𝐋𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐛𝐚𝐫, 𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐩𝐞𝐬𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐥’𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞. 𝐔𝐧 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐨𝐧 𝐭𝐡𝐞 𝐫𝐨𝐚𝐝 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐩𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 “𝐪𝐮𝐢 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚’ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨”
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
𝐄’ 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐭𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨, a Venezia, quando incontra il mare. E così che scorre la vita di 𝐃𝐨𝐫𝐢𝐚𝐧𝐨 e di 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐁𝐢𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢, due “vinti” che si sono arresi alle circostanze della vita e che hanno accettato la loro condizione di debolezza di fronte a un mondo dove le cose andranno sempre peggio, perché chi conta «distruggerà tutto questo». «Tutto questo» è il Veneto, la campagna, il borgo, la piccola città. Doriano e Carlo Bianchi attraversano il territorio per una notte intera trascinandosi dietro lo spettatore del film “𝐋𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐮𝐫𝐚” e un giovane, 𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐨 (interpretato dall’attore 𝐅𝐢𝐥𝐢𝐩𝐩𝐨 𝐒𝐜𝐨𝐭𝐭𝐢), studente molto più giovane dei sodali che frequenterà per qualche ora. Sono luoghi lontani dalle 𝐭𝐫𝐚𝐢𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐢 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢. La telecamera incontra una di queste tappe, 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚, ripresa in un mattino livido e opaco sul molo di 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨, ancora libero dall’affollamento dei visitatori che stravolgeranno totalmente il paesaggio.
𝐏𝐢𝐞𝐫𝐩𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐯𝐢𝐥𝐥𝐚 (𝐃𝐨𝐫𝐢𝐚𝐧𝐨) 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦: qui il link.
𝐀 𝐃𝐨𝐫𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐏𝐢𝐞𝐫𝐩𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐯𝐢𝐥𝐥𝐚, e Carlo Bianchi (l’attore 𝐒𝐞𝐫𝐠𝐢𝐨 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐨), perdenti nella vita, è rimasto un solo sogno che potrebbe dare l’ultima svolta, il cambio di rotta definitivo, ma la delusione è ancora dietro l’angolo, che li attende inesorabile. Resta l’𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥, l’abitudine a 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐝𝐢𝐫𝐬𝐢, a non accorgersi dello 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, l’illusione di trovare la chiave per capire e spiegare, in quattro parole, il segreto che si cela dietro il caotico e indecifrabile cammino dell’umanità. Ma la bottiglia è sempre lì: se il mistero non si svela c’è sempre l’ultimo sorso.
𝐈𝐌𝐏𝐀𝐑𝐀𝐑𝐄 𝐐𝐔𝐀𝐋𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐃𝐈 𝐍𝐔𝐎𝐕𝐎
I𝐈𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐭𝐨, 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐒𝐨𝐬𝐬𝐚𝐢, ha deciso di raccontare l’altro mondo, quello che spesso si ritrova intrappolato in un vicolo cieco. Il passo è lento, perché la 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚, quella un po’ sonnacchiosa, lontana dalle luci delle città, va avanti così tra speranze, anche tradite, e sconforto, quando il percorso è segnato da un buco, da 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨. E’ la realtà dimenticata, quella che 𝐥𝐞 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐚𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 ma che conta come l’altra, certe volte di più. Come quando il mondo ha scoperto l’America profonda, rimasta nascosta per decenni, che ha portato alla presidenza Donald Trump. Alla fine restano alcune immagini e, finita la proiezione in sala, l’impressione impalpabile ma concreta di 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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