𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Intelligenza artificiale/La difesa del posto di lavoro è già un incubo. Cassieri, camionisti, giornalisti, ingegneri e artisti. Tutti a rischio

𝐂𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐟𝐫𝐚 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐞𝐰 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐡𝐚 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐚𝐯𝐫𝐚’ 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.𝐄 𝐭𝐢𝐦𝐨𝐫𝐢 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐀 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 4′)

𝐔𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐢𝐦𝐨𝐫𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐮𝐬𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐬𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 riguarda i possibili effetti della sua diffusione sui 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. Lo stupore per le applicazioni dell’IA e per le sue potenzialità, con il tempo e con una 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 per le persone e per le imprese, sta lasciando spazio 𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐭𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞. I giudizi però tendono a distribuirsi in modo molto differente in base ai livelli di conoscenza acquisiti sui possibili impieghi di questa tecnologia. Il 𝐏𝐞𝐰 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫, di Washington D.C., ha dedicato una parte del suo ultimo studio, in cui ha sondato esperti di IA e pubblico generico, alle prospettive per l’occupazione e ha verificato che l’opinione sull’impatto dell’Intelligenza artificiale muta proprio con il variare delle expertise. «Nella nostra attuale indagine, il 64% del pubblico pensa che l’IA porterà a 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝟐𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 mentre una percentuale molto minore di esperti intervistati dice la stessa cosa (39%). – scrive il centro di ricerca – Ma quando chiediamo di lavori specifici troviamo punti in comune. Alcuni lavori – come 𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐬𝐢𝐞𝐫𝐢 – sono ampiamente considerati a rischio. Circa tre quarti degli adulti statunitensi e degli esperti di IA affermano, allo stesso modo, che nei prossimi 20 anni l’IA porterà a meno posti di lavoro di questo tipo negli Stati Uniti».

𝐏𝐑𝐎𝐅𝐄𝐒𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐀 𝐏𝐄𝐑𝐃𝐄𝐑𝐄

𝐌𝐚 𝐥’𝐨𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐯𝐨𝐥𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢. Circa la metà o più del campione afferma che la restrizione delle opportunità di lavoro riguarderà anche 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢, 𝐢𝐧𝐠𝐞𝐠𝐧𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐨𝐟𝐭𝐰𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐢 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐫𝐢𝐜𝐚. «D’altra parte, mentre il 62% degli esperti si aspetta meno posti di lavoro per i 𝐜𝐚𝐦𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢, questa percentuale scende al 33% tra il pubblico. Quest’ultimo è più propenso degli esperti che abbiamo intervistato ad aspettarsi una perdita di posti di lavoro legata all’IA per professioni come 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢, 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐞 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢», riporta ancora il Pew Research Center. Non tutti, però, hanno le idee chiare, oggi, e accettano di fare previsioni: «Le percentuali di adulti statunitensi che affermano di essere incerti vanno dal 13% al 26%, a seconda del lavoro». In generale il pubblico è più ansioso degli esperti riguardo alla perdita di posti di lavoro (il 56% contro 25% è estremamente o molto preoccupato), prosegue il centro studi, ma è una preoccupazione che si aggiunge ad altre: sulla 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐞𝐬𝐚𝐭𝐭𝐞, sul 𝐟𝐮𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚’ come sull’𝐮𝐬𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢, e su questo terreno le valutazioni di esperti e non esperti tendono a convergere: «Ad esempio, il 66% degli adulti nel complesso e il 70% degli esperti sono 𝐚𝐥𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐞𝐬𝐚𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐀».

𝐔𝐍𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐄 𝐃𝐈𝐕𝐄𝐑𝐒𝐈𝐓𝐀’

𝐋𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 indicano un altro punto su cui il peggioramento potrebbe essere sensibile: la 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚. In pratica un ulteriore sfilacciamento delle relazioni e dei rapporti tra le persone i cui effetti sono già visibili oggi, un sottoprodotto dell’uso massivo dei social. Ma qui il parere fra chi ha competenze nel settore e il cittadino indistinto si divarica: «Mentre il 57% del pubblico è altamente preoccupato che l’IA porti a una minore connessione tra le persone, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐚𝐥 𝟑𝟕% 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨», aggiunge il Pew Center. Su altri temi l’atteggiamento complessivo cambia. Le decisioni prese dall’IA, infatti, trovano sulle barricate il 55% di entrambi i gruppi. 𝐏𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢 𝐬𝐮 𝐫𝐚𝐳𝐳𝐚, 𝐞𝐭𝐧𝐢𝐚 𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 «dominano spesso le discussioni sull’IA, dagli algoritmi di assunzione al processo decisionale medico – scrive il gruppo di ricercatori – Le aziende di IA stanno affrontando i 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢 𝐫𝐚𝐳𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢 e di genere nei loro modelli migliorando il modo in cui i modelli vengono addestrati. Ci sono anche crescenti richieste di 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 per contrastare i pregiudizi ma questi sforzi hanno incontrato resistenza poiché le aziende riducono queste iniziative». La diversità sembra uno dei punti deboli del processo con cui l’IA sta penetrando nel mondo del lavoro. I tre quarti degli esperti affermano infatti che le 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐛𝐢𝐚𝐧𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐛𝐞𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐞, ma solo la metà lo dice riguardo alle prospettive degli 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐚𝐬𝐢𝐚𝐭𝐢𝐜𝐢, e percentuali ancora più piccole riguardo alle opinioni degli 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐫𝐢 𝐨 𝐢𝐬𝐩𝐚𝐧𝐢𝐜𝐢. (2-fine, la puntata precedente pubblicata il 9 ottobre scorso)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Posted in , , , ,

Rispondi

Scopri di più da GuardarsIntorno.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

MENU