𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭 𝐝𝐢 𝐒𝐤𝐲. 𝐏𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐖𝐚𝐫𝐧𝐞𝐫. 𝐓𝐫𝐚 𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐬𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚, 𝐚𝐥 𝐭𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨. 𝐒𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐞 𝐢𝐥 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨. 𝐋𝐚 𝐬𝐪𝐮𝐚𝐝𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐡𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨, 𝐜𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐛𝐚𝐯𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚. 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐚𝐫𝐛𝐨
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:
(tempo di lettura: 5′)
𝐔𝐧 𝐩𝐨’ 𝐞𝐫𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐢𝐚. 𝐌𝐚 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐏𝐥𝐞𝐛𝐢𝐬𝐜𝐢𝐭𝐨, 𝐚 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢, riscaldata ieri sera da una platea da tutto esaurito e dalla musica del contest canoro di Sky, a svelare cosa si nascondeva dietro la X iniziale del talent: il 𝐑𝐨𝐛-𝐅𝐚𝐜𝐭𝐨𝐫. 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐒𝐜𝐚𝐧𝐝𝐮𝐫𝐫𝐚, 20 anni, ha vinto la 19esima edizione di 𝐗 𝐅𝐚𝐜𝐭𝐨𝐫 sfruttando nel migliore dei modi, assieme alla sua tutor 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐈𝐞𝐳𝐳𝐢, che ha saputo dirigerla con competenza e accortezza, le sue qualità vocali e la sua presenza scenica. Entrambe racchiuse in un corpo piccino e in un viso solo a prima vista ancora adolescente. In realtà 𝐑𝐨𝐛 è una cantante determinata e consapevole delle sue capacità, preparata, entusiasta e giustamente ambiziosa, fresca e coinvolgente nelle sue performance. Ma attenta anche a non strafare, a sposare con equilibrio la voce con la schitarrata 𝐩𝐨𝐰𝐞𝐫 𝐩𝐨𝐩 e con un pizzico di spirito 𝐩𝐮𝐧𝐤, finora più dichiarato attraverso il dress code e la gestualità che presente nella musica, comunque orientata verso il 𝐦𝐚𝐢𝐧 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦.

𝐑𝐎𝐁 𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐈𝐀
𝐈𝐞𝐫𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐚 𝐑𝐨𝐛 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚, 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐚𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐛𝐫𝐚𝐯𝐢 𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐢, il contratto di collaborazione con la 𝐖𝐚𝐫𝐧𝐞𝐫, il premio in palio per il primo classificato. Era una delle due donne sul palco a Napoli (𝐃𝐞𝐥𝐢𝐚 𝐁𝐮𝐠𝐥𝐢𝐬𝐢 si è piazzata al terzo posto) scelta dall’unica giudice presente al tavolo dei valutatori dell’edizione 2025, condiviso con tre maschietti: 𝐀𝐜𝐡𝐢𝐥𝐥𝐞 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐨, 𝐉𝐚𝐤𝐞 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐆𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐢. Rob ha subito messo in chiaro, interpretando a modo suo “Città vuota”, di Mina, che non sarebbe stata il vaso di coccio tra i quattro finalisti e ha proseguito la serata senza timidezze e complessi, galvanizzata più che intimorita dal confronto con una piazza live. 𝐃𝐞𝐥𝐢𝐚, catanese come Rob, 25 anni, è stata l’altra voce femminile della finale, una fuorisclasse: il terzo posto forse è dovuto più al repertorio, che ha uno spettro più ristretto rispetto a quello dei tre competitors, legato alla 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞, in particolare a quella siciliana, ma comunque ben selezionato, ragionato e qualificato, alla ricerca di un pubblico che chiede qualcosa che vada oltre l’ascolto del brano commerciale. Ha contribuito a rendere questa edizione la migliore degli ultimi anni.

𝐄𝐑𝐎𝐂𝐀𝐃𝐃𝐄𝐎 𝐄 𝐏𝐈𝐄𝐑𝐂
𝐄𝐫𝐨𝐂𝐚𝐝𝐝𝐞𝐨, 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐚𝐧𝐚𝐠𝐫𝐚𝐟𝐞 𝐃𝐚𝐦𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐂𝐚𝐝𝐝𝐞𝐨, 𝟐𝟕 𝐚𝐧𝐧𝐢, 𝐞’ 𝐢𝐥 “𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢𝐥𝐞”, secondo il calzante commento di 𝐉𝐚𝐤𝐞 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚, e ieri ha confermato la sua vocazione per un genere cantautorale apprezzato dal mercato (il suo inedito, “𝐏𝐮𝐧𝐭𝐨”, è stato tra i brani più cercati su Spotify). Ama atmosfere soffuse e sfumate, il successo di “Punto” indica una vena autorale moderna già sintonizzata con una fascia di ascoltatori. 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐂, 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐜𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐅𝐚𝐠𝐢𝐨𝐥𝐢, 𝟐𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢, è arrivato in finale, come si supponeva già dalle prime esibizioni, ma ha colto un risultato inferiore a quanto di poteva prevedere qualche settimana fa. Forse l’inedito non lo ha aiutato; rende ottimamente comunque con piano e voce, che non gli manca ed è ben modulata entrando senza difficoltà nelle pieghe dei brani d’atmosfera, anche grazie al falsetto.

𝐈 𝐐𝐔𝐀𝐓𝐓𝐑𝐎 𝐆𝐈𝐔𝐃𝐈𝐂𝐈
𝐈 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐥𝐨𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐮𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 e ce l’hanno fatta. 𝐉𝐚𝐤𝐞 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚 è stato il “regolatore” della tensione: sa dosare umorismo e schiettezza, interviene inoltre con una certa autorità quando qualche giudice appare troppo insistente o pressante nei confronti dei colleghi (e qualche volta lo è stato 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐆𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐢, che però era all’esordio e quindi aveva meno esperienza degli altri tre). 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐚 𝐈𝐞𝐳𝐳𝐢 ha commentato con garbo e puntualità le esibizioni di tutti, senza nascondere la sua proprietà di linguaggio. 𝐆𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐢 si è mosso su un versante più tecnico rispetto agli altri coach, ma ha anche mostrato di saper giocare abilmente con le parole, facendo da contraltare alle battute più calde e ruspanti di 𝐋𝐚 𝐅𝐮𝐫𝐢𝐚. L’attenzione di 𝐀𝐜𝐡𝐢𝐥𝐥𝐞 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐨 per la potenziale carriera dei concorrenti e i suoi consigli per “sopravvivere” nel mondo della musica, un viaggio oggi complicato da molte variabili, hanno generato qualche intemperanza – poco comprensibile peraltro – in qualche collega (Gabbani).

𝐆𝐈𝐎𝐑𝐆𝐈𝐀 𝐄 𝐈 𝐆𝐈𝐎𝐕𝐀𝐍𝐈 𝐀𝐑𝐓𝐈𝐒𝐓𝐈
𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚, 𝐬𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚, intervenendo quando il tempo stava sfuggendo di mano ai giudicanti e lasciando la presa, per evitare inutili frizioni, quando i giudici hanno fatto fatica a rispettare le regole (ma poi hanno dovuto chiedere scusa). Questa edizione del 𝐭𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭, per chiudere, ha dimostrato una volta di più che esistono altri modi, oltre 𝐒𝐚𝐧𝐫𝐞𝐦𝐨, per cercare nuove voci e opportunità di far crescere la musica nel Paese. Soprattutto che la presenza dei contest (quello di Sky non è l’unico) sta spingendo molti 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢 a coltivare non solo la propria passione per le note ma a prepararsi per arrivare, con una buona base tecnica da esibire, all’appuntamento con lo spettacolo. Dove è utile presentarsi anche con 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞, una sollecitazione quest’ultima sottolineata e ribadita soprattutto da 𝐀𝐜𝐡𝐢𝐥𝐥𝐞 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐨. Per la serata finale due guest stars: 𝐋𝐚𝐮𝐫𝐚 𝐏𝐚𝐮𝐬𝐢𝐧𝐢 e 𝐉𝐚𝐬𝐨𝐧 𝐃𝐞𝐫𝐮𝐥𝐨.
* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by an AI platform)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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