𝐃𝐚𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢, 𝐙𝐚𝐦𝐛𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐎𝐫𝐬𝐚𝐫𝐨, 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐯𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐢𝐮’ 𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐥𝐢𝐞𝐯𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐢𝐚𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞, 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨. 𝐏𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐥𝐞, 𝐜𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐟𝐫𝐮𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐢 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢. 𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞: «𝐀𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐯𝐢𝐜𝐚𝐭𝐞»
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura, 4′)
𝐋𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐩𝐢𝐨𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐯𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐨 la natura che ha ricoperto di una coltre di colore verde vivo 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐀𝐩𝐩𝐞𝐧𝐧𝐢𝐧𝐢. Luoghi che in stagioni meno umide possono apparire 𝐛𝐫𝐮𝐥𝐥𝐢 𝐞 𝐬𝐩𝐨𝐠𝐥𝐢 in queste settimane offrono 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐜𝐢 𝐩𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞𝐬𝐜𝐡𝐢 che possono ricordare in alcuni punti le tonalità più forti degli 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐞𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢 dei film della Disney, qualche immagine inquadrata da un bravo pittore di vedute di fine Ottocento o i vividi accostamenti di un 𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐠𝐥𝐞𝐬𝐞 plasmato dall’opera paziente del tempo e della 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚. Uno di questi 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 si trova sull’𝐀𝐩𝐩𝐞𝐧𝐧𝐢𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐧𝐨 e si snoda attraverso i sentieri che salgono verso 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐂𝐮𝐬𝐧𝐚 (2.121 m.).
𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐯𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐧𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐩𝐩𝐞𝐧𝐧𝐢𝐧𝐨, superata solo dal 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐂𝐢𝐦𝐨𝐧𝐞 (2.165 m.), sta perdendo velocemente il 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐯𝐨𝐬𝐨 che si è ritirato formando 𝐝𝐞𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐢 𝐚𝐦𝐨𝐫𝐟𝐢 e 𝐛𝐢𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞 che risaltano sul rilievo più scuro. Chi desidera fermarsi per una sosta ristoratrice può farlo al 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐏𝐞𝐬𝐜𝐡𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐙𝐚𝐦𝐛𝐨𝐧𝐢 (1.151 m.), che si affaccia su una 𝐫𝐚𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐚𝐥𝐛𝐞𝐫𝐢, incastonata fra i monti, abbellita da un 𝐥𝐚𝐠𝐡𝐞𝐭𝐭𝐨 dalle acque trasparenti e ricche di 𝐭𝐫𝐨𝐭𝐞, i cui anelli modellati in centri concentrici guidano lo sguardo verso una 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 verticale. Il 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐨𝐫𝐚𝐧𝐭𝐞 è gestito da una famiglia che cura il verde del luogo e accoglie i clienti anche nei week end invernali. Il numero dei tavoli è limitato: 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐨𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 si rischia di 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐮𝐧𝐨. Il 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫 𝐑𝐞𝐧𝐳𝐨, il titolare, ricorda che fu 𝐮𝐧 𝐬𝐚𝐜𝐞𝐫𝐝𝐨𝐭𝐞 a ideare l’ambiente originario, oggi meta di 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 e di 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐩𝐢𝐜-𝐧𝐢𝐜. «Vediamo 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 – racconta – Il luogo sembra sempre lo stesso ma 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐧𝐨. In passato durante l’inverno si accumulavano sul prato anche 𝐝𝐮𝐞-𝐭𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐧𝐞𝐯𝐞, nell’ultimo anno non siamo andati oltre il 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐨 e inoltre si scioglie in fretta».
𝐃𝐀𝐋 𝐑𝐈𝐅𝐔𝐆𝐈𝐎 𝐀𝐈 𝐏𝐑𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐒𝐀𝐑𝐀
𝐔𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐳𝐨𝐧𝐚, spiega che «i sentieri che si diramano da qui sono 𝐭𝐫𝐚 𝐢 𝐩𝐢𝐮’ 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐩𝐩𝐞𝐧𝐧𝐢𝐧𝐨». Per raggiungere il 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐎𝐫𝐬𝐚𝐫𝐨, 150 metri più in alto, a 6 km di distanza, 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧’𝐨𝐫𝐚 di cammino. Chi vuole dedicare più tempo alla 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐨 può 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐮𝐭𝐨 e arrivarci in 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢. Il rifugio mostra una bella distesa esterna, da dove si può osservare il 𝐩𝐚𝐧𝐨𝐫𝐚𝐦𝐚, arioso e spettacolare. Da qui si può iniziare 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚, che attraversando un’𝐞𝐬𝐭𝐞𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐠𝐠𝐞𝐭𝐚, raggiunge un’area di ristoro con tavoli e una tettoia. Il 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐨 fiancheggia lo sporgente rilievo del 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐂𝐢𝐬𝐚 (che si innalza fino a circa 1.700 m.) e, valicando il passo omonimo, “buca” il bosco aprendo la visuale su un 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 dove una 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐯𝐞𝐠𝐞𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 punteggia con sfumature più brune il verde intenso dell’erba e delle alberature, ora più rade. Procedendo, si può scegliere se puntare sul 𝐂𝐮𝐬𝐧𝐚, se deviare verso il 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐏𝐫𝐚𝐦𝐩𝐚 (1.698 m.) o se proseguire con un’altra mezz’ora di cammino in direzione della pianeggiante sommità del 𝐁𝐚𝐠𝐢𝐨𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 (1.758 m.). Questo tratto del sentiero sale dopo aver attraversato un ameno avvallamento inciso da un 𝐭𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞. Dal Bagioletto infine lo sguardo si può allungare fino ai verdissimi 𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐫𝐚, raggiungibili – scendendo lentamente – dopo un’altra mezz’oretta.


La salita verso il Monte Cusna e i Prati di Sara
𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐬𝐢 𝐟𝐚 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐚 𝐫𝐢𝐭𝐫𝐨𝐬𝐨, ma dopo un’ora si può deviare imboccando una 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨𝐢𝐚 decisamente più ripida che poi si ricongiunge al sentiero usato per salire. Dal 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐎𝐫𝐬𝐚𝐫𝐨 alla sommità del 𝐁𝐚𝐠𝐢𝐨𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨 e ritorno, mantenendo un passo tranquillo, includendo una 𝐩𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐢𝐧𝐨 e una 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐬𝐨 utile anche per ammirare il contesto panoramico, la camminata richiede 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐚 𝟒 𝐨𝐫𝐞. Il dislivello è di 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝟓𝟎𝟎 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢 per una 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝟏𝟎 𝐤𝐦. L’escursione si può fare anche in 𝐞-𝐛𝐢𝐤𝐞. Chi l’ha usata per salire, interpellato dall’autore dell’articolo, l’ha definita una «soluzione piuttosto comoda».
𝐀𝐓𝐓𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐀𝐋 𝐍𝐀𝐕𝐈𝐆𝐀𝐓𝐎𝐑𝐄
𝐈𝐥 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐮𝐭𝐨, 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐳𝐨𝐧𝐚, può essere lungo. Salendo, c’è un punto in cui il 𝐧𝐚𝐯𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 indica in prima istanza una 𝐯𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐫𝐚𝐢𝐚 non percorribile dai veicoli, l’alternativa che viene suggerita dai segnali stradali è quella corretta. Ma se non ci si fida del navigatore il 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐚𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢, ormai abituati a riportare sulla retta via escursionisti sviati dalla tecnologia.
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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