𝐈𝐧𝐜𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐞𝐫𝐦𝐢 𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐚𝐜𝐜𝐚 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢. 𝐔𝐧’𝐢𝐧𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐖𝐚𝐬𝐡𝐢𝐧𝐠𝐭𝐨𝐧 𝐏𝐨𝐬𝐭 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐢𝐦𝐛𝐚 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚. 𝐄 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐥𝐦 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐨
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 4′)
𝐂’𝐞’ 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐠𝐫𝐚𝐭𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 agli organizzatori di un convegno nel quale si è stati invitati come ospiti. Lo si può fare a parole, in modo chiaro e pubblicamente, oppure sposando una causa, la stessa che ha motivato gli organizzatori del convegno. Certe volte, però, è difficile capire chi deve ringraziare chi: perché il relatore condivide personalmente le stesse opinioni di chi lo ha invitato. 𝐈𝐧𝐜𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚, giornalista tv dalla carriera veloce, ex vicedirettrice del Tg1 da pochi mesi nominata direttrice dell’Ufficio stampa Rai, ha usato parole talmente taglienti per difendere le scelte compiute da Israele durante l’occupazione militare a Gaza 𝐝𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢. Lei ha guidato una testata tra le più vicine alle posizioni del governo (che a sua volta ha sostenuto ciecamente Israele e il suo potente tutore, il presidente Usa Donald Trump, mentre nel mondo e in Italia si succedevano imponenti manifestazioni contro l’esecutivo guerrafondaio guidato da Benjamin Netanyahu) e ieri ha spiegato con tono perentorio, durante i lavori di un convegno organizzato dall’𝐔𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚’ 𝐞𝐛𝐫𝐚𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐞 e dal Cnel sulla tragedia di Gaza, che «𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚 𝐦𝐢𝐭𝐫𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐯𝐢𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐞𝐫𝐦𝐢» (qui: https://www.youtube.com/shorts/eaB-eLahLgQ).
𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐓𝐈 𝐔𝐒𝐀𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐁𝐄𝐑𝐒𝐀𝐆𝐋𝐈𝐎
𝐈𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 per documentare quanto è avvenuto in due anni di assalto militare non le ha suscitato il minimo dubbio e neanche il fatto che in questo stesso periodo 𝐬𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐𝟓𝟎 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 (civili inermi o terroristi? come li qualificava invece l’Idf). Per lei il massacro dei civili era un teatrino organizzato da Hamas, mentre per i giornalisti esiste solo la «vergogna, vergogna, vergogna» per il suicidio della categoria, cioè il giornalismo senza spirito critico, che non verifica le fonti. Ma forse farebbe bene a spiegare – oggi da direttrice dell’Ufficio Stampa Rai – 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞’ 𝐢𝐥 𝐓𝐠𝟏, 𝐞𝐱 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐫𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐞’ 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐨𝐥𝐚, 𝐚𝐝 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨.
𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐒𝐂𝐎𝐋𝐓𝐈 𝐈𝐍 𝐂𝐀𝐃𝐔𝐓𝐀
𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐜𝐞 𝐧𝐞𝐠𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 dopo aver lavorato fino a poco tempo fa in una testata in calo di ascolti, pressata dalla 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐠𝟓 che in qualche caso si è piazzato davanti nella lotta serale per lo share. Con quelle parole ha assestato 𝐮𝐧 𝐮𝐥𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨. Questo avviene mentre nei cinema italiani viene proiettato un film, “𝐋𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐇𝐢𝐧𝐝 𝐑𝐚𝐣𝐚𝐛” (qui un interessante articolo del Post sulla sua produzione: https://short-url.org/1hn4k), che racconta la straziante vicenda di una 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝟔 𝐚𝐧𝐧𝐢, unica sopravvissuta durante la fuga da Gaza assieme ai familiari, poi deceduta dopo una lunga telefonata con la 𝐌𝐞𝐳𝐳𝐚𝐥𝐮𝐧𝐚 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐚 (la Croce Rossa palestinese) che nulla ha potuto per portare soccorso alla piccola e ha 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐞𝐪𝐮𝐢𝐩𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐜𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐫𝐥𝐚 (tutti trovati morti a poche decine di metri dall’auto della bimba).
𝐓𝐑𝐄𝐂𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐂𝐎𝐋𝐏𝐈
I𝐥 𝐯𝐞𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐮𝐠𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐥𝐦, 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟑𝟎𝟎 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐚 𝐟𝐮𝐨𝐜𝐨 e, come hanno evidenziato alcune inchieste giornalistiche, nei pressi dell’auto c’erano i 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐚𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢 𝐢𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢. Ma non è stato uno scoop del Tg1 (l’inchiesta è del 𝐖𝐚𝐬𝐡𝐢𝐧𝐠𝐭𝐨𝐧 𝐏𝐨𝐬𝐭: https://short-url.org/1cF3j). Bisognerebbe quindi capire, secondo 𝐈𝐧𝐜𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚, se anche il luogo in cui è stato sterminato quell’intero gruppo familiare è stato allestito per creare un teatrino con l’obiettivo di «dare il 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨 𝐎𝐬𝐜𝐚𝐫 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐚𝐝 𝐇𝐚𝐦𝐚𝐬». Ma forse è solo un modo per esorcizzare la possibilità che il film sia davvero in corsa per la statuetta. La regista 𝐊𝐚𝐨𝐮𝐭𝐡𝐞𝐫 𝐁𝐞𝐧 𝐇𝐚𝐧𝐢𝐚 ha realizzato un documento che lacera l’anima, mescolando realtà e ricostruzione dei fatti, aprendo una porta sul dietro le quinte di un massacro che passerà alla Storia come uno dei più brutali e disumani degli ultimi decenni, già classificato come “genocidio”.
𝐃𝐀𝐋 𝐆𝐄𝐍𝐎𝐂𝐈𝐃𝐈𝐎 𝐀𝐋𝐋’𝐀𝐁𝐎𝐑𝐓𝐎
𝐄’ 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐬𝐫𝐚𝐞𝐥𝐞 ora ha tutto l’interesse – con l’esercito in ritiro da Gaza – a 𝐫𝐢𝐩𝐮𝐥𝐢𝐫𝐞 𝐥’𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚’. A salvare governanti che rischiano 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐭𝐫𝐨𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨, alcuni dei quali hanno affermato chiaramente, e con soddisfazione, che la distruzione della Striscia era ormai compiuta e bisogna quindi pensare alla 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Una torta che fa gola a tanti, tra progetti – sostenuti anche dal presidente Usa – che tracciano per Gaza 𝐮𝐧 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢. Tutto questo dopo che 𝐈𝐧𝐜𝐨𝐫𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚, che oggi nega o ritiene “fake news” le «sventagliate di mitragliate» dell’Idf contro i civili inermi (il film “La voce di Hind Rajab” a questo proposito è illuminante) si accalorava un anno e mezzo fa per affermare che 𝐥’𝐚𝐛𝐨𝐫𝐭𝐨», 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢’, «𝐞’ 𝐮𝐧 𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨».
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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