𝐋𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐍𝐨𝐏𝐥𝐚𝐠𝐢𝐨.𝐢𝐭 𝐡𝐚 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟎𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐩𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐭𝐞𝐧𝐞𝐢. 𝐋𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞’ 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐧𝐥𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐞. 𝐌𝐚 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨
𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨:
(tempo di lettura: 4′)
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 sta penetrando o si è già infiltrata nel mondo reale, nei documenti che leggiamo, negli studi accademici, negli spot pubblicitari, nell’arte, nella musica? Nonostante 𝐂𝐡𝐚𝐭𝐆𝐩𝐭 3.5, prima piattaforma di IA in grado di interloquire con fluidità con un utente comune, sia stata lanciata sul web solo tre anni fa, l’attenzione per le capacità e le potenzialità espresse da questo strumento estremamente flessibile si sono rapidamente impennate e oggi le versioni aggiornate di quel primo modello e i modelli alternativi, altamente concorrenziali, vengono utilizzati in molti campi e attività, dall’uso ordinario al livello specialistico. La 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 e l’𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚’ sono solo alcuni dei territori sui quali l’IA sta piazzando agevolmente le sue bandierine. Studi e ricerche, ma anche la cronaca confermano questo avanzamento.
𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐈𝐍 𝐀𝐓𝐄𝐍𝐄𝐎
«𝐍𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟓 (𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞), 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮 𝐝𝐮𝐞 contiene almeno un passaggio chiaramente generato dall’Intelligenza artificiale. Oggi, i segmenti prodotti dall’IA fanno parte della 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚, segno di una rapida adozione degli assistenti digitali da parte del mondo accademico. L’intelligenza artificiale entra stabilmente nella scrittura accademica, ma resta un assistente al servizio dell’autore», sintetizza uno studio condotto da 𝐍𝐨𝐏𝐥𝐚𝐠𝐢𝐨.𝐢𝐭, piattaforma internazionale di “Lingua Intellegens”, società lituana di IT specializzata nella produzione di servizi digitali finalizzati alla prevenzione del plagio e al rilevamento dei testi generati con l’IA.

𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐎𝐋𝐎 𝐓𝐑𝐀𝐂𝐂𝐄
«𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚 𝐞’ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐬𝐮 𝐩𝐢𝐮’ 𝐝𝐢 𝟐𝟎𝟎.𝟎𝟎𝟎 𝐝𝐨𝐜𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐜𝐢 (tra tesi, paper, etc.) provenienti dai repository italiani di 50 università italiane e mostra come l’IA sia ormai parte integrante del processo di 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚, pur mantenendo il suo ruolo di supporto e non di sostituzione dell’autore umano – scrive NoPlagio.it – Le “tracce” di IA sono oggi visibili in quasi la metà delle pubblicazioni». Viene però precisato che «nella maggior parte dei casi si tratta di un 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐨 𝐚𝐥 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨». L’indagine, entrando nei dettagli, evidenzia che «la percentuale media di frasi consecutive generate dall’IA è passata da meno dello 0,1% nel 2015 a oltre l’11% nel 2025 – questi i numeri diffusi dalla piattaforma – e i segmenti estesi (25 frasi consecutive) hanno raggiunto quasi un documento su cinque».

𝐈𝐋 𝐆𝐇𝐎𝐒𝐓 𝐃𝐈𝐆𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄
𝐍𝐞𝐥 𝐛𝐢𝐞𝐧𝐧𝐢𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟒-𝟐𝟎𝟐𝟓 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢 hanno iniziato ad affiancare studenti e docenti in modo più capillare. «Stiamo assistendo a un vero e proprio cambiamento culturale – sottolinea 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐦 𝐓𝐜𝐡𝐚𝐠𝐚𝐩𝐬𝐨𝐯, Ceo di NoPlagio.it –. L’Intelligenza artificiale non sostituisce l’autore, ma lo affianca, contribuendo a rendere la scrittura più accessibile, veloce e precisa». L’IA viene utilizzata soprattutto «per 𝐬𝐮𝐠𝐠𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐮𝐚𝐥𝐢, 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐥𝐢 o 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, ma quasi il 20% dei lavori accademici contiene oggi lunghi passaggi generati interamente con l’IA, l’equivalente di avere un co-autore digitale».
𝐂𝐎𝐑𝐑𝐄𝐓𝐓𝐎𝐑𝐈 𝐄 𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐑𝐈 𝐀𝐃𝐃𝐈𝐎
𝐍𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚’ 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 l’Intelligenza artificiale «è ancora usata con cautela – sottolinea la presentazione dello studio – mentre 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐧𝐥𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐢𝐮’ 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐞 risulta più diffusa e integrata nei processi di scrittura e produzione dei testi – conclude la piattaforma digitale – I risultati indicano che l’IA non sta sostituendo gli autori umani, ma sta diventando un 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐧𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚. Così come decenni fa i correttori ortografici e i dizionari online sono diventati strumenti comuni, oggi l’intelligenza artificiale sta ridefinendo silenziosamente il modo in cui la conoscenza viene prodotta e condivisa. Anche 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐯𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞 stanno riconoscendo e accettando ufficialmente tali strumenti come supporti legittimi, non come alterazioni dell’originalità dei testi».

𝐋’𝐈𝐀 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐄 𝐒𝐔𝐏𝐄𝐑𝐈𝐎𝐑𝐈
L’IA ha varcato da tempo anche le porte della scuola secondaria superiore, e non solo. Nel 2024 da un sondaggio effettuato da 𝐓𝐠𝐦 𝐑𝐞𝐬𝐞𝐚𝐫𝐜𝐡 per conto di 𝐍𝐨𝐏𝐥𝐚𝐠𝐢𝐨.𝐢𝐭, che ha lanciato l’anno scorso un servizio in grado di riconoscere la presenza di strutture linguistiche costruite con l’Intelligenza artificiale nei testi scritti in italiano, ha rilevato che «il 71% dei ragazzi dai 16 ai 18 anni usa l’IA per 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 il 60% per 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐢𝐭𝐢, il 33% per 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐫𝐞, il 18% per 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐭𝐞𝐬𝐭, il 21% la usa come 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 (per scrivere e mail per esempio), il 13% per 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢». (1 – 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎)
𝐆𝐢𝐨𝐞𝐥𝐞 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚
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