𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐒𝐲𝐝𝐧𝐞𝐲 𝐡𝐚 𝐢𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢. 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐞 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐨𝐠𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐠𝐢𝐚’ 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢. 𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐢𝐧𝐚 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐈𝐀 𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐢 𝐢𝐧 𝐯𝐢𝐠𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐮𝐬𝐨 𝐧𝐨𝐭𝐭𝐮𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐞𝐥𝐥𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢. 𝐌𝐚 𝐬𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞, 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞, 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨
(tempo di lettura: 4′)
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐠𝐥𝐢𝐬𝐡 (by Gemini’s translator)*:
𝐋’𝐀𝐮𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐨, dove stanno rapidamente confluendo altri compagni di strada, verso una regolamentazione dell’uso dei 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐞𝐧𝐧𝐢. Lo confermano le leggi e gli annunci dei Paesi, molti dei quali europei, che stanno intervenendo sulla stessa materia adottando o predisponendo strumenti normativi ad hoc. La linea dello Stato australe è stata chiaramente indicata con la legge entrata in vigore nel 2025: proteggere i ragazzi dall’𝐢𝐧𝐯𝐚𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥, dal 𝐜𝐲𝐛𝐞𝐫𝐛𝐮𝐥𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, dall’uso illimitato dello 𝐬𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐢𝐧𝐠 che produce disattenzione e alienazione, e dalla 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐰𝐞𝐛 su persone non dotate di sufficienti capacità di critica e di giudizio a causa di uno sviluppo neuro-psicologico ancora distante dal traguardo della cosiddetta “maturità”.
𝐀𝐆𝐆𝐈𝐑𝐀𝐓𝐈 𝐈 𝐃𝐈𝐕𝐈𝐄𝐓𝐈
𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 dei diretti interpellati e delle famiglie, è stata accolta da reazioni non unanimi, con commenti positivi e – all’opposto – genitori disposti ad aiutare i figli ad 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐞𝐭𝐨, fissato a 16 anni, utilizzando VPN, false identità, spostando l’accesso su altre piattaforme non citate dalla legge etc.. I servizi obbligati a uniformarsi (Facebook, TikTok, YouTube, Instagram, X, Threads, Snapchat, Reddit, Twitch e Kick) hanno espresso la loro contrarietà ma stanno mettendo in campo diverse modalità di 𝐬𝐞𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 basate soprattutto sull’interpretazione dei dati già disponibili sulla loro 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚’. Le cronache, tuttavia, hanno segnalato quasi subito casi di giovani esclusi per l’attribuzione errata dell’età anagrafica o ammessi pur non avendo raggiunto i 16 anni.
𝐅𝐑𝐀𝐍𝐂𝐈𝐀, 𝐒𝐏𝐀𝐆𝐍𝐀 𝐄 𝐑𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐔𝐍𝐈𝐓𝐎
𝐍𝐨𝐧𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨𝐬𝐚 𝐥’𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐡𝐚 𝐬𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 in diversi Paesi. Tra questi la 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚, che punta a rendere effettiva la legge entro l’inizio del prossimo anno scolastico, in attesa del via libera definitivo da parte del Senato. La Francia ha indicato un limite d’età inferiore rispetto a quello stabilito dalla legge australiana: 15 anni. Anche la 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 segue questa direzione e il premier, Pedro Sanchez, ha annunciato nelle scorse settimane un pacchetto di interventi sulla sicurezza digitale che attribuiscono alle piattaforme digitali la responsabilità di verificare l’età degli utenti con l’obbligo di bandire chi ha meno di 16 anni. La 𝐆𝐫𝐚𝐧 𝐁𝐫𝐞𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚 sta eseguendo una consultazione sul benessere dei minori che usano servizi on line in vista dell’introduzione di limiti all’accesso per i giovani che non hanno compiuto 16 anni.

𝐂𝐈𝐍𝐀, 𝐍𝐎𝐑𝐕𝐄𝐆𝐈𝐀, 𝐃𝐀𝐍𝐈𝐌𝐀𝐑𝐂𝐀, 𝐆𝐑𝐄𝐂𝐈𝐀
𝐋𝐚 𝐂𝐢𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐞𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 che, se verrà introdotto, imporrà ai minorenni di avere il consenso di un genitore o assimilato o di un tutore per utilizzare i chatbot integrati dall’Intelligenza artificiale, con un tempo di utilizzo agganciato all’età. Già da qualche anno utilizzare internet non è consentito ai minorenni sotto i 18 anni nelle ore notturne. I 15 anni potrebbero essere l’età minima per connettersi con i social in 𝐍𝐨𝐫𝐯𝐞𝐠𝐢𝐚, dove il divieto oggi viene superato con il compimento del 13° anno di età, e in 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚𝐫𝐜𝐚, dove si sta studiando una specifica normativa di regolamentazione. Avere compiuto 15 anni è il requisito che potrebbe essere richiesto a breve anche agli utenti dei social in 𝐆𝐫𝐞𝐜𝐢𝐚, dove la legge potrebbe imporre il divieto – da verificare con uno strumento già in uso per evitare l’acquisto ai minori di alcolici e tabacco, il Kid’s Wallet – anche nel caso di consenso all’accesso espresso dai genitori. La questione sollevata nel Paese del Partenone vuole combattere, fra l’altro, la riduzione dell’attenzione riservata allo studio e l’aggressività associata all’uso dei social.
𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎𝐆𝐀𝐋𝐋𝐎, 𝐌𝐀𝐋𝐄𝐒𝐈𝐀, 𝐒𝐋𝐎𝐕𝐄𝐍𝐈𝐀, 𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀
𝐈𝐧 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐨𝐠𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐚’ 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢: 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞 per i minori di 13 anni e il consenso dei genitori fra i 13 e i 16 anni, con sistemi tecnologici di identificazione dell’età anagrafica per i servizi digitali, social compresi. Mancano solo le norme applicative. Tra gli altri Paesi che si stanno muovendo in questo senso ci sono la 𝐌𝐚𝐥𝐞𝐬𝐢𝐚 e la 𝐒𝐥𝐨𝐯𝐞𝐧𝐢𝐚. In 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 l’età per il consenso digitale all’uso dei servizi integrati dall’Intelligenza artificiale è fissata a 14 anni (l’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚 ha indicato 16 anni lasciando però autonomia di scelta ai singoli Paesi). Il problema è il 𝐫𝐢𝐠𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐢 perché è risaputo che a usare i social (ormai tutte le piattaforme impiegano l’IA) sono spesso ragazzini lontani da quell’età.
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* Le foto realizzate con un servizio di Intelligenza artificiale
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