𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐩 𝐢𝐧 𝐭𝐯, 𝐨𝐧 𝐥𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐬𝐮 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚, 𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐟𝐢𝐬𝐬𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝟏𝟔 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞. 𝐋’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐅𝐢𝐞𝐠 𝐫𝐢𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐟𝐚: 𝐬𝐭𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐢 𝐞𝐫𝐨𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥 𝐥𝐮𝐦𝐢𝐜𝐢𝐧𝐨. 𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚: 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢, 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐠𝐢𝐮𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐠𝐥𝐢𝐬𝐡 (by Gemini’s translator)*:

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, televisive, on line e su carta hanno aderito allo 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 indetto dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (𝐅𝐧𝐬𝐢) per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro di categoria (tranne i quotidiani vicini al governo di destra, Il Giornale, Libero, La Verità, Il Tempo, Il Foglio, Il Riformista, oltre alla Gazzetta dello Sport e al Manifesto, che però é una cooperativa). Presìdi nelle grandi città (qui il link di quello organizzato a Bologna ad opera dell’Aser; la foto nell’immagine in evidenza).

Le trattative, avviate due anni fa, si sono interrotte a causa del rifiuto della Federazione degli editori (𝐅𝐢𝐞𝐠) di riconoscere i necessari adeguamenti degli stipendi della categoria, 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨, senza ridurre le tutele per i lavoratori e porre la condizione di legare la firma ad un accordo al ribasso sul trattamento riservato ai 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 che intraprendono la professione. Un atteggiamento di chiusura radicale che ha eroso il 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨 dei giornalisti, 𝐫𝐢𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐫𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 nelle redazioni e impedito alla categoria di aggiornare compiutamente le modalità di espletamento del lavoro migliorando l’organizzazione aziendale e preservando al contempo i 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 degli operatori dell’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

Una situazione che sta rischiando di indebolire un servizio fondamentale per la tenuta e il consolidamento delle 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 in un periodo storico marcato dall’𝐨𝐝𝐢𝐨 𝐯𝐢𝐬𝐜𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 e dalle 𝐟𝐚𝐤𝐞 𝐧𝐞𝐰𝐬 veicolati attraverso i 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 da soggetti che operano al di fuori di ogni regola professionale. Tutto ciò avviene mentre la disponibilità dell’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, che sta modificando l’intero orizzonte del lavoro e dei mesteri, rappresenta già oggi un’ulteriore sfida che dovrebbe vedere affiancati 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐞𝐝 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢. Questo blog ha aderito allo sciopero, il secondo dopo quello, altrettanto partecipato, del 𝟐𝟖 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 2025. La Fnsi ha già proclamato una terza data, per il 𝟏𝟔 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞.

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

Di seguito i comunicati della Fnsi e della Fieg

𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐍𝐒𝐈

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐞 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile.
𝐀𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞𝐠𝐢𝐨. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚’ 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐨𝐬𝐞 per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale.

𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨, 𝐩𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 𝟏𝟔𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐩𝐢𝐞 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚𝐜𝐞𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐞; nello stesso biennio altri 𝟔𝟔 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝟏.𝟎𝟏𝟐 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 𝟏𝟓𝟒 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚, tra il 2024 e il 2026 𝐚𝐯𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝟏𝟕,𝟓 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞𝐠𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢
Dal 1° aprile 2016, scadenza dell’ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. 𝐋𝐞 𝐫𝐞𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐞 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐞, ulteriormente erose dall’inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge.
Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia.
𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐢𝐥𝐞𝐠𝐢. Difende un principio semplice, un diritto:
𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐞.

𝐋𝐀 𝐑𝐄𝐏𝐋𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐈𝐄𝐆

𝐈𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐞 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐞 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 i contributi pubblici hanno consentito alle imprese editoriali di continuare a produrre e distribuire informazione di qualità e di affrontare le sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale.

𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐢𝐞𝐠, nonostante la riduzione delle copie medie giornaliere vendute da 2.500.000 del dicembre 2016 a poco più di 1.000.000 oggi ed un dimezzamento dei ricavi nell’ultimo decennio hanno impiegato ingenti risorse proprie per garantire il pluralismo dell’informazione, gli investimenti sui prodotti e soprattutto la tutela dei posti di lavoro permettendo al comparto di essere uno dei pochi in Italia dove non si registrano licenziamenti collettivi.

𝐒𝐢 𝐞’ 𝐢𝐧𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐢 𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐠𝐢𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 senza invocare privilegi, ma attraverso il ricorso alle norme di settore – che impongono sia rilevanti investimenti sia nuove assunzioni – e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato. I finanziamenti per il prepensionamento non sono stati “ricevuti” dalle aziende, ma finanziano direttamente l’accesso alla pensione anticipata dei giornalisti.

𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞’ 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 dei contenuti gratuiti diffusi dalle piattaforme digitali e dai social media che, senza avere la responsabilità e i costi degli editori, fanno sì che sempre più utenti ricevano informazioni, spesso di dubbia qualità, senza accedere direttamente ai siti editoriali provocando la diminuzione della base di utenti e dei ricavi pubblicitari. E anche in tal caso si è perseguita la strada della responsabilità evitando interventi drastici sui livelli occupazionali.

𝐍𝐨𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞, che certamente non sono imputabili agli editori, visto la presenza delle medesime criticità anche negli altri Paesi, ci troviamo di fronte ad un sindacato che non ha mostrato alcuna volontà di sedersi al tavolo per affrontare la sfida della modernizzazione del contratto nazionale di lavoro, preferendo trincerarsi dietro richieste economiche di recupero dell’inflazione che è già garantita dagli automatismi retributivi del contratto.

𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐞𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨, 𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 la posizione della Fnsi di proclamare un nuovo sciopero in un momento difficile come quello odierno e di rompere unilateralmente le trattative respingendo, a contratto invariato, un’offerta economica sostenibile e comunque superiore a quella dell’ultimo rinnovo.

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