𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚

𝐁𝐥𝐨𝐠 𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐚

Musica/«Via al Premio Gardenghi. Così valorizzeremo il talento dei giovani allievi nel nome di chi ha amato e sostenuto il jazz»

𝐔𝐧 𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 𝐬𝐞𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞𝐫𝐚’ 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐧𝐢𝐫𝐚’ 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐞𝐜𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟕, 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢. «𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐨𝐜𝐜𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐮𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢»

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨*:

𝐒𝐡𝐨𝐫𝐭 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐮𝐦𝐦𝐚𝐫𝐲 𝐢𝐧 𝐞𝐧𝐠𝐥𝐢𝐬𝐡 (by Gemini’s translator)*:

(tempo di lettura: 5′)

𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐆𝐚𝐫𝐝𝐞𝐧𝐠𝐡𝐢 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐥𝐞 e, tra le altre cose, grande appassionato di 𝐣𝐚𝐳𝐳. Proprio per l’impegno che ha dedicato alla promozione di questo genere musicale un nuovo concorso che porta il suo nome premierà l’allievo/a del 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐅𝐫𝐞𝐬𝐜𝐨𝐛𝐚𝐥𝐝𝐢 in grado di eseguire la migliore improvvisazione tra tutti i candidati. Il bando, sostenuto dal Conservatorio, dall’Associazione Stampa Emilia Romagna, dall’Unione Nazionale Giornalisti Pensionati e dall’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, selezionerà il primo vincitore tra un anno. Il lavoro di valutazione sarà svolto da un’apposita commissione, la prova finale sarà pubblica e la cerimonia di proclamazione si svolgerà entro il 10 aprile 2027. L’11 aprile scorso la sede del Conservatorio ferrarese ha ospitato l’iniziativa pubblica che ha annunciato l’emissione del bando dedicato alla memoria del giornalista ferrarese. L’incontro è stato moderato dalla direttrice, 𝐀𝐧𝐧𝐚𝐦𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐞𝐬𝐞, che ha invitato due studenti dell’istituto cittadino, 𝐆𝐚𝐛𝐫𝐢𝐞𝐥𝐞 𝐎𝐥𝐢𝐯𝐢𝐞𝐫𝐢 al pianoforte e 𝐏𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐁𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢 al sassofono, a suonare alcuni standard di jazz.

Annamaria Maggese (a sinistra) e Vita Ippolito

𝐆𝐋𝐈 𝐄𝐒𝐎𝐑𝐃𝐈 𝐈𝐍 𝐔𝐍𝐀 𝐑𝐀𝐃𝐈𝐎 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐀

«𝐂𝐢 𝐬𝐚𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐏𝐫𝐞𝐦𝐢𝐨, è quindi un ricordo che rimarrà negli anni – ha commentato la moglie del giornalista, 𝐕𝐢𝐭𝐚 𝐈𝐩𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐨 – Marco ha iniziato a lavorare negli anni ’70 in una radio libera di Ferrara. Ci siamo conosciuti al Festival Jazz di Comacchio nel 1978, Marco ha anche collaborato con il Festival di Umbria Jazz alla fine degli anni ’70. Il jazz è sempre stato il fil rouge della nostra vita». L’apertura dei Conservatori alla musica jazz è stata una ottima innovazione, è intervenuto 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐌𝐢𝐬𝐭𝐫𝐢, direttore artistico del Gruppo dei 10, amico di Gardenghi e figura di riferimento per l’ambiente jazzistico ferrarese: «Purtroppo mancano i locali – ha osservato – e si sono ridotte le occasioni per suonare in pubblico. Un peccato, perché con la musica si possono dire cose importanti che appartengono alla nostra vita, è un genere bellissimo e continua ad esserlo ancora oggi».

Roberto Manuzzi (a sinistra) e Alessandro Mistri

𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐀𝐋𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐄 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐓𝐀’

𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐍𝐚𝐜𝐜𝐚𝐫𝐢, 𝐯𝐢𝐜𝐞𝐬𝐞𝐠𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐧𝐬𝐢, intervenuto anche in rappresentanza dell’𝐀𝐬𝐞𝐫, ha ricordato la borsa di studio assegnata, sempre nel corso di un’iniziativa dedicata a Marco Gardenghi, ad un allievo del master di giornalismo, «in questo caso per motivi economici. Il master è uno dei canali per far avvicinare i giovani alla professione ma è molto costoso. Marco sarebbe stato in prima linea con noi, mi porto dietro i suoi insegnamenti tecnici e alcuni principi fondamentali da rispettare nelle trattative. I giornalisti devono essere preparati e una democrazia ha bisogno di 𝐛𝐮𝐨𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 per fare il cane da guardia del potere. Lo 𝐬𝐜𝐢𝐨𝐩𝐞𝐫𝐨 (il 16 aprile scorso la terza astensione nazionale della categoria proclamata per il rinnovo del contratto di lavoro, ndr) lo facciamo anche per i giovani, per ottenere un contratto che preveda retribuzioni dignitose che consentano a tutti di esercitare questa professione e di essere libero, perché chi è precario e non ha un contratto che lo tuteli non è libero».

Matteo Naccari e Marta Raviglia

𝐋𝐀 𝐅𝐑𝐎𝐍𝐓𝐈𝐄𝐑𝐀 𝐈𝐍𝐓𝐄𝐑𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄

𝐈𝐥 𝐃𝐢𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐉𝐚𝐳𝐳 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞’ 𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝟐𝟎 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐟𝐚, come ha ricordato il Maestro 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐌𝐚𝐧𝐮𝐳𝐳𝐢, «in maniera quasi pionieristica, con alcuni amici come Teo Ciavarella, Ares Tavolazzi ed Ellade Bandini. Attualmente è un solidissimo dipartimento che oggi comprende le nuove tecnologie. Marta Raviglia, la responsabile, sta facendo cose egregie soprattutto per i rapporti con le altre università europee. Tutte le iniziative che possono incentivare questi ragazzi pieni di talento in un contesto che offre spazi sempre più ritretti sono meritorie, come chi cerca di sostenere queste modalità espressive». E’ stata proprio 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐚 𝐑𝐚𝐯𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚, poi, a prendere il testimone da Manuzzi per raccontare che i Conservatori si stanno sostituendo un po’ a quello che una volta era la strada, i locali. E’ importante che ci impegniamo a fornire esperienze professionalizzanti ai nostri studenti. Roberto Manuzzi ha contribuito a costruire qualcosa che prima non c’era. Da allora abbiamo fatto passi avanti, anche grazie alle stabilizzazioni, un traguardo che ci ha permesso di fare investimenti. In una piccola o media città di provincia fare certe cose – ha proseguito Raviglia – è più semplice. Il nostro dipartimento è in crescita e può contare su un forte 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚’ e sui contatti col Jazz club, anche su uno spirito con cui noi docenti cerchiamo di creare un ambiente sano e stimolante. Stiamo esplorando anche la frontiera internazionale, che ci ha portato fuori Ferrara».

𝐋𝐄𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐃𝐈𝐒𝐏𝐄𝐑𝐃𝐄𝐑𝐄

𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐢, 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐒𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐚 e giornalista di 𝐓𝐞𝐥𝐞𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐞, emittente attualmente in liquidazione giudiziale alla quale è stato consegnato, sempre l’11 aprile scorso, il Premio Stampa 2026 per i 50 anni di attività svolta a Ferrara, ha evidenziato «il rigore professionale e la passione per l’arte di Marco, da consegnare alle nuove generazioni». I valori del rispetto della libertà, la pluralità di giudizio e la difesa dei più deboli, «sono quelli in cui credeva Marco e in cui crediamo anche noi – ha detto 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐋𝐮𝐢𝐠𝐢𝐚 𝐂𝐚𝐬𝐚𝐥𝐞𝐧𝐠𝐨, vicepresidente dell’Unione dei Giornalisti Pensionati – E’ importante non disperdere una lezione fatta di impegno e di onestà». 𝐃𝐚𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐔𝐫𝐛𝐚𝐧, direttore di Confcommercio Ferrara, ha tratteggiato il profilo di una persona «attenta a quello che accade nella realtà. Gardenghi raccoglieva i fatti come un jazzista e da questi fatti traeva gli spunti per comporre gli articoli che venivano pubblicati sul giornale».

* La voce che legge l’articolo generata con una piattaforma di IA (audio generated by AI platform)

𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚

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