝐋𝐚 𝐬𝐚𝐭𝐢𝐫𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨 negli uffici del ministero, affiancati dalla critica (Germano) di badare più alla scelta dei 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐫𝐞 che alle cose da fare hanno ispirato reazioni acide e fuori luogo da parte del responsabile del dicastero rivolte contro la 𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 (“le sono rimasti solo dei comici”), ben poco in tema con le questioni sollevate in quel contesto da chi lavora nel settore. Parole che provengono da un ministro che ha sostituito il predecessore travolto dagli sviluppi di una relazione sentimentale (𝐆𝐞𝐧𝐧𝐚𝐫𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐠𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨) ed é reduce dalla 𝐟𝐢𝐠𝐮𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐚𝐛𝐢𝐧𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨, da lui nominato solo pochi giorni prima, per questioni legate alla gestione del personale quando lavorava al 𝐌𝐚𝐱𝐱𝐢, di cui lo stesso 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 e dove – stando ai risultati conseguiti sotto la sua gestione (𝐯𝐞𝐝𝐢: https://lc.cx/Jxh0Ii ) – il ministro non ha lasciato un buon ricordo.
𝐍𝐀𝐑𝐂𝐈𝐒𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐄 𝐃𝐈𝐒𝐂𝐑𝐈𝐌𝐈𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
𝐍𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐧𝐨 migliaia di persone e, anche se oggi il settore fatica a raggiungere i risultati degli 𝐚𝐧𝐧𝐢 ’𝟓𝟎-’𝟔𝟎-’𝟕𝟎, alcune produzioni hanno avuto anche recentemente un’ottima risposta al botteghino. Buttare tutto in politica è l’alibi di chi (pur senza essere stato accolto a braccia aperte dal partito che lo ha portato al ministero) si è comunque allineato al 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 applicato da questa maggioranza parlamentare e dal governo, con l’occupazione sistematica delle posizioni di comando anche nell’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 (i Tg Rai ormai omologati). 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢 sembra poco interessato ad occuparsi della 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 (𝟑𝟎𝟎 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐚𝐬𝐭𝐢 hanno firmato un appello per chiedergli anche di rispettare le opinioni degli operatori), mostra 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢 sfoderando un eloquio funanbolico, poco adatto a fare convergere l’attenzione sui problemi reali, e preoccupanti 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Cosa ci sta a fare al ministero della Cultura?
* L’immagine in evidenza è stata realizzata con l’ausilio di una piattaforma di IA
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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