𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Immigrazione/Tre alternative per il sostegno ai minorenni non accompagnati: vicinanza solidale, affido familiare e accoglienza a casa

𝐅𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐅@𝐬𝐭𝐞𝐫 𝟐.𝟎. 𝐒𝐢 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐚 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐟𝐟𝐢𝐚𝐧𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨. 𝐀 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚. 𝐈𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐀𝐬𝐩, 𝐂𝐢𝐝𝐚𝐬 𝐞 𝐥𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐨𝐟 𝐭𝐡𝐞 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐥𝐞 (bu Gemini’s translation)*:

(tempo di lettura: 4′; nella foto in evidenza i partecipanti all’incontro di Ferrara: al centro, da sinistra, Angela Mambelli, Valentina Dei Cas e Camilla Abdinur)

𝐋𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚, 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐭𝐚’, 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐞𝐜𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨 𝐫𝐞𝐥𝐢𝐠𝐢𝐨𝐬𝐞 ma anche la speranza di un futuro migliore pur vivendo lontano dal Paese in cui si è nati e cresciuti. Per questi motivi si affrontano viaggi talvolta lunghissimi, estenuanti e rischiosissimi, perché non sempre la destinazione finale è garantita. La 𝐟𝐮𝐠𝐚 dal proprio Paese accomuna adulti, bambini e ragazzi. Anche i 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐞𝐧𝐧𝐢 che hanno perso o dovuto lasciare i genitori e che non hanno affrontato la migrazione per ricongiungersi a familiari, che è un altro motivo che può motivare la partenza verso uno Stato straniero. Sono 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐞, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 indicate nei documenti ufficiali come “𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐭𝐢” (Mna). Quando arrivano a destinazione vengono trasferiti in centri di accoglienza dove restano – in assenza di progetti specifici – fino al compimento della maggiore età.

PAESI DI PROVENIENZA DEI MINORI NON ACCOMPAGNATI

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (dato aggiornato al 31 gennaio 2026)

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐚 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 gestita da Stato ed enti locali (con il contributo fondamentale delle associazioni di volontariato) per i 𝐧𝐞𝐨-𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 si apre in molti casi una prospettiva tutta in salita potendo contare solo sulle proprie forze, fuori dal proprio Paese e senza il supporto garantito dei servizi pubblici che li assistono fino a quando sono ritenuti legalmente in grado di gestirsi in autonomia. La conquista di questa condizione per un giovane può essere allettante, dopo una permanenza che può protrarsi per anni in un centro di accoglienza, ma riserva incognite e rischi che possono manifestarsi in particolare se il giovane adulto entra in 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨. L’appoggio di una famiglia, di persone disponibili a riservare una parte del proprio tempo per donare anche solo scampoli di vita “normale” a questi ragazzi può fare la differenza.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (dato aggiornato al 31 gennaio 2026)

𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚, 𝐚𝐥 𝟑𝟏 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔, 𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚𝐭𝐢 erano circa 16mila, maschi per quasi il 90%; il 56% aveva 17 anni, il 21% 16, il resto – circa il 23% – fra 0 e 15 anni. Per molti di loro si avvicina quindi il momento di lasciare i centri di accoglienza tra i quali i cosiddetti 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 “𝐒𝐚𝐢”, strutture finanziate da un fondo nazionale e gestite con l’appoggio degli enti locali. A livello nazionale spiccano, tra le città più “accoglienti”, 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚, 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨, 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 e 𝐋𝐞𝐜𝐜𝐞. Per i Mna sono stati avviati diversi progetti, alcuni attivi da tempo. Uno, presentato l’11 marzo scorso a Ferrara, è denominato 𝐅@𝐬𝐭𝐞𝐫 𝟐.𝟎 ed è finanziato dal Fondo Asilo Migrazione e Integrazione (𝐅𝐚𝐦𝐢). Come hanno spiegato 𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐦𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢, responsabile del Servizio Affidi, la collega 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐃𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐬, entrambe in rappresentanza di Asp, e 𝐂𝐚𝐦𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐀𝐛𝐝𝐢𝐧𝐮𝐫, di Cidas, il nuovo progetto accomuna in Emilia Romagna 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚 (capofila), 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚, 𝐑𝐢𝐦𝐢𝐧𝐢, 𝐏𝐢𝐚𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 e 𝐑𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐄𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚.

𝐈 𝐓𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐎𝐑𝐒𝐈

𝐅@𝐬𝐭𝐞𝐫 𝟐.𝟎 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 interessate a prendersi cura di bimbi e ragazzi ospitati nei centri Sai (a Ferrara gli ospiti sono una ventina). Il grado di partecipazione e coinvolgimento dei volontari può essere più limitato o più esteso. La 𝐕𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐥𝐞 favorisce incontri ed esperienze comuni, legati alla disponibilità di tempo offerta dall’adulto, che non prevedono un trasferimento più o meno prolungato del minore in una struttura esterna: una gita fuori porta, il supporto scolastico, un film al cinema, una visita al museo, ad un Parco giochi etc.; l’𝐀𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 consente al giovane che ha già vissuto in comunità di poter vivere, anche qualche mese dopo il 18° anno di età, in una casa esterna al centro Sai; l’𝐀𝐟𝐟𝐢𝐝𝐨 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 è una forma di inserimento pensato per ragazzi e ragazze più giovani, fino al compimento della maggiore età. Sono percorsi, come hanno chiarito le tre operatrici, che prevedono il sostegno qualificato di un’equipe multidisciplinare a chi entra nel progetto. Per conoscere i dettagli dei “𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚’”, hanno aggiunto Mambelli, Dei Cas e Abdinur, si può contattare il team territoriale di Fami F@ster 2.0.

𝐈𝐍 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐎 𝐈𝐋 𝐕𝐎𝐋𝐎𝐍𝐓𝐀𝐑𝐈𝐀𝐓𝐎

𝐀𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 del territorio come “𝐃𝐚𝐦𝐦𝐢 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐨” (Marco Cappellari), “𝐓𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐨” (Enrico Beccarini), “𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐏𝐚𝐩𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐗𝐗𝐈𝐈𝐈” (Sonia Maestri), “𝐑𝐨𝐭𝐚𝐫𝐲 𝐂𝐥𝐮𝐛” (Marco Tartaglia) e 𝐀𝐠𝐞𝐯𝐨𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨. Come è stato ricordato, Agevolando mette a disposizione due appartamenti in città per i neo-maggiorenni che vengono assistiti oltre l’età della maturità per facilitare l’inserimento sociale. Con l’appoggio di un “tutore”, un rapporto che viene autorizzato da un giudice, un minore non accompagnato può usufruire infatti, fino a 21 anni, del cosiddetto “𝐩𝐫𝐨𝐬𝐢𝐞𝐠𝐮𝐨 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨”. L’obiettivo è migliorare le chance di inserimento in percorsi di studio o di lavoro.

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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