𝐈𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐚 𝐞𝐠𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐟𝐢𝐧 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨. 𝐋𝐮𝐧𝐞𝐝𝐢’ 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐨 𝟐.𝟔𝟎𝟎 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐥𝐞𝐛𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨. 𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐦𝐢𝐬𝐜𝐞𝐥𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐤, 𝐬𝐨𝐮𝐥, 𝐫&𝐛, 𝐡𝐢𝐩 𝐡𝐨𝐩, 𝐣𝐚𝐳𝐳 𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐠𝐚𝐞. 𝐌𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐞’ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨, 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐩𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐠𝐞𝐧𝐝𝐨𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐥𝐜𝐨

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 4′)

𝐍𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐛𝐢𝐬, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐏𝐚𝐠𝐚𝐧𝐢𝐧𝐢. 𝐄𝐫𝐲𝐤𝐚𝐡 𝐁𝐚𝐝𝐮, lunedì sera (10 novembre), è uscita di scena salutando la platea con le braccia alzate, come sul traguardo di una competizione sportiva, ma non è tornata a cantare. Niente di grave: il concerto – ore 21, 𝐒𝐚𝐥𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐂𝐞𝐜𝐢𝐥𝐢𝐚, 𝐀𝐮𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐮𝐦 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 “𝐄𝐧𝐧𝐢𝐨 𝐌𝐨𝐫𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐞”, 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚 – è stato un altro successo vissuto e condiviso con il suo pubblico. La cantante americana ha organizzato un tour per celebrare il 25° anniversario dall’uscita dell’album 𝐌𝐚𝐦𝐚’𝐬 𝐆𝐮𝐧, pubblicato in un momento travagliato della sua vita ma a cui deve una parte importante del suo successo. Sul palco della capitale è comparsa 35 minuti dopo l’orario ufficiale, un’ora e mezza più tardi ha lasciato la platea in un tripudio di applausi quando le storiche tracce del disco, integrate da qualche brano alieno come la recentissima “𝐁𝐥𝐚𝐜𝐤 𝐁𝐨𝐱” incisa con gli Alchemist, erano state tutte suonate. Il concerto, che ha richiamato circa 2.600 spettatori (terza data in Italia, dopo le due milanesi), ha riproposto le 𝐞𝐜𝐜𝐞𝐥𝐥𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐯𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞𝐫 di una cantante che ha reso omaggio anche a se stessa, come fa in una parte dei suoi testi. In scena, dove si è presentata con un outfit che non sfigurerebbe sulla testa di una dea egizia, è entrata con un giaccone rosso indossato sopra varie imbottiture, abiti di cui si è liberata, uno strato dopo l’altro, nel corso dello spettacolo per mostrarsi avvolta nel finale in indumenti etnici con una cuffia scura a coprire i capelli.

𝐈 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 “𝐆𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐬𝐈𝐧𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚”: il link qui.

𝐔𝐍 𝐒𝐔𝐎𝐍𝐎 𝐒𝐏𝐀𝐙𝐈𝐀𝐋𝐄

𝐌𝐚𝐦𝐚’𝐬 𝐆𝐮𝐧 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟎𝟎, opera concepita sulla soglia del nuovo secolo. Forse anche per questo motivo fa dialogare l’eredità del tempo che finisce con i primi semi che germoglieranno nel decennio che sta cominciando. E allora, tra chi non si accontenta di inseguire il mainstream, la musica può diventare fusione sapiente di generi e stili diversi. Erykah Badu mescola magistralmente 𝐟𝐮𝐧𝐤, 𝐧𝐞𝐰 𝐬𝐨𝐮𝐥, 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐣𝐚𝐳𝐳 𝐞 𝐫𝐲𝐭𝐡𝐦’𝐧 𝐛𝐥𝐮𝐞𝐬, 𝐡𝐢𝐩 𝐡𝐨𝐩 (in carriera ha cantato anche con i Roots) e 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐚𝐞 (appena accennato nell’incedere, lentissimo, di “𝐈𝐧 𝐥𝐨𝐯𝐞 𝐰𝐢𝐭𝐡 𝐲𝐨𝐮”), tenendo insieme il tutto con una voce adamantina e potente, certamente rafforzata da grandiosi effetti di eco, che a tratti hanno reso il suono piuttosto “spaziale”.

𝐈𝐥 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐄𝐫𝐲𝐤𝐚𝐡 𝐁𝐚𝐝𝐮 𝐚 𝐑𝐨𝐦𝐚 (𝟏𝟎 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓)

𝐄’ 𝐔𝐍𝐀 𝐅𝐄𝐒𝐓𝐀 𝐄 𝐐𝐔𝐈𝐍𝐃𝐈 𝐒𝐈 𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐡𝐚 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐮𝐬𝐚, 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐥𝐞. Ma brano dopo brano, quando il ritmo si faceva più ipnotico, dalle poltroncine 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐳𝐚𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐛𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 mentre lei dialogava cantando, faccia a faccia, con gli spettatori assiepati sotto il palco. Momenti magici, che hanno spinto il pubblico a rispondere ad ogni vocalizzo, 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨 che l’artista dirigeva da vera protagonista invocando il controcanto della platea e creando siparietti. Confermando, di fatto, che 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐞𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚.

𝐄𝐫𝐲𝐤𝐚𝐡 𝐁𝐚𝐝𝐮 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨 (𝐑𝐨𝐦𝐚)

𝐔𝐍𝐀 𝐁𝐑𝐄𝐂𝐂𝐈𝐀 𝐍𝐄𝐋 𝐒𝐈𝐏𝐀𝐑𝐈𝐎 𝐋𝐀𝐒𝐄𝐑

𝐍𝐞𝐥 𝐯𝐚𝐫𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐢 𝐥’𝐚𝐭𝐦𝐨𝐬𝐟𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐬𝐮𝐫𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐚𝐧 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞. Il concerto ha rinfrescato il sound di veri capolavori, da “𝐃𝐢𝐝𝐧’𝐭 𝐂𝐡𝐚 𝐊𝐧𝐨𝐰”, testo interrogativo sulla strada da intraprendere per rimediare a qualche sbaglio nella vita, a 𝐂𝐥𝐞𝐯𝐚, che confina in un angolo le imperfezioni del fisico per mettere al centro della scena la creatività, a 𝐁𝐚𝐠 𝐋𝐚𝐝𝐲, un invito a sbarazzarsi del troppo e ad aggrapparsi a se stessi, a “𝐁𝐨𝐨𝐭𝐲”, dove il linguaggio si fa più sboccato: sesso, tradimento ma anche lealtà; fino a 𝐊𝐢𝐬𝐬 𝐌𝐞 𝐎𝐧 𝐌𝐲 𝐍𝐞𝐜𝐤, sull’amore benefico, contro l’abuso. Per soddisfare i fans Erykah Badu si è esibita tamburellando sui tasti di una console da dj e, pochi minuti prima di salutare, si è concessa agli autografi sporgendosi dal palcoscenico per griffare dischi e notebook. Il rapporto, lasciato sempre aperto con il pubblico e con i musicisti che la affiancavano, è 𝐮𝐧’𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐯𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐞. Lei lo sa bene e ha creato un apposito sketch mimando i tentativi di attraversare un fascio di luce laser come fosse un sipario: con l’accompagnamento di basse frequenze elettroniche alla fine ha aperto un varco e 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐫𝐢𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐟𝐨𝐧𝐨, rimasto “orfano” oltre il velo di luce. Alle 23.05 i saluti, senza bis. Ma la musica non si è fermata. Mentre lei usciva in tutta fretta avvolta dal buio, a risuonare dalle casse lasciava il groove indemoniato di un’altra voce nera mai dimenticata, quella di James Brown.

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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