L’esposizione sull’artista russo a Palazzo Bonaparte fino al febbraio 2027. Questi show a 360° amplificano l’esperienza e offrono l’occasione di una pausa distensiva. Ma c’è chi li critica: «Nati per democratizzare la cultura, in alcuni casi propongono un’estetica vuota»
Il video dell’immersivo nella mostra su Kandinsky: QUI
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Audio in english (translation by Claude AI)**:
Lo spettacolo immersivo è una delle novità entrate nei musei negli ultimi anni, un’innovazione ben apprezzata dal pubblico. In queste settimane, e fino al 14 febbraio 2027, è presente anche in alcune sale della mostra dedicata a Vassily Kandinsky, ospitata a Roma negli spazi di Palazzo Bonaparte. Grazie alla digitalizzazione delle immagini che possono essere proiettate in movimento su pareti, pavimenti e soffitti, a 360°, e sposate con un accompagnamento musicale sono numerosi i produttori di rassegne d’arte che oggi preferiscono offrire al visitatore attrazioni “collaterali” che cercano di coinvolgerlo in modo più completo, amplificando l’esperienza sensoriale.
L’ANGOLO “POP”
Sono spazi “pop” collocati sul percorso di eventi creati attorno a progetti culturali impegnativi che richiedono all’utente concentrazione e attenzione (silenzio compreso), talvolta protratti per ore. L’ esperienza immersiva propone una divagazione che può essere stimolante ma anche distensiva, una pausa per evitare di concentrare troppe informazioni senza avere il tempo di fissarle o semplicemente per rinfrescare la mente. In alcuni casi può essere “pompata” fino a diventare essa stessa l’attrazione principale, una produzione contemporanea che sfrutta le immagini digitali senza esporre le opere originali dell’artista, lo spettacolo che si prende tutta la scena.
DEMOCRAZIA ED ESTETICA
Tra i critici e i cultori d’arte c’è chi solleva perplessità su questo modo di rappresentare l’arte. Come Federica Schneck, che in un suo articolo pubblicato nel 2025 sulla rivista on line “Finestre sull’Arte” ha scritto: «Le mostre immersive si presentano come democratizzazione della cultura: “Portiamo l’arte a tutti”. Ma portare a tutti cosa, esattamente? Non certo l’opera. Non certo il pensiero dell’artista. Non il tempo, non il contesto, non il gesto. Quello che viene offerto è una sua simulazione visiva, un’ombra elettronica. È un racconto senza critica, un’estetica senza rischio».
** La voce narrante generata da una piattaforma di IA (audio generated by IA platform)
Gioele Caccia






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