𝐔𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐞𝐰 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐟𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨. 𝐒𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨. 𝐓𝐢𝐦𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 4′)
𝐐𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐥’𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞 interamente composta da un programma che utilizza l’Intelligenza artificiale? E come cambia il giudizio su un candidato se ha letto un discorso politico scritto con i suggerimenti dell’IA? Da qualche tempo, oltre a monitorare le nuove opportunità offerte dagli aggiornamenti di questi sofisticatissimi software, sempre più utilizzati in ogni ambito non solo lavorativo, si è cominciato a valutare come questo progressivo avanzamento della tecnologia nell’𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐞 venga accolto dal pubblico. La risposta del 𝐏𝐞𝐰 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫, di Washington D.C., fa emergere 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮’ 𝐩𝐫𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐞’ 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐢𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚, casi in cui l’apporto dell’IA rischia di infliggere un danno alla credibilità o all’affidabilità di chi intende conservare o migliorare queste qualità.
𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐋𝐀𝐒𝐒𝐈𝐒𝐓𝐀
𝐈𝐥 𝐏𝐞𝐰 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐡𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 quanto può pesare questo giudizio. In uno studio recente, in cui ha analizzato il rapporto della popolazione statunitense riguardo all’utilizzo di risorse sofisticate come l’Intelligenza artificiale. 𝐥𝐥 𝟕𝟏% 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐡𝐚 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐝𝐚𝐭𝐨 se avesse saputo che il discorso pronunciato, molto gradito, conteneva un contributo elaborato con l’uso dell’IA. Il centro ha realizzato un sondaggio diretto a due tipologie di pubblico: cittadini comuni americani ed esperti nel campo dell’IA. Le differenze sono marcate: «Gli esperti – scrive il centro di ricerca – sono molto 𝐩𝐢𝐮’ 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐚𝐥 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, anche per quanto riguarda i 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨. Ad esempio, gli esperti che abbiamo intervistato sono molto più propensi rispetto agli americani in generale, a credere che l’IA avrà un impatto molto o piuttosto positivo sugli Stati Uniti nei prossimi 20 anni (56% contro 17%). Entrambi i gruppi desiderano un maggiore controllo personale sull’IA e 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐚». Il “lassismo” è la linea della presidenza 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩: nessun vincolo alla ricerca e all’applicazione commerciale dei risultati degli studi sull’apprendimento degli apparati informatici.
𝐏𝐈𝐔’ 𝐃𝐀𝐍𝐍𝐈 𝐎 𝐏𝐈𝐔’ 𝐁𝐄𝐍𝐄𝐅𝐈𝐂𝐈
𝐈𝐥 𝐏𝐞𝐰 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨, 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢, è emersa anche una differenza di genere, «con 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐨𝐭𝐭𝐢𝐦𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐀 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞». I dati confermano, uno dopo l’altro, che la percezione sui rischi dell’uso dell’Intelligenza delle macchine è molto diversa: «𝐈𝐥 𝟒𝟕% 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 afferma di essere più entusiasta che preoccupato per l’aumento dell’uso dell’IA nella vita quotidiana, tale percentuale 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝟏𝟏% 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨». Tra le valutazioni sintetizzate analizzando l’esito dell’indagine c’è questo: «Molti più esperti intervistati credono che queste tecnologie porteranno loro 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢 personali (76%) piuttosto che 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐢 (15%). Il pubblico è molto più propenso a pensare che l’IA, invece, gli farà del male (43%) piuttosto che portargli benefici (24%)». E la distanza si conferma se il discorso si sposta sugli effetti che l’impiego di questa risorsa avrà 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: «II 73% degli esperti di IA intervistati – sottolinea il 𝐏𝐞𝐰 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 – afferma che l’IA avrà un impatto molto o piuttosto positivo sul modo in cui le persone svolgono il loro lavoro nei prossimi 20 anni, tale percentuale scende al 23% tra gli adulti statunitensi».
𝐋𝐀 𝐂𝐀𝐔𝐓𝐄𝐋𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐎𝐍𝐍𝐄
𝐔𝐧’𝐚𝐟𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 riguarda il ruolo dell’IA nella scelta delle persone. Esperti e non esperti concordano sul fatto (circa il 90% del totale) che l’impiego dell’IA 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐫𝐚’ «𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢. Piccole percentuali in ciascun gruppo dicono lo stesso 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐞». Si chiede un 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐨 sull’impatto che l’IA può avere sulle loro vite, tra i generi «𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐚𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐀. Questo è vero nell’attuale indagine. Ad esempio, il 22% degli uomini pensa che l’IA avrà un impatto positivo sugli Stati Uniti, rispetto al 12% delle donne», percentuale di si divarica ancora di più fra gli esperti intervistati. 𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐞𝐠𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 su alcuni aspetti: ad esempio, «sei esperti su dieci che lavorano 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐞 𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚’ hanno poca o nessuna fiducia nelle aziende statunitensi riguardo allo sviluppo e all’uso responsabile dell’IA, contro il 39% di quelli che lavorano in aziende o imprese private».
L’indagine è stata condotta coinvolgendo due target diversi: 𝟓.𝟒𝟏𝟎 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢 (dal 12 al 18 agosto 2024) e 𝟏.𝟎𝟏𝟑 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐈𝐀 (dal 14 agosto al 31 ottobre 2024). (1- 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale
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