Il monologo, a Ferrara dal 9 all’11 ottobre, insegue la fonte della vita fino in India, in Nepal e in Africa. In Italia le falde si abbassano e il clima impazzito fa piovere troppo o troppo poco. Serve una nuova politica ambientale: «Oggi non basta essere cittadini, occorre essere anche un po’ contadini»

Il video (2’23”): QUI

Short audio summary in english (translation by Gemini)**:

Nella scenografia, scarna ed essenziale, dello spettacolo teatrale “Bestiario idrico“, di Marco Paolini, a Ferrara dal 9 all’11 ottobre 2026, l’acqua forma una nube, dà una casa ai pesci, fluisce da un secchio, lava e pulisce le cose. Paolini la insegue fino in India, in Nepal, in Africa per tutto lo spettacolo, perché l’acqua scorre, segna pendici e pianure, rispetta le rughe della terra, si infiltra, risale, si butta nel mare, si fa vapore, disegna le nuvole e poi ricade, congela nei ghiacciai, ridiscende nelle valli. E’ la fonte della vita eppure, ricorda l’attore, c’è chi prevede già in questo secolo nuove guerre in suo nome per non perderla.

GLI ACQUAROLI E LE RISORGIVE

Perché l’acqua è una risorsa scarsa e preziosa, da coltivare. Ma può anche spaventare e terrorizzare quando è troppa perché l’uomo non è più in grado di convogliarla o di arginarla. Marco Paolini, autore del cult “Vajont“, ci scherza su: «Dicono che sono un artista esperto di catastrofi». E ricorda il concerto di Bruce Springsteen a Ferrara, nel 2023, dove era spettatore, un evento che attirò 50 mila persone mentre il Parco Bassani diventava una distesa di fango e la vicina Romagna finiva sott’acqua a causa dell’alluvione. L’emergenza climatica ha cambiato le cose. I ghiacciai scompaiono, gli acquaroli (in genere gli esperti dei Consorzi di bonifica, ndr) del Veneto lanciano allarmi sul calo delle risorgive e sull’abbassamento delle falde, che oggi vengono insidiate dai massicci prelevamenti e infiltrate da sostanze chimiche.

RICREARE UN AMBIENTE AMICO

Conservare l’acqua è la scelta giusta, ripete, dissalarla è una soluzione di ultima istanza perché è costosissimo. Ma occorre fermare il consumo di territorio, recuperare lo stato naturale del terreno sottraendolo a urbanizzazione e cementificazione. Perché l’equilibrio aiuta la vita, tutela i boschi, nutre i ghiacciai, conserva i fiumi, i loro alvei e le riserve sotterranee. E allora occorre ricreare un ambiente amico dell’acqua, riflette l’artista che propone uno spettacolo meno umoristico e lineare rispetto ad altri del suo repertorio: bisogna studiare o riscoprire come irregimentarla o farla scorrere quando serve, evitare la frammentazione delle competenze fra le Regioni, finanziare le opere utili e ascoltare chi conosce bene il territorio. Insomma, bisogna essere cittadini ma anche un po’ contadini. Paolini si conferma un narratore formidabile. Suggestiva la voce di Patrizia Laquidara, cantautrice siciliana che ha già accompagnato l’attore sul palco.

Gioele Caccia

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