𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Scuola/Studenti indietro nel digitale, in italiano e matematica. Avanti nella fuga dai banchi. E la laurea non e’ carta straccia

𝐋’𝐚𝐟𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭. 𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐢𝐥 𝐒𝐮𝐝 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐞𝐥 𝐍𝐨𝐫𝐝. 𝐋𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐦𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:

(tempo di lettura: 6′)

𝐋𝐚 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐞, più di quanto possa sostenere una persona che ha un impiego a tempo pieno, la famiglia, un livello di istruzione medio-basso o altre 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞. I giovani, che si confrontano con altri contesti anche psicologici rispetto alla popolazione adulta ma in genere hanno più tempo libero, riescono a tenere meglio il passo. Questo vale solo parzialmente, però, quando le competenze acquisite sono legate all’𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚, carenze che si manifestano con una certa evidenza anche sul terreno dove i giovani sono più avvantaggiati, quello 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞. La conferma arriva dal 𝐑𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐀𝐧𝐧𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 𝟐𝟎𝟐𝟓 che traccia un quadro complessivo del Paese, inclusa l’area dell’istruzione.

𝐈𝐋 𝐃𝐈𝐆𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐂𝐎𝐋 𝐅𝐑𝐄𝐍𝐎 𝐓𝐈𝐑𝐀𝐓𝐎

𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟑 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝟒𝟓,𝟖 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝟏𝟔 𝐞 𝐢 𝟕𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 (22° posto della graduatoria europea, con 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝟐𝟎 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚, al 66,2 per cento, e di 𝟏𝟒 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚, al 59,7 per cento) possedeva «competenze digitali almeno di base, contro una 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐔𝐄𝟐𝟕 𝐝𝐞𝐥 𝟓𝟓,𝟓% e obiettivi europei che puntano all’80 per cento entro il 2030 – scrive l’istituto di ricerca – Persistono 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢, 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. Nel 𝐌𝐞𝐳𝐳𝐨𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 la quota con competenze digitali almeno di base è pari al 36,1 per cento, contro il 50 per cento circa nel Centro-Nord. Il divario tra i giovani (16-24 anni) e adulti (45-54 anni) è di 10 punti percentuali a sfavore dei secondi». Queste differenze, legate all’età anagrafica, «si attenuano 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐢», restano invece quelle di 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 anche se «le donne risultano svantaggiate solo nelle fasce d’età oltre i 45 anni». Rispetto al 2021, sui livelli di istruzione di base, «a fronte di un aumento di 1,6 punti percentuali nella media UE27, tra le principali economie europee si osserva una sostanziale 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚’ 𝐩𝐞𝐫 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 (+0,1 punti percentuali), un 𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 (-2,3 punti) e un 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐆𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐞 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 pari rispettivamente a +3,3 e +2,0 punti», prosegue il rapporto. In soldoni, se il livello di preparazione digitale si valuta sul piano 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 «la quota di persone 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐬𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝐢𝐥 𝟔𝟎 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨, quota che supera il 73 per cento negli altri ambiti osservati».

𝐋𝐀 𝐅𝐔𝐆𝐀 𝐃𝐀𝐈 𝐁𝐀𝐍𝐂𝐇𝐈

𝐈 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐚𝐝𝐞𝐠𝐮𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐝𝐚𝐫𝐝 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐢 anche su altri parametri pertinenti. Se infatti il target europeo per l’abbandono scolastico è del 9%, l’Italia continua a fare peggio salendo di quasi un punto. «Nel 2024, 𝐢𝐥 𝟗,𝟖 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝟏𝟖 𝐞 𝟐𝟒 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 senza aver conseguito un titolo secondario superiore – registra l’Istat – 𝐈𝐥 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐞’ 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 (12,2 per cento), nel 𝐌𝐞𝐳𝐳𝐨𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 (12,4 per cento) e tra i 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐚 (24,3 per cento)». Come riporta il 𝐑𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭 𝐬𝐮𝐢 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟑, fra Italia ed Europa resta elevato il divario sulla quota dei giovani che non lavorano, non studiano e non sono in formazione: 16,1% in Italia nel 2023 (in diminuzione) contro l’11,2% della media europea.

Immagine creata con l’ausilio di un servizio di IA

𝐃𝐎𝐏𝐎 𝐋𝐀 𝐌𝐀𝐓𝐔𝐑𝐈𝐓𝐀’

𝐋’𝐨𝐮𝐭𝐩𝐮𝐭 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐟𝐚𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨-𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 risente di questo contesto più negativo rispetto al resto dell’Europa. Salendo su questa scala ci si scontra con una realtà che mostra un affanno quasi patologico: 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟑, 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝟔𝟓,𝟓 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝟐𝟓-𝟔𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚 «𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞, contro il 79,8 per cento della media UE27 – precisa il Rapporto annuale Istat 2025 – 𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞’ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮’ 𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢: appena il 21,6 per cento in Italia, a fronte del 35,1 per cento nella media europea e 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐞 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐞 𝐢𝐧 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐞 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚. Il ritardo riguarda anche le generazioni più giovani, in particolare per l’istruzione terziaria (post-diploma di maturità): tra i 25-34enni, il 31,6 per cento ha un titolo terziario nel 2024, 𝐮𝐧 𝐝𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐨𝐛𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟒𝟓 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝟐𝟎𝟑𝟎». L’analisi per fasce restituisce alle donne un ambito in cui esercitare la primazìa: «𝐋𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝟐𝟓-𝟑𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 – riporta il dossier – il 38,5 per cento possiede un titolo terziario (post-diploma, ndr), a fronte di un giovane uomo su quattro (25,0 per cento)».

𝐋𝐄 𝐑𝐄𝐒𝐏𝐎𝐍𝐒𝐀𝐁𝐈𝐋𝐈𝐓𝐀’ 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐀𝐌𝐈𝐆𝐋𝐈𝐀

𝐂𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐭 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐢𝐧 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚, sia legato alle carenze di un intero sistema sociale piuttosto che a singoli fattori che agiscono separatamente lo si evince da un altro aspetto evidenziato sempre dall’Istat, ma in un altro documento: il 𝐑𝐞𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐬𝐮𝐢 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐈𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢. «Nell’edizione dell’indagine del 2023 – spiega l’Istat – si è rilevato che 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 quasi un quarto dei giovani (24%) abbandona precocemente gli studi e poco più del 10% raggiunge il titolo terziario; 𝐬𝐞 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐞’ 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨, al contrario, le quote diventano rispettivamente 2% e circa 70%».

𝐅𝐨𝐧𝐭𝐞: 𝐈𝐬𝐭𝐚𝐭

𝐋𝐀𝐔𝐑𝐄𝐀 𝐕𝐄𝐑𝐒𝐔𝐒 𝐃𝐈𝐏𝐋𝐎𝐌𝐀

𝐈𝐥 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚 𝐬𝐢𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚 si infrange contro la cruda realtà dei numeri: «Tra i 25-64enni, il tasso di occupazione dei laureati è 𝟏𝟏 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐞𝐧𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐚𝐥𝐭𝐨 di quello dei diplomati (84,3% e 73,3%, rispettivamente); 𝐢𝐥 𝐠𝐚𝐩 𝐬𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝟏𝟓,𝟕 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐧𝐝𝐞𝐫 𝟑𝟓 che hanno conseguito il titolo da uno a tre anni prima (75,4% e 59,7%). Il divario territoriale nel tasso di occupazione è più ampio per le fasce di età giovanili. Il tasso di 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝟑𝟎-𝟑𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐌𝐞𝐳𝐳𝐨𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐞’ 𝐩𝐢𝐮’ 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 rispetto ai giovani del Nord di 19,8 punti percentuali tra i laureati (70,8%, contro 90,6%) e di 25,8 punti percentuali tra i diplomati (57,2% contro 83,0%)». Il dossier pubblica tre cifre che sintetizzano questo divario: 44,4% è il tasso di occupazione dei 18-24enni che 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢 (53,4% tra i ragazzi, 27,8% tra le ragazze); 75,4% è il tasso di occupazione dei laureati 30-34enni con titolo conseguito da uno a tre anni prima (la media Ue è 87,7%); 80,9%, invece, è il 𝐭𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐥𝐚𝐮𝐫𝐞𝐚𝐭𝐞 𝐒𝐭𝐞𝐦 (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, ndr) di 25-64 anni (90,1% tra gli uomini). «𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐯𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝟐𝟓-𝟒𝟒𝐞𝐧𝐧𝐢: 78,4% contro 86,7%. 𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 per una partecipazione al mercato del lavoro che abbia potenziale di crescita professionale».

𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐐𝐔𝐄𝐒𝐓𝐎 𝐒𝐂𝐎𝐍𝐎𝐒𝐂𝐈𝐔𝐓𝐎

𝐈𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐝 𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐬𝐭𝐮𝐫𝐛𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐥𝐚𝐜𝐜𝐢 che frenano la crescita del Paese proprio 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 tra gli Stati sotto la pressione di realtà che si ritengono pronte per affrontare la sfida del mercato globale e di 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥’𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐀𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, che progrediscono con una velocità mai riscontrata nel passato. Le due materie da sempre ritenute fondamentali per la preparazione dello studente, 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, restano lontani miraggi per una buona parte degli allievi che frequentano le superiori: il 34,7% della popolazione composta da 16-65enni ha 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐢𝐭𝐞𝐫𝐚𝐜𝐲 (competenze cognitive nella lettura e comprensione dei testi scritti), ma anche di 𝐧𝐮𝐦𝐞𝐫𝐚𝐜𝐲 (la stessa abilità spostata sui numeri) e di 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦 𝐬𝐨𝐥𝐯𝐢𝐧𝐠 (la capacità di individuare soluzioni efficaci per superare una situazione di difficoltà), un dato pubblicato dall’Istat in occasione della 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, l’8 settembre scorso. (1-𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

* La foto in evidenza realizzata con un programma di Intelligenza artificiale

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