𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐮𝐬𝐨 𝐢𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐀. 𝐀𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐮𝐫𝐚: 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐚’ 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 “𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐨” 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞. 𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐚 𝐠𝐨𝐥𝐚 𝐚𝐢 𝐦𝐚𝐥𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢, 𝐥’𝐚𝐦𝐦𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐨𝐲𝐚𝐥𝐭𝐢𝐞𝐬 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚’ 𝐬𝐯𝐞𝐝𝐞𝐬𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝟏𝟎 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐢
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 4′)
«Attivando l’opzione dell’auto-doppiaggio nel proprio canale, è possibile permettere a YouTube di tradurre e doppiare automaticamente i video in inglese, e prossimamente in molte altre lingue. Un contenuto in italiano, ad esempio, potrà essere visualizzato da uno spettatore negli Stati Uniti con 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐢𝐧𝐠𝐥𝐞𝐬𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐀», scrive Mirko Delfino, esperto di YouTube, nella sua guida all’uso dello strumento. Per chi pubblica contenuti che intende proporre ad un pubblico internazionale, una manna dal cielo. Ma l’Intelligenza artificiale oggi è in grado di aiutare in tempo reale anche 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦𝐢𝐧𝐠 che non parla la stessa lingua della platea: può clonare la propria voce e, con un sistema software molto avanzato, essere compreso in diretta dal pubblico di un altro Paese. Le novità in questo campo si susseguono molto velocemente ed è complicato rimanere aggiornati su tutto.
𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐕𝐀𝐍𝐓𝐀𝐆𝐆𝐈
𝐋𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨, 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐨, anche i fondamentali dei rapporti umani. E non tutti ne sono entusiasti. C’è chi sta già lavorando per ridurre l’impatto dannoso dell’uso incontrollato e illegale di questi prodotti. 𝐂𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐜𝐥𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨’ 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐫𝐮𝐟𝐟𝐚 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐟𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚 molto più semplicemente che con mezzi tradizionali, ma ci si può appropriare anche del lavoro di altri e anche guadagnarci. Per alcune categorie professionali (𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢) il rischio di comparire in contesti lontanissimi dai progetti a cui hanno realmente partecipato è aumentato di pari passo con l’introduzione degli strumenti di clonazione vocale e dell’immagine.
𝐒𝐏𝐀𝐙𝐙𝐀𝐓𝐔𝐑𝐀 𝐃𝐈𝐆𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄
«𝐍𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐩𝐨𝐭𝐞𝐬𝐢, 𝐥’𝐈𝐀 𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐬𝐭𝐢 per creare musica e agli ascoltatori per scoprirla. 𝐍𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞, 𝐥’𝐈𝐀 𝐩𝐮𝐨’ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐦𝐚𝐥𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 e “content farm” per 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐨 𝐢𝐧𝐠𝐚𝐧𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢, spingere “contenuti spazzatura” (“slop”) nell’ecosistema e interferire con gli artisti autentici che lavorano per costruire le loro carriere», scrive Spotify, che ha annunciato l’adozione di specifiche misure di contrasto a queste forme di invasione che minacciano il diritto d’autore. Come riporta la rivista 𝐒𝐐 𝐌𝐚𝐠𝐚𝐳𝐢𝐧𝐞, specializzata sull’analisi dei servizi di IA sul web, il valore del mercato globale dello streaming musicale viene stimato nel 2025 in 𝟔𝟐,𝟑 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐢. Spotify ne controlla la fetta più grossa, con il 31.7% sul totale di abbonati, seguita dalla cinese Tencent (14.4%), Apple Music (12,6%), Amazon Music (11,1%) e YouTube Music (9.7%). Comprensibile quindi la dimensione dell’intervento compiuto da Spotify sui contenuti presenti sulla piattaforma: «Negli ultimi 12 mesi, un periodo segnato dall’esplosione degli strumenti di IA generativa, 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟕𝟓 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐦 da Spotify», ha precisato l’azienda. Intanto il sito di Claila, un assistente software che utilizza l’Intelligenza artificiale, riporta «che i team di ricerca stanno affrontando il clonaggio cross-lingual, dove un campione inglese produce discorsi fluidi in giapponese o swahili con la stessa identità vocale».
𝐓𝐎𝐑𝐓𝐀 𝐃𝐀 𝐌𝐈𝐋𝐈𝐀𝐑𝐃𝐈 𝐃𝐈 𝐃𝐎𝐋𝐋𝐀𝐑𝐈
𝐈𝐥 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐟𝐚𝐥𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢? «I pagamenti totali per la musica su Spotify sono cresciuti da 1 miliardo di dollari nel 2014 a 10 miliardi nel 2024 – scrive la piattaforma svedese – Ma 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐠𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢. Tattiche di spam come caricamenti di massa, duplicati, SEO hack, (la manipolazione dei risultati di ricerca, ndr), abuso di tracce artificialmente brevi e altre forme di slop sono diventate più facili da sfruttare poiché gli strumenti di IA semplificano per chiunque la generazione di grandi volumi di musica». Da qui l’annuncio che «lanceremo un 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐟𝐢𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐧𝐭𝐢-𝐬𝐩𝐚𝐦 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐞 (entro l’autunno, ndr) – un sistema che identificherà gli uploader e le tracce che si impegnano in queste tattiche, li etichetterà e 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚’ 𝐝𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐥𝐢. Vogliamo essere attenti a garantire di non penalizzare gli uploader sbagliati, quindi implementeremo il sistema in modo conservativo nei prossimi mesi e continueremo ad aggiungere nuovi segnali al sistema man mano che emergeranno nuovi schemi».
𝐅𝐀𝐋𝐒𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐀𝐔𝐓𝐎𝐑𝐈𝐙𝐙𝐀𝐓𝐀
𝐋𝐚 𝐜𝐥𝐨𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐚’ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚 solo se l’artista clonato ha autorizzato specificamente l’uso, questa una delle regole adottate da Spotify. Un nuovo standard di settore per le dichiarazioni sull’IA verrà utilizzato nel rapporto con gli artisti e detentori di diritti e consentirà di «indicare chiaramente 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥’𝐈𝐀 𝐡𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 nella creazione di una traccia – che si tratti di voci, strumentazione o post-produzione generate dall’IA». Insomma, sintetizza 𝐒𝐩𝐨𝐭𝐢𝐟𝐲, «nella migliore delle ipotesi, l’IA sta aprendo nuove incredibili possibilità agli artisti per creare musica e agli ascoltatori per scoprirla. Il futuro dell’industria musicale è in fase di definizione e crediamo che 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐀 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 sia essenziale per abilitare il suo potenziale per artisti e produttori».
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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