𝐈𝐧 𝐅𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐚 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐥’𝐞𝐮𝐫𝐨𝐝𝐞𝐩𝐮𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐙𝐢𝐧𝐠𝐚𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐥 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐑𝐮𝐨𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚 𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢. 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐎𝐫𝐟𝐢𝐧𝐢 (𝐏𝐝): «𝐈𝐥 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐜𝐥𝐮𝐛 𝐞 𝐢 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥»

𝐈𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 “𝐄𝐮𝐟𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐧 𝟐 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢”: qui

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (by Gemini’s translator)*:

(tempo di lettura: 4′; nella foto in evidenza, al centro Roberta Giallo, Giordano Sangiorgi, Nicola Zingaretti e Michele de Pascale, la seconda da sinistra e’ Barbara Laurini, manager di Eufonica)

𝐔𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐩𝐞𝐫 #𝐄𝐮𝐟𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚, il Salone della musica ospitato dal 15 al 17 maggio dai padiglioni della Fiera di #Bologna giunto quest’anno alla quarta edizione. Premiazioni, mostre, talk, il 𝐆𝐮𝐢𝐭𝐚𝐫 𝐒𝐡𝐨𝐰, la più grande mostra-mercato europea dedicata allo strumento a corde, con decine di produttori ed esercenti in primo piano. E ancora, negli spazi di Eufonica, contigui a quelli del Guitar Show, i banchi dei dischi in vinile, l’area dei servizi per la musica tra cui l’etichetta discografica 𝐈𝐫𝐦𝐚 𝐑𝐞𝐜𝐨𝐫𝐝𝐬, presente con una mostra nel padiglione 33, e lo studio di registrazione 𝐅𝐨𝐧𝐨𝐩𝐫𝐢𝐧𝐭, di Bologna, punto di riferimento – quest’ultimo – di artisti che hanno marcato con la loro produzione la musica italiana, Lucio Dalla tra tutti, e non solo. Lì accanto la 𝐥𝐢𝐮𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 con i produttori e manutentori degli strumenti musicali, i venditori di dispositivi per la riproduzione del suono, utilizzabili anche nei concerti live, la formazione con le sessioni dei maestri sull’uso degli strumenti. Davanti ai palchi, 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐟𝐟𝐢𝐚 per non disturbare gli stand vicini. Un programma spalmato su tre giorni e sui giorni precedenti, con altri eventi fuori dalla fiera, che ha offerto anche spunti di dibattito dedicati all’innovazione, all’impatto dell’Intelligenza artificale sul settore, ai problemi che complicano l’accesso e la 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 per chi ha scelto di vivere di musica.

𝐂𝐇𝐈 𝐆𝐔𝐀𝐃𝐀𝐆𝐍𝐀 𝐄 𝐂𝐇𝐈 𝐏𝐄𝐑𝐃𝐄

𝐋’𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐙𝐢𝐧𝐠𝐚𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 ha illustrato l’attività politica, portata avanti con la collaborazione e la consulenza dei referenti italiani, alcuni dei quali emiliano-romagnoli (𝐌𝐞𝐢-𝐌𝐞𝐞𝐭𝐢𝐧𝐠 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐄𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐈𝐧𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 ed Eufonica compresi), che include l’impegno a «𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞 perché la musica non è solo streaming e business, ma ha un valore sociale e culturale». L’obiettivo è arrivare a una normativa sull’𝐞𝐪𝐮𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐧𝐬𝐨 che garantisca una sussistenza a chi vive con le note e che ha visto i propri ricavi diradarsi nell’era dello streaming. Zingaretti sta lavorando su questo tema assieme ad un collega europarlamentare, 𝐒𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐑𝐮𝐨𝐭𝐨𝐥𝐨. L’ascolto on line consente oggi all’utente di avere a sua disposizione un immenso archivio digitale di brani musicali spendendo una somma contenuta. Così l’ascolto in cuffia, dallo smartphone su piattaforma legale, ha eliminato la vecchia pirateria musicale senza risolvere, però, il problema dei compensi perduti dagli artisti. Oltre al pubblico, che ha visto crollare il costo degli ascolti, a guadagnare è stata l’𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐚, in particolare le major come Sony, Warner e Universal, che si sono insinuate con profitto nel nuovo assetto del mercato.

𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐒𝐂𝐎𝐋𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐈𝐀𝐓𝐈

𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐫𝐬𝐢 nuovi protagonisti della filiera della musica, come 𝐒𝐩𝐨𝐭𝐢𝐟𝐲 𝐞𝐝 𝐀𝐩𝐩𝐥𝐞 𝐌𝐮𝐬𝐢𝐜 e le loro piattaforme di streaming, non ha garantito un eguale vantaggio ai “creativi”, a chi in carne ed ossa produce i contenuti diffusi attraverso questi canali. Per loro il calo dei ricavi conseguiti quando i supporti dominanti erano 𝐯𝐢𝐧𝐢𝐥𝐞 𝐞 𝐜𝐝, è stato drammatico. La smaterializzazione della fruizione musicale ha ridotto i compensi degli artisti, crollati a pochi millesimi ad ascolto, e ha imposto alla categoria la necessità di cercare altre strade per ricavare il reddito, almeno quello di sopravvivenza. Come l’organizzazione di 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐞 𝐭𝐨𝐮𝐫 “𝐠𝐨𝐧𝐟𝐢𝐚𝐭𝐢” i cui costi vengono spesso caricati sulle spalle degli artisti (ne parlò quasi un anno fa 𝐀𝐫𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐙𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞, il cantante dei Tiromancino: vedi qui). Oppure, come ha ricordato 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐒𝐚𝐧𝐠𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢, patron del Mei di Faenza, ha fatto nascere e alimentato la “scorciatoia” degli 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐟𝐚𝐤𝐞, prodotti attraverso 𝐛𝐨𝐭 𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐟𝐚𝐫𝐦, che in un recente passato ha rischiato di far scomparire «l’intera produzione, anche quella pregressa», di piccole etichette accusate da Spotify di aver prodotto ascolti non regolari. Ma c’è anche la questione della quantità: «Spotify carica in piattaforma 120mila brani al giorno. Lì in mezzo dove sta la qualità?», ha chiesto Sangiorgi.

𝐋𝐀 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐈 𝐂𝐋𝐔𝐁

𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐮𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐆𝐢𝐚𝐥𝐥𝐨 ha allargato la visuale all’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞: «Trovo persone che mi dicono “Ho scritto una canzone”: danno qualche parola in pasto all’IA e in pochi secondi hanno creato il testo. Poi con l’IA si può produrre tutto il resto. Io devo creare parola per parola, andare in studio, pagare i musicisti…Ci sono artisti oggi che per finanziare la loro attività musicale sono costretti a fare altri lavori». Il deputato Pd 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐎𝐫𝐟𝐢𝐧𝐢 ha annunciato il progetto di portare in parlamento, attraverso una legge di iniziativa popolare, il sostegno a 𝐜𝐥𝐮𝐛, 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢, 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐢𝐛𝐫𝐢𝐝𝐢 e 𝐟𝐢𝐞𝐫𝐞. «Sono centri che hanno sofferto molto durante il Covid e di fatto non dispongono di supporti finanziari sufficienti per garantire lo svolgimento delle attività culturali – ha detto Orfini – Per poter accedere alle risorse, come i crediti di imposta per le ristrutturazioni edilizie, ovviamente dovrebbero dimostrare che l’attività culturale sia prevalente, dovrebbero disporre di palchi fissi, garantire la tutela del personale. Abbiamo già un dispositivo pronto da inserire nel dibattito parlamentare, ma la 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 impedisce di fatto la sua discussione».

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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