𝐋𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐛𝐚𝐥𝐧𝐞𝐚𝐫𝐞: 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢. 𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐢 𝐟𝐚𝐫a’ 𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞
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𝐈𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐨𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐮𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢 “𝐑𝐢𝐠𝐡𝐞𝐢𝐫𝐚” che sull’estate al mare hanno costruito la loro carriera musicale perpetuando il mito della 𝐯𝐚𝐜𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧 𝐬𝐩𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐚. Mito molto italiano, che poi si ritrova in tantissime canzoni trattato con i toni e le sfumature più variegate (da 𝐆𝐢𝐧𝐨 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐢 a 𝐄𝐝𝐨𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐕𝐢𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨, 𝐝𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐧𝐢 𝐑𝐮𝐬𝐬𝐨 a 𝐋𝐮𝐜𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢), talvolta senza riferimenti espliciti al mare o all’ombrellone, fino alla sublimazione in chiave solo romantica dei successi immortalati dalle voci di 𝐁𝐫𝐮𝐧𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨 o dei 𝐍𝐞𝐠𝐫𝐚𝐦𝐚𝐫𝐨. 𝐒𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐥’𝐨𝐦𝐛𝐫𝐞𝐥𝐥𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐞 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐮𝐧𝐧𝐨, in Italia compare da decenni un convitato di pietra: la realtà di un Paese che ha costruito su 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝟖𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐥𝐨𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢 un pezzo importante della sua 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚, del reddito e del lavoro di 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞, dello 𝐬𝐯𝐚𝐠𝐨 e della 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 “made in Italy”, compresa la risonanza che per decenni questa vocazione ha avuto all’estero. Negli ultimi tempi a raccontare una storia diversa é stata la battaglia (perduta sulla carta ma in concreto ancora no) che i gestori degli stabilimenti balneari hanno intrapreso contro la 𝐃𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐁𝐨𝐥𝐤𝐞𝐧𝐬𝐭𝐞𝐢𝐧, l’obbligo per lo Stato di affidare le concessioni tramite gara pubblica.
𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐀𝐋𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋 𝐖𝐄𝐄𝐊 𝐄𝐍𝐃
𝐋𝐚 𝐃𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨𝐩𝐞𝐚, 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢, suggeriva l’idea che tra il bagnasciuga e il retrospiaggia si nascondesse 𝐮𝐧 𝐭𝐞𝐬𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐡𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐬𝐢𝐩𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐢. Poi é arrivata l’estate del 2025. E all’improvviso 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚. Mare, ombrellone e lettini, le delizie della tavola servite ad un popolo in costume, divertimento e tintarella 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐠𝐠𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐫𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢 e vacanzieri, 𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐰𝐞𝐞𝐤 𝐞𝐧𝐝. Una tendenza che nella Penisola ha iniziato a scavare il suo solco da diverso tempo ma che nel 2025 si é presentata con 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐢𝐭𝐚’ 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚, 𝐬𝐩𝐢𝐧𝐭𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞, che rischia di diventare uno dei temi caldi della 𝐫𝐢𝐩𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞. 𝐒𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐬𝐚𝐫𝐚’, 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐫𝐚’ 𝐝𝐨𝐥𝐜𝐞 per la ministra del turismo, 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞’, già impegnatissima a barcamenarsi tra i suoi 𝐠𝐮𝐚𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢, forse oggi la sua attività principale (certamente la più visibile) svolta al ministero. Ma anche per la presidente del Consiglio, 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐌𝐞𝐥𝐨𝐧𝐢, perché le ragioni che cercano di spiegare questo fenomeno sono diverse e includono anche 𝐢𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐞’ 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐭𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨, il grande motore dei consumi che sostengono il Prodotto interno di un Paese.
𝐋’𝐄𝐅𝐅𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐍𝐂𝐎𝐑𝐒𝐀
𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐢 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐜𝐡𝐞, 𝐚 𝐫𝐢𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨, tengono ancora lontani i turisti dalla spiaggia fra qualche settimana si potranno studiare e analizzare i dati definitivi. Ma il contesto suggerisce già che 𝐢𝐥 𝐛𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐚’ 𝐝𝐞𝐥𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞. Oggi, ogni giorno, si accavallano articoli, servizi, reel, commenti on line su questo argomento che fanno un po’ pensare ad un 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 “𝐫𝐢𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐚”. Se un tema attrae l’attenzione generale la produzione di contenuti sarà molto condizionata dall’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 e 𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐥𝐚𝐧𝐜𝐞𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐭𝐢𝐳𝐢𝐞 𝐬𝐢𝐦𝐢𝐥𝐢 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐨 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 (esempio, con tutto il rispetto dovuto agli animali ma é spesso accaduto nel sistema dei media: il cane che morsica un bimbo e la sequenza di news dello stesso tipo pubblicate nei giorni successivi).
𝐈𝐋 𝐅𝐀𝐓𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐑𝐄𝐃𝐃𝐈𝐓𝐎
𝐈𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐥𝐢𝐞𝐯𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐫𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 alla reale entità del problema. E poi bisogna capire: i tanti filmati con le spiagge vuote 𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐫𝐚𝐭𝐢? E 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨? Un po’ di attenzione su questi aspetti é necessaria, meglio ribadirlo. Difficile pensare però che queste informazioni, che arrivano da tutta Italia, siano solo frutto di un 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐚𝐠𝐨𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐥𝐮𝐞𝐧𝐜𝐞𝐫. Quanto pesa la costatazione che dopo la pandemia, e anche a causa dei conflitti militari in corso, in Italia 𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐯𝐨𝐥𝐨 e il 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞, non proprio in salute, stia scontando altri, ulteriori e gravi malanni? Quanto conta 𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐓𝐫𝐮𝐦𝐩 riversa sul resto del pianeta (Italia compresa) con la 𝐬𝐮𝐚 𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐚𝐳𝐢 e l’inconcludenza e dissennatezza delle sue decisioni politiche? Quanto pesa il venir meno, motivato o no, di sostegni a famiglie e imprese, come 𝐑𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 e 𝐒𝐮𝐩𝐞𝐫𝐛𝐨𝐧𝐮𝐬 𝐞𝐝𝐢𝐥𝐢𝐳𝐢? Quanto conta 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐆𝐫𝐞𝐜𝐢𝐚, 𝐂𝐫𝐨𝐚𝐳𝐢𝐚, 𝐒𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚? E il 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨? In spiaggia ci si può tuffare in mare, é vero, ma 𝟑𝟕-𝟑𝟖° non sono il modo migliore di trascorrere la giornata sul bagnasciuga. E forse, a spiegare quanto sta accadendo sul litorale italiano, 𝐜’𝐞’ 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨.
𝐓𝐔𝐑𝐈𝐒𝐓𝐈 𝐆𝐈𝐎𝐕𝐀𝐍𝐈 𝐌𝐀 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐑𝐓𝐈
𝐋𝐚 𝐫𝐮𝐨𝐭𝐚 𝐠𝐢𝐫𝐚. 𝐄 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢, magari ancora sostenuti dalle famiglie ma con la prospettiva di 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐞 (in effetti lo sono già oggi) e di 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢-𝐦𝐢𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨, stanno facendo le prove generali di sopravvivenza in un mondo in cui la ricchezza é sempre più concentrata nelle mani di pochi. Non tornano nei luoghi 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐢𝐧𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 o, se lo fanno, é perché la famiglia possiede 𝐮𝐧 𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐚𝐥 𝐦𝐚𝐫𝐞. Sanno come 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐨 𝐨𝐭𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐢, anche nelle mete turistiche estere, compresi viaggi aerei, pernottamenti, ristorazione etc. Come riportano tutti gli studi demografici, inoltre, 𝐥𝐚 𝐩𝐥𝐚𝐭𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 si sta assottigliando anno dopo anno, e in futuro si continueranno a fare meno figli. Se é così, se tutto questo ha un qualche fondamento, allora 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐛𝐚𝐥𝐧𝐞𝐚𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 – se tale è lo si vedrà dai dati, dopo l’estate – 𝐬𝐚𝐫𝐚’ 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 che rischia di 𝐟𝐚𝐫 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐛𝐚𝐥𝐧𝐞𝐚𝐫𝐢 (Bolkenstein), i 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 che vivono di turismo estivo, 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 nelle località litoranee e così via.
𝐋𝐀 𝐍𝐄𝐕𝐄 𝐃𝐈 𝐁𝐑𝐔𝐍𝐎 𝐌𝐀𝐑𝐓𝐈𝐍𝐎
𝐄’ 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. Due ultime considerazioni: il tema dovrà essere attentamente valutato già da settembre 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞, e si dovrà tenere adeguatamente in conto 𝐮𝐧 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚𝐝 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐨 𝐮𝐠𝐮𝐚𝐥𝐞. Perché 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 e quindi 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐞 𝐢 𝐦𝐨𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞, oltre che in generale 𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐞 𝐥’𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐢 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢 e non (il clima etc.) Un esempio? Torniamo alla citazione della canzone di 𝐁𝐫𝐮𝐧𝐨 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐨, “𝐄𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞” (1960). Il testo, volgendo lo sguardo alla stagione successiva, agognava la quiete dei sentimenti ritrovata in inverno, in cui “la neve coprirà tutte le cose”. 𝐌𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐩𝐮𝐨’ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨?
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
*𝐿𝑎 𝑓𝑜𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑒𝑣𝑖𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒’ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑙’𝑎𝑢𝑠𝑖𝑙𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑎𝑡𝑡𝑎𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝐼𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑖𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒
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