𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐨𝐬𝐚 𝐞 𝐬𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐔𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐞 𝐥𝐚 𝐂𝐢𝐧𝐚, 𝐬𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐢𝐝𝐚 𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐧𝐚𝐢𝐟 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐦𝐚𝐢 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 1’30”)
𝐈 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 con il concetto di 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢 quando 𝐒𝐢𝐥𝐯𝐢𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐥𝐮𝐬𝐜𝐨𝐧𝐢 ha aggiunto al suo ruolo di 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐭𝐨𝐫𝐞 (uno dei più influenti e ricchi della Penisola ma ben conosciuto anche all’estero) quello di 𝐜𝐚𝐩𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨. Negli Usa le norme che regolano questo 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞, in particolare nella sfera pubblica, e la 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 sono state un punto di riferimento per tutti i presidenti fino all’avvento di Trump, come ricorda 𝐌𝐢𝐥𝐞𝐧𝐚 𝐆𝐚𝐛𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 in questo video (qui il link). Uno scenario che lui ha ribaltato 𝐦𝐞𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐝 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 e coltivando con tracotanza e sfrontatezza i suoi interessi personali mentre governa lo Stato federale dalla Casa Bianca.
𝐌𝐄𝐃𝐈𝐀𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐅𝐀𝐙𝐈𝐎𝐒𝐎
𝐃𝐚 𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐝’𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐯𝐚 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐚 per costringere gli altri Paesi a soccorrere 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐚𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐞𝐧𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐝𝐞𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐠𝐢𝐠𝐚𝐧𝐭𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐬𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, oltre che dai nuovi assetti della 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, tra 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 e pronte nel giro di due-tre decenni a lasciarsi alle spalle il battistrada americano, come la 𝐂𝐢𝐧𝐚 (qui una significativa intervista dell’emittente Al Jazeera all’𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐦𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐑𝐢𝐜𝐡𝐚𝐫𝐝 𝐃. 𝐖𝐨𝐥𝐟𝐟: qui il link). Incapace, dopo mesi di giravolte naif, di trovare una soluzione condivisa a 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐥𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 che aveva annunciato di poter definire nel giro di pochi giorni, il presidente-tycoon continua a servire al mondo la sua “𝐟𝐮𝐟𝐟𝐚” 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚, ambito nel quale sembra muoversi più come un partigiano entrato in gioco a favore di uno dei contendenti che come abile mediatore.
𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀 𝐃𝐈 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐎 𝐆𝐋𝐈 𝐀𝐅𝐅𝐀𝐑𝐈
𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐛𝐫𝐢𝐥𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐚𝐫𝐢: i suoi in particolare, dalle 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚’ 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐩𝐭𝐨𝐯𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 ai massicci 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 – sempre personali – in Paesi stranieri con cui “tratta” anche 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, come presidente degli Usa. Per avere le mani libere ha sostituito l’intera rete degli 𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐠𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 con lacché. Tutto questo senza soffermarsi troppo – e senza dimenticare – la 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞 che sta portando gli Stati Uniti su un binario che sembra avvicinarsi passo dopo passo ad una declinazione, ancora attenuata per molti aspetti (una sorta di versione occidentale), del 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐬𝐞 o russo: 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐨 (sotto l’occhio vigile dello Stato e di un gruppo di oligarchi). D’altronde, in 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐞𝐜𝐞 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨, Trump stesso (e probabilmente pensava anche ai suoi affari personali) lo ha affermato in modo esplicito: “𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞’ 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢𝐫𝐬𝐢, 𝐝𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢𝐫𝐬𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐚𝐢”.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
*𝐿𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑙’𝑎𝑢𝑠𝑖𝑙𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑎𝑡𝑡𝑎𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒
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