𝐈𝐞𝐫𝐢 𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐝𝐫 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟏𝟓𝟎 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐧𝐭𝐢. 𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐧𝐬𝐢, 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞: «𝐂𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚, 𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐢𝐞𝐠. 𝐑𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐞, 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞’ 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐚𝐫𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚»
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 4′)
«𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢, riguarda tutti, come la libertà di stampa e come 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝟐𝟏 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞». L’informazione, in Italia – ma fermare il ragionamento al di qua dei confini nazionali è estremamente riduttivo – è sotto attacco oggi anche nei Paesi del mondo che per decenni sono stati indicati come 𝐩𝐚𝐥𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚. Quanto sta accadendo negli Stati Uniti è lampante, dagli strali con licenziamento lanciati da Trump contro i conduttori di programmi di satira alle 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞, “scagliate” come siluri contro le testate giornalistiche non allineate. Ma anche l’Italia non sta benissimo, essendo scivolata nell’ultimo anno nella classifica internazionale della libertà di stampa redatta da 𝐑𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭𝐞𝐫𝐬 𝐬𝐚𝐧𝐬 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞𝐬 (qui il link). Lo stato di salute di questo “presidio della democrazia” è oggi piuttosto precario.
𝐋𝐀 𝐂𝐑𝐈𝐒𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐒𝐄𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄
𝐓𝐫𝐚 “𝐥𝐞𝐠𝐠𝐢 𝐛𝐚𝐯𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨” 𝐞 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐢 𝐞𝐩𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢, causati dalla capillare diffusione dei social, dalla concorrenza di internet (con servizi in buona parte gratuiti), dal calo vertiginoso della pubblicità sulle pagine (anche digitali) dei giornali e delle vendite in edicola, la vita delle redazioni si sta complicando e l’orizzonte, come il presente e il passato degli ultimi quindici anni, tratteggia il quadro di un 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐨. «Negli ultimi anni gli editori hanno goduto di aiuti di Stato per un valore di 240 milioni di euro – ha detto ieri, nel corso della conferenza nazionale dei Cdr, 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞, autrice anche dell’affermazione iniziale riportata nell’articolo – ma si rifiutano di riconoscere 𝐮𝐧 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐚𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐨𝐬𝐨 𝐚𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢 perché dicono che “un anno i soldi ci sono e l’altro forse. Non sono strutturali”». La segretaria della Fnsi, nel corso di un lungo dibattito, durato circa tre ore, alla presenza di 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟏𝟓𝟎 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (sono intervenuti più di quaranta partecipanti) ha illustrato i contenuti, le difficoltà e i nodi dello scontro nella complicatissima vertenza sul rinnovo del contratto di lavoro che vede ancora divisi, al tavolo di contrattazione, Fieg (l’organizzazione sindacale degli editori) e sindacato dei giornalisti.
𝐑𝐄𝐓𝐑𝐈𝐁𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐌𝐀𝐍𝐆𝐈𝐀𝐓𝐄 𝐃𝐀𝐋𝐋’𝐈𝐍𝐅𝐋𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄
𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟔, che ignora le grandi trasformazioni che hanno investito il mondo dell’informazione nell’ultimo decennio. Nel frattempo 𝐥’𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞’ 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐢𝐥 𝟐𝟎% mentre gli stipendi sono rimasti sostanzialmente bloccati. Da anni la professione fatica ad attrarre i giovani perché nel tempo le retribuzioni, per chi entra in redazione, si sono assottigliate fino a respingere contributi ed energie nuovi che preferiscono guardare altrove per immaginarsi il proprio futuro lavorativo. Molti componenti dei Cdr hanno evidenziato 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐞𝐬𝐜𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨, in redazioni sempre più piccole, con orari sempre più lunghi e giornalisti che vedono falcidiato il loro stipendio dalla Cassa integrazione attivata per i piani di prepensionamento e dalla solidarietà. «Questa situazione 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢, dove non esiste più un presidio dell’informazione locale – ha ricordato Alessandra Costante – Senza la nostra opera di mediazione, non c’è democrazia».
𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐃𝐎 𝐓𝐑𝐈𝐄𝐍𝐍𝐀𝐋𝐄
𝐈𝐥 𝐦𝐮𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐮𝐫𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐭𝐨 ha suggerito alla Fnsi di limitare il confronto con la controparte alla sola componente economica, per tentare di recuperare almeno il valore perso dagli stipendi dell’ultimo decennio. «Ma gli editori, anche su questo fronte, respingono ogni proposta, compresa quella di 𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐭𝐫𝐢𝐞𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞 sulla componente economica che dovrebbe precedere la ripresa della trattativa su tutti gli aspetti del contratto – ha spiegato Costante – Di fatto hanno risposto alla nostra proposta con 𝐮𝐧 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐛𝐮𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐢 𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞. Inaccettabile». La vertenza, a questo punto, è concentrata solo sulla parte economica e di fronte al no degli editori ieri la quasi totalità dei presenti, tra cui rappresentanti dei Cdr Rai e dell’emittenza privata, dei maggiori quotidiani e settimanali nazionali e delle redazioni dei giornali locali, si è espressa 𝐚 𝐟𝐚𝐯𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨. Difficile pensare che la segreteria, già orientata per proseguire il cammino su questa strada dopo le divergenze registrate al tavolo della trattativa e dopo una precedente pronuncia della Conferenza dei Cdr che ha consegnato al sindacato un “pacchetto” di cinque giorni di sciopero, non tenga conto di questo giudizio, pur espresso con diversi punti di vista e sfumature.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale
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