𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚: «𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐜’𝐞̀’ 𝐜𝐡𝐢 𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝟓 𝐨 𝟖 𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚. 𝐄 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝟐𝟕𝟓𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝟏𝟕 𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢»
* La foto in evidenza è stata generata con una piattaforma di IA
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨**:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (translated by Claude AI)**:
(tempo di lettura: 3′)
𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 basato sull’insediamento delle 𝐂𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚’ si è arenato in parlamento lasciando incompiuto il piano che dovrebbe potenziare la presenza del servizio sanitario pubblico sul territorio nazionale, da integrare sempre più con la rete dei 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐨𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐢. Oggi questa area sanitaria è pressata da una domanda di prestazioni che causa la permanenza in attesa, anche per giorni, dei pazienti nei 𝐩𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐜𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 e non trova risposta entro i tempi corretti nelle agende di prenotazione di 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐭𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐬𝐚𝐦𝐢. Una delle motivazioni di questo stop, determinato anche dalla forza dei gruppi di pressione attivi a sostegno dei camici bianchi (qui un interessante contributo di Dataroom di Milena Gabanelli: il link), tra cui i potenti sindacati dei medici di famiglia (con la Fimmg in prima linea), sarebbe legata alla carenza del personale necessario per gestire i centri integrati di servizio. «Potrebbe essere una carenza solo apparente?», chiede il Comitato Vittime della Pubblica amministrazione di Ferrara. In effetti portare tutta o buona parte dell’attività dei medici di famiglia all’interno della programmazione di diretta competenza delle Asl (attualmente il rapporto è regolato da accordi in convenzione) potrebbe risolvere una parte importante del problema.
𝐎𝐑𝐄 “𝐏𝐈𝐂𝐂𝐎𝐋𝐄” 𝐈𝐍 𝐀𝐌𝐁𝐔𝐋𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈𝐎
𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐀𝐥𝐝𝐨 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞, spiega che «questi liberi professionisti hanno tutti un “contratto” orario settimanale di ambulatorio che è personalizzato, cioè varia da medico a medico: ad esempio 26 – 24 – 20 – 18 – 15 – 12 – 10 – 8 e anche di 5 ore. L’orario di ambulatorio è stabilito dal medico di medicina generale in quanto 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚. Purtroppo non esiste un orario di ambulatorio di medico di base proposto dalla Asl, ad eccezione dei Cau (Centri di assistenza all’urgenza all’urgenza per i casi sanitari più lievi, ndr). Ad esempio se 5 medici fanno 8 ore di ambulatorio alla settimana, complessivamente nei sette giorni effettuano 40 ore. Quindi se 20 medici che fanno 8 ore di ambulatorio alla settimana, complessivamente faranno 160 ore, basterebbero 4 medici che svolgessero ognuno 40 ore di ambulatorio alla settimana per fare quello che oggi viene eseguito da 20 medici con “contratto” settimanale di ambulatorio di 8 ore. Perciò per ridurre la carenza dei medici di base, sarebbe sufficiente che le Asl fissassero 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐦𝐛𝐮𝐥𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨, ad esempio 30 ore settimanali. Così verrebbe superata la carenza dei medici di base».
𝐁𝐈𝐋𝐀𝐍𝐂𝐈 𝐈𝐍 𝐒𝐎𝐅𝐅𝐄𝐑𝐄𝐍𝐙𝐀
𝐔𝐧 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 da questo modello di assistenza sanitaria territoriale è la presenza, tra i medici di famiglia, di personale «che ha percepito in un anno 𝟐𝟕𝟓𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 a fronte di un impegno ambulatoriale sottoscritto di 17 ore e mezza settimanali». Ferrante osserva che «fare chiarezza su questo tema è indispensabile: quante ore settimanali di ambulatorio fanno i liberi professionisti territoriali? E quanto percepiscono all’anno dalle aziende Usl?». In Emilia Romagna, nel 2025, ricorda il portavoce del comitato, il sistema sanitario regionale ha riportato nuovamente 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐞 (pari a 122 milioni di euro, scrive l’associazione, ma per la Regione sono 70 milioni e il dissesto complessivo – aggiunge – sarà azzerato entro la fine del 2026, anche grazie alla manovra “correttiva” fiscale e sui ticket dei farmaci varata l’anno scorso dall’ente). «Se la sanità pubblica fornisse risposte soddisfacenti alle necessità dell’utenza, poca importanza avrebbe la perdita economica di esercizio sopra citata – conclude Ferrante – Diverso è se i 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐚 che sono proposti ai cittadini sono eccessivi oppure le prestazioni non sono disponibili perché l’agenda non è fruibile. Si costringe la collettività che può permetterselo a cercare 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐫𝐚𝐩𝐢𝐝𝐞 𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, molto spesso presso la stessa struttura pubblica, con gli stessi medici, ma in libera professione». O, peggio, aggiunge il portavoce, ad affidarsi ad Internet, al «dottor Google».
𝐋𝐄 𝐃𝐈𝐒𝐏𝐀𝐑𝐈𝐓𝐀’ 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐈
𝐈𝐥 𝐛𝐥𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚’ ha già suscitato la reazione indignata delle Regioni e rischia di lasciare incompiuta una riorganizzazione che, in Emilia Romagna, è già arrivata a buon punto mentre è molto indietro in altre zone del Paese. All’incertezza e all’insufficienza dei fondi stanziati da questo governo per il sostegno del sistema sanitario pubblico si aggiunge quindi un ulteriore elemento di confusione e che rischia di divaricare ulteriormente le differenze nei livelli e nella 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 già presenti nello Stivale.
** La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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