𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Intelligenza artificiale/Il chatbot, la fonte che si nutre di tutte le altre fonti. E in classifica sale la musica fatta con l’IA

𝐒𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐔𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐖𝐢𝐤𝐢𝐩𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐳𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚. 𝐍𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐔𝐧𝐢𝐭𝐢 𝐟𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐗𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐞𝐭, 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐠𝐫𝐚𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐚 𝟑 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐢

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura dell’articolo: 5′)

𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞𝐭 𝐯𝐚 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐞, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐛𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮’. Si muove occupando ogni giorno più spazio e non è detto che chi la usa stia leggendo, ascoltando o vedendo 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨. L’etica imporrebbe di 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐈𝐀 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 in modo chiaro (l’IA lo fa già inserendo di suo una stellina sulle foto sintetizzate con questa modalità) ma non tutti i produttori di contenuti hanno questa accortezza. Una condizione che imporrà sempre più all’utilizzatore dei servizi internet 𝐥𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 se quanto si sta guardando o ascoltando è frutto del lavoro e della creatività 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨 o l’elaborazione, pur guidata e orientata da un messaggio di istruzioni scritto da una persona, di un 𝐚𝐥𝐠𝐨𝐫𝐢𝐭𝐦𝐨 in grado di svolgere funzioni simili, ormai molto simili, a quello di una 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚.

𝐋𝐄 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐒𝐓𝐄 𝐃𝐈 𝐀𝐈 𝐎𝐕𝐄𝐑𝐕𝐈𝐄𝐖

𝐃𝐮𝐞 𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢, 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐚. 𝐃𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟒 𝐆𝐨𝐨𝐠𝐥𝐞 𝐡𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 che amplia i margini di azione del suo motore di ricerca. AI Overview viene attivato da una domanda inserita nel campo e 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 (sempre da controllare consultando le fonti da cui sono state estratte o altre fonti, questo è il consiglio che danno gli esperti) riunite in 𝐮𝐧 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 articolato fra una parte più discorsiva e una più schematica, con elenchi puntati. La risposta può essere esauriente già al primo esito ma, applicando lo stesso schema e utilizzando le informazioni ottenute di volta in volta dal 𝐜𝐡𝐚𝐭𝐛𝐨𝐭 (il programma informatico che interagisce con l’interlocutore) si può andare avanti all’infinito approfondendo a cascata singoli aspetti.

𝐂𝐑𝐀𝐖𝐋𝐄𝐑, 𝐈 𝐏𝐄𝐒𝐂𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐖𝐄𝐁

𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚’ 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐖𝐢𝐤𝐢𝐩𝐞𝐝𝐢𝐚, l’enciclopedia di libera consultazione on line che per anni è comparsa tra i primi esiti mostrati dai 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚. Dall’inizio del 2025 il traffico che si è riversato sui server gestiti dal servizio – lo ha reso noto 𝐖𝐢𝐤𝐢𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐅𝐨𝐮𝐧𝐝𝐚𝐭𝐢𝐨𝐧, l’organizzazione che finanzia Wikipedia – è aumentato del 50%, sospinto dall’instancabile attività dei 𝐜𝐫𝐚𝐰𝐥𝐞𝐫, i programmi software automatizzati che “𝐩𝐞𝐬𝐜𝐚𝐧𝐨” 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐰𝐞𝐛 per metterli a disposizione dei motori di ricerca e dell’IA. Wikipedia offre un servizio formidabile, che spazia in ogni campo e fornisce pagine più o meno dettagliate, ricche di informazioni e specificando le fonti, ma da 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 per l’utente del web rischia di retrocedere a fonte di 𝐀𝐈 𝐎𝐯𝐞𝐫𝐯𝐢𝐞𝐰 e di altri servizi di IA, come 𝐂𝐡𝐚𝐭𝐆𝐩𝐭, di Open AI, giunto ormai alla quinta versione.

𝐈 𝐓𝐈𝐌𝐎𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐖𝐀𝐋𝐋 𝐒𝐓𝐑𝐄𝐄𝐓 𝐉𝐎𝐔𝐑𝐍𝐀𝐋

𝐋𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞’ 𝐠𝐢𝐚’ 𝐝’𝐚𝐭𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐞 𝐢𝐥 𝐖𝐚𝐥𝐥 𝐒𝐭𝐫𝐞𝐞𝐭 𝐉𝐨𝐮𝐫𝐧𝐚𝐥 in un recente articolo ha sottolineato che «i chatbot stanno sostituendo le ricerche su 𝐆𝐨𝐨𝐠𝐥𝐞, eliminando la necessità di cliccare sui link blu e riducendo i 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐫𝐚𝐥 (i suggerimenti che indirizzano le ricerche on line, ndr) ai siti di notizie», in pratica chi ha consultato il motore di ricerca si ferma alla risposta ottenuta dal chatbot e non invia richieste verso altre fonti, comprese 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢. «Di conseguenza – prosegue il quotidiano – il traffico su cui gli editori hanno fatto affidamento per anni sta crollando». La testata pubblica anche cifre che danno una qualche misura di questa tendenza: «Secondo la società di dati di mercato digitale 𝐒𝐢𝐦𝐢𝐥𝐚𝐫𝐰𝐞𝐛, negli ultimi tre anni il traffico proveniente dalla ricerca organica verso i siti web desktop e mobile dell’𝐇𝐮𝐟𝐟𝐏𝐨𝐬𝐭 è diminuito di poco più della metà, e di quasi la stessa quantità per il 𝐖𝐚𝐬𝐡𝐢𝐧𝐠𝐭𝐨𝐧 𝐏𝐨𝐬𝐭».

𝐈 𝐓𝐀𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐋𝐋’𝐎𝐂𝐂𝐔𝐏𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄

𝐋’𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: «𝐁𝐮𝐬𝐢𝐧𝐞𝐬𝐬 𝐈𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫 (un sito web di informazione economica e finanziaria, ndr) ha tagliato circa il 21% del suo personale, una mossa che, secondo l’amministratore delegato Barbara Peng, mirava a “supportare cali di traffico estremi al di fuori del nostro controllo”. Secondo i dati di Similarweb, 𝐢𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐢𝐭𝐢 𝐰𝐞𝐛 𝐞’ 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟓𝟓% 𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟐 𝐞 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓», gli anni in cui l’IA generativa ha raggiunto i suoi traguardi più avanzati. Come per i servizi già citati, ogni produttore di contenuti sul web oggi, per quanto ben informato e preparato dal punto di vista professionale, rischia – come Wikipedia, i siti di informazione, la produzione dei blogger – di 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐩𝐚𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐈𝐀 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚, la fonte che potrebbe rimpiazzare, almeno nelle ricerche più frettolose, tutte le altre fonti.

𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐅𝐄𝐙𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐀𝐑𝐀𝐍𝐙𝐔𝐋𝐋𝐀

𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐀𝐫𝐚𝐧𝐳𝐮𝐥𝐥𝐚, 𝐛𝐥𝐨𝐠𝐠𝐞𝐫 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐧𝐨𝐭𝐢 𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢, esperto di web e tutor dei servizi reperibili in rete, l’anno scorso ha rilasciato un’intervista al sito 𝐅𝐚𝐧𝐩𝐚𝐠𝐞 in cui ha esternato le preoccupazioni di tante persone che hanno costruito il proprio curriculum e la propria identità professionale lavorando sul web e che rischiano di vedere ridimensionati i risultati raggiunti o di 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨: «Va male e finirà male per tutti – questa la sua valutazione – Già adesso il 50% dei lavori che vengono fatti in ufficio sono inutili. Con l’Intelligenza artificiale è probabile che questa soglia salga al 90%. Il problema è capire cosa faranno le persone nei prossimi cinque anni. 𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐬𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐀𝐫𝐚𝐧𝐳𝐮𝐥𝐥𝐚.𝐢𝐭 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐢𝐮’ 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨».

𝐋𝐀 𝐇𝐈𝐓 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐀 𝐂𝐎𝐍 𝐋’𝐈𝐀

𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚. Ne parla la rivista “𝐌𝐮𝐬𝐢𝐜𝐛𝐢𝐳”e riguarda la produzione di 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐈𝐀 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚. 𝐗𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐌𝐨𝐧𝐞𝐭, nuova voce del R&B, sta spopolando negli Usa e ha appena firmato un contratto con la casa discografica 𝐇𝐚𝐥𝐥𝐰𝐨𝐨𝐝 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐚 «per una cifra di 𝐭𝐫𝐞 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐝𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐢». L’aspetto che sta facendo discutere negli Stati Uniti e preoccupare i musicisti in carne ed ossa è che Xania Monet «𝐧𝐨𝐧 𝐞’ 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞, è una creatura generata dall’Intelligenza artificiale». L’ha ideata una poetessa e cantante trentunenne del Mississippi, 𝐓𝐞𝐥𝐢𝐬𝐡𝐚 “𝐍𝐢𝐤𝐤𝐢” 𝐉𝐨𝐧𝐞𝐬, racconta la rivista, «che ha usato 𝐒𝐮𝐧𝐨 (un software che crea musica utilizzando l’IA, ndr) per musicare i versi che lei stessa scriveva, trasformandoli in canzoni». Il prodotto «è al 𝟏𝟎𝟎% 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞», aggiunge “Musicbiz”. Il singolo “𝐇𝐨𝐰 𝐰𝐚𝐬 𝐈 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐬𝐞𝐝 𝐭𝐨 𝐤𝐧𝐨𝐰” è già salito nelle classifiche collezionando milioni di streaming (𝐪𝐮𝐢 𝐢𝐥 𝐯𝐢𝐝𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐧𝐳𝐨𝐧𝐞: https://lc.cx/_Hg2VP).

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale

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