𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐡𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐑𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐝𝐢𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚, 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐮𝐭𝐮𝐢. 𝐔𝐧 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞: «𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢». 𝐋’𝐨𝐩𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: «𝐐𝐮𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 “𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞”. 𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐮𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞»
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (bu Gemini’s translator)*:
𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 dopo lo sgombero per problemi di sicurezza del Grattacielo, un maxi-condominio dove risiedevano circa 500 persone. Centinaia di cittadini hanno attraversato la città, sabato 7 marzo 2026, per 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 sotto la sede dell’amministrazione municipale, che ha scelto di considerare la perdita della casa da parte di centinaia di persone una «𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚». Un approccio che attualmente non consente di attivare gli 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 per sostenere la maggior parte delle famiglie che non possono più rientrare nelle abitazioni inaccessibili.
𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐓𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐎𝐋𝐓𝐑𝐄 𝟔𝟎 𝐀𝐒𝐒𝐎𝐂𝐈𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈
𝐋’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝟏𝟎 𝐞 𝐥’𝟏𝟏 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, quando un incendio sviluppatosi in un locale alla base del Grattacielo intossicò alcuni residenti e fu dichiarata l’𝐢𝐧𝐚𝐠𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Inagibilità è divenuta operativa con una successiva 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨, 𝐀𝐥𝐚𝐧 𝐅𝐚𝐛𝐛𝐫𝐢, che guida una coalizione di centrodestra sostenuta in particolare da Lega, Fdi e Forza Italia, per motivi legati ai gravi pericoli «per la 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐮𝐦𝐢𝐭𝐚’ e fino al ripristino delle 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐝𝐢𝐨 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚». Centinaia di cittadini hanno partecipato alla manifestazione, tra cui molti residenti del Grattacielo; hanno aderito 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟔𝟎 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, sono intervenuti anche i rappresentanti della minoranza in Consiglio comunale.
𝐋’𝐎𝐌𝐁𝐑𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐑𝐀𝐙𝐙𝐈𝐒𝐌𝐎
«𝐋𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 – ha commentato 𝐀𝐬𝐢𝐟 𝐌𝐞𝐡𝐦𝐨𝐨𝐝, proprietario di uno degli appartamenti sgomberati – Devo spendere altri soldi per la casa, abito qualche volta da miei amici, altre volte in strada» (il video con i commenti dei residenti qui). Una ragazza asiatica, anche lei rimasta senza alloggio, mostrava un cartello piuttosto eloquente: “Oggi il cuore piange, il sogno si infrange”. Ma a sottolineare in particolare cosa ha rappresentato la sostanziale assenza dell’amministrazione pubblica nella gestione della crisi (𝐢𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐡𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝟕𝟔 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢 “𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢”) è stato un altro immigrato. «Non abbiamo il diritto di voto e per questo motivo ci troviamo qua – ha affermato 𝐀𝐦𝐚𝐫𝐚 𝐒𝐚𝐜𝐤𝐨, stabilitosi a Ferrara dalla Guinea – Non abbiamo il potere di fare niente. Parlo per me, il sindaco a mio avviso sta preparando le elezioni e ci sono tanti italiani che non vogliono vederci qui. Le persone devono imparare a conoscerci non siamo brutte persone, 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐞. Io lavoro dal 2022, da quando ho avuto il permesso di soggiorno, ho contribuito ogni mese e nessuno ha rifiutato i miei soldi. Ora temo anche per la mia 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚, perché ho perso la residenza continuativa» .
𝐋’𝐈𝐍𝐂𝐔𝐁𝐎 𝐃𝐄𝐈 𝐌𝐔𝐓𝐔𝐈
«𝐆𝐥𝐢 𝐬𝐟𝐨𝐥𝐥𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, in particolare al Comune, uno 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 – ha elencato 𝐀𝐝𝐚𝐦 𝐀𝐭𝐢𝐤, presidente di Cittadini del mondo Ferrara (qui il video) – un alloggio temporaneo pubblico per emergenza abitativa per tutte le persone che ne hanno bisogno, 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐦𝐮𝐭𝐮𝐢 sulla prima casa, un contributo per l’autonoma sistemazione delle famiglie, garanzia di residenza per chi rischia di perdere i diritti fondamentali, un piano immediato per il ripristino delle condizioni di sicurezza dello stabile».
𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐀 𝐌𝐈𝐍𝐎𝐑𝐀𝐍𝐙𝐀
𝐃𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 ha preso la parola anche la consigliera comunale 𝐀𝐧𝐧𝐚 𝐙𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢 (qui il video), a nome della minoranza di centrosinistra (Pd, M5s, La Comune e Civica Anselmo). «L’Amministrazione, come era già successo nel 2019, quando ha sgomberato il campo nomadi con tanto di ruspa su cui c’era il vice sindaco, avrebbe potuto applicare 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝟑 𝐝𝐞𝐥 𝐑𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐝𝐢 𝐄𝐝𝐢𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚, che consente di assegnare fino al 3% del patrimonio immobiliare dell’ente per affrontare l’𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚. Avrebbe potuto attivare il 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐚, invece ha garantito supporto solo a 76 persone considerate fragili, delle più di 500 che hanno perso la casa. Chi di noi non diventa fragile perdendo la casa?».
𝐋𝐀 “𝐓𝐀𝐒𝐒𝐀” 𝐒𝐔𝐋 𝐑𝐈𝐄𝐍𝐓𝐑𝐎
𝐙𝐨𝐧𝐚𝐫𝐢 𝐡𝐚 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢, per gli alimenti abbandonati negli alloggi, sui quali è stato sollecitato un intervento dell’Asl. Ha anche ricordato che per entrare nel suo appartamento e portare via l’indispensabile un residente «ha dovuto 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞 𝟑𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨 per 45 minuti Ma oggi gli ascensori non vanno e si impiega molto tempo per raggiungere la propria abitazione. La vigilanza è stata affidata a una società privata, ma senza trasparenza: i residenti non sanno perché e se sono stati chiesti preventivi». Il Grattacielo, ha concluso la consigliera, corre il rischio di essere ritenuto “𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞” perchè «𝐢𝐥 𝟕𝟎% 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐞’ 𝐢𝐦𝐦𝐢𝐠𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞’ 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐭𝐚𝐧𝐨. E’ stato sempre indicato come un luogo degradato e governato dalla mafia nigeriana, dalla malavita e dallo spaccio. Invece la stragrande maggiornaza di chi lo abita sono lavoratori e lavoratrici, il 10% sono bambini. 𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 è che le istituzioni non ti lascino da solo quando hai perso tutto».
𝐌𝐚𝐫𝐳𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢, consigliera del Movimento 5 Stelle, ha detto che l’emergenza nasconde il rischio di una «speculazione edilizia» sulle spalle degli 𝐬𝐟𝐨𝐥𝐥𝐚𝐭𝐢 (qui il video). «E’ diventata – ha concluso – una questione grande, una frattura sociale da combattere».
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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